lock forward back pause icon-master-sprites-04 volume grid-view list-view fb tw gplus yt left right up down cloud sun
Brescia
di REDAZIONE 14 lug 08:09

"Vi raccontiamo il vescovo Pierantonio"

La famiglia, il clero milanese e quattro giovani sacerdoti bresciani: la preziosa testimonianza di chi ha avuto modo di conoscere mons. Tremolada

Brescia sta progressivamente conoscendo il suo nuovo vescovo mons. Pierantonio Tremolada. Dopo l’annuncio del 12 luglio e la diffusione dei primi dati biografici, tra i fedeli bresciani sta crescendo la voglia di conoscere il nuovo pastore. Le prime notizie giunte da Milano, oltre che “certificare” la sua grande preparazione teologica e culturale e, come ha sottolineato anche mons. Luciano Monari a margine dell’annuncio del suo successore, la passione per gli studi biblici, lo descrivono come una persona estremamente umile, dotata di grande umanità e disponibilità. Insomma, il “biglietto da visita” è dei migliori, come hanno confermato anche i membri della prima, ridotta, delegazione diocesana che già nel pomeriggio del 12 luglio ha avuto modo di incontrare mons. Tremolada nel centro pastorale di Seveso.

Prima ancora che si scatenasse l’immaginabile corsa mediatica alla testimonianza, “La Voce del Popolo” ha avuto modo di sentire chi il nuovo vescovo di Brescia lo conosce a fondo: la famiglia e alcuni sacerdoti della diocesi di Milano che hanno avuto modo di collaborare con lui negli anni.

La famiglia. Semplice e con il cuore in mano. Bastano pochi minuti per inquadrare la famiglia Tremolada che al telefono contiene la gioia, ma non nasconde un pizzico di preoccupazione (“un po’, dicono sottovoce, siamo rimasti turbati perché pensavamo che rimanesse ancora qui a Milano, ma se l’ha scelto il Papa... Siamo molto contenti per lui”). I due fratelli Francesco e Massimo abitano nella frazione Bareggia a Lissone a pochi passi dagli anziani genitori (quasi 93 primavere per il papà Albino, un tempo delegato di Azione Cattolica, 87 per la mamma Angelina) e, insieme al cognato Enio (marito della compianta Maria Donata), hanno appena finito di guardare il servizio televisivo con l’annuncio della nuova destinazione di Pierantonio. L’11 sera il nuovo Vescovo di Brescia li aveva informati della nomina del Santo Padre. Lo stesso era successo anche con l’ordinazione episcopale. “Gli ho chiesto subito – spiega Massimo – se era preoccupato visto che non conosceva nessuno a Brescia (in questi anni ha frequentato anche con le conferenze più la zona di Milano e di Varese), ma mi ha risposto di stare tranquillo che, con il tempo, non avrà problemi ad ambientarsi. Mi è sembrato molto sereno”. “Sì – continua Francesco –. Riesce a stare con tutti: è veramente molto buono”. Anche Enio non ha dubbi sulle qualità del cognato Vescovo: “Ha tutte le cose belle che si possono desiderare. È tranquillo, bravo e posato. Sa ascoltare e dare consigli. Ha studiato tantissimo, ma ha mantenuto il dono dell’umiltà. E ha un’altra grande dote: la sincerità”.

La parrocchia. Anche la parrocchia di Lissone, punto di riferimento della famiglia Tremolada, quella dei Santi Giuseppe e Antonio Maria Zaccaria è in festa. Don Franco qui è il parroco da più di 30 anni e conosce molto bene la famiglia Tremolada. “Mons. Pierantonio tiene due lezioni culturali ogni anno all’associazione Unib (Università della Terza Età) e torna per presiedere le celebrazioni in alcune solennità. Forse verrebbe volentieri anche di più, ma onestamente non lo chiamo spesso, perché è meglio che risponda ad altre questioni più urgenti. Posso solo dire che è una persona umile, affabile e disponibile. Ha anche un bellissimo rapporto con i suoi coscritti con i quali si ritrova spesso”. Quando era piccolo, Pierantonio a chi gli chiedeva che mestiere avrebbe voluto fare da grande, rispondeva: “Il prete”. “Io l’ho incoraggiato – spiegò il padre in un’intervista a Il Cittadino – gli ricordavo ‘se ti ta diventet Curà, mi farò ul sacrista’”. Forse non vedremo Albino sacrista a Brescia, ma di certo potremo conoscere da vicino il vescovo Pierantonio, che, garantisce chi l’ha conosciuto, non passerà inosservato.

Il clero milanese. “Io ho lavorato con lui nella formazione permanente del clero qualche anno fa, prima che lui diventasse vicario della pastorale. Ha fatto tutta un’esperienza di accompagnamento, in particolare dell’Ismi (un istituto per l’accompagnamento dei giovani sacerdoti ndr)” ricorda don Ivano Tagliabue, collaboratore del vicario per la Formazione permanente del clero di Milano. Un’icona significativa?

“Il vederlo lì, nella cappella dell’eremo, dove passava tante ore in preghiera e, nello stesso tempo, sempre attivo nell’andare incontro alle situazioni di difficoltà, nel prestare attenzione alle problematiche dei preti, nello stargli vicino nelle varie vicende che li coinvolgevano all’inizio del loro ministero”. Mons. Pierantonio Tremolada è una persona molto attenta alle persone, ai sacerdoti.

È questo il profilo del nuovo vescovo di Brescia fornito da don Tagliabue. Fra le caratteristiche che il sacerdote tiene a ricordare è il fatto che “mons. Tremolada è un biblista, come il vescovo Monari”. È una figura che media “tutte le sue relazioni, anche le sue responsabilità, pur non mancandogli la concretezza delle cose”. Lo si evince dall’orizzonte “della parola di Dio che ha permeato un po’ tutta la sua vita sia come docente che come insegnante, formatore, come guida”. Fra i ricordi più significativi don Ivano ricorda il periodo in cui, con mons. Tremolada, preparava i progetti formativi per il clero: “Mentre ci accingevamo a formulare le varie proposte, le varie esperienze, lui si poneva sempre in un atteggiamento di discernimento”. Nessuna improvvisazione, anzi, mons. Tremolada “era molto scrupoloso e, soprattutto, lo era a partire dalla sua intelligenza molto acuta, dalla lettura della fede, delle cose e delle circostanze”. Un altro ricordo significativo di don Ivano, legato a mons. Tremolada, sono “le serate e le mattinate dedicate a progettare e programmare insieme per i sacerdoti che ci venivano affidati. Io collaboravo con lui in particolare per i preti con i cinque anni di Messa”.

I giovani. Dal prossimo primo settembre don Stefano Guidi sarà il nuovo direttore della Fom (Fondazione diocesana per gli oratori milanesi), realtà presieduta da mons. Tremolada nel 2013. A lui è stato chiesto di raccontare del rapporto che lega il nuovo Vescovo di Brescia al mondo giovanile. “Più volte ha incontrato i giovani della Diocesi, guidando gli uffici competenti della formazione” ha sottolineato don Stefano, pensando al “servizio di pastorale giovanile, al servizio per la catechesi”. È un rapporto speciale quello che lega mons. Tremolada ai giovani. Il suo atteggiamento negli incontri diocesani piuttosto che in altre occasioni ha sempre una caratterizzazione biblica: “È un approccio improntato a mettere in luce la Parola di Dio, su quanto il Vangelo può darci come bellezza, come crescita umana e spirituale”. È questo lo stile “con il quale si è formato e sul quale ha formato i preti in qualità di docente, vicario e vescovo”. Un esempio di quanto sottolineato da don Stefano è la riflessione di mons. Tremolada proposta in occasione del conferimento del mandato agli animatori, avvenuta in piazza del Duomo a Milano nei mesi scorsi, nella serata di presentazione di “Detto Fatto”, il tema dell’estate oratoriana 2017. La riflessione parte dalle parole del Vangelo di Matteo, cap. 6: “La Parola di Dio è l’unica capace di darci quanto vogliamo davvero, che ha il diritto di chiedere il nostro silenzio e quella che abbiamo ascoltato ci dice di concentrarci sullo sguardo”. Del logo di “Detto Fatto”, “ciò che mi piace di più sono i due volti bianchi che si intravedono tra i colori del cerchio che richiama il globo terrestre.

Quando parliamo di sguardo parliamo di volto e, nella meraviglia del Creato, il soggetto più importante è la persona umana che è capace di sguardo. Vorrei invitarvi a tenere presente questo aspetto semplice, ma molto importante. I ragazzi che accompagnerete in oratorio questa estate vi guarderanno, guarderanno quello che fate e siete”.

I bresciani. A chiudere l’elenco di queste testimonianze ce n’è una tutta particolare. Ci sono quattro preti, tra i bresciani, che possono vantare una conoscenza di mons. Pierantonio Tremolada, che precede (anche se di poche settimane) la sua nomina a vescovo di Brescia. Si tratta di don Alessandro Laffranchi, don Manuel Valetti, don Nicola Zanforlin e don Federico Corsini che il 10 giungo scorso sono stati ordinati sacerdoti in Cattedrale. Proprio per prepararsi al meglio all’ordinazione avevano scelto di partecipare, insieme agli altri seminaristi delle diocesi lombarde, a un corso di Esercizi spirituali in programma nella casa degli Oblati di Rho e predicati da mons. Tremolada. Ancora non sapevano che di lì a qualche settimana sarebbe stato scelto dal Papa come successore del vescovo Monari. Nell’occasione i quattro giovani sacerdoti hanno avuto modo di conoscerlo, di apprezzarne la personalità, le linee pastorali a lui care, come ricorda don Federico Corsini. “Sicuramente mons. Tremolada – è la testimonianza del giovane sacerdote - è un uomo innamorato della parola di Dio”. I quattro bresciani hanno apprezzato in modo particolare la sua predicazione. “Ci ha proposto meditazioni molto semplici e allo stesso tempo molto profonde e – continua don Corsini - con un rimando sempre alla pastorale. Ripeto, mons. Tremolada è un uomo innamorato della parola di Dio ma allo stesso tempo ha una spiccata propensione pastorale, è profondamente innamorato anche dell’essere umano”. Al termine degli esercizi ha invitato i giovani partecipanti a prendere nota di tre parole, perché ne facessero un punto di riferimento per la futura vita presbiterale. Una su tutte è stata oggetto della sua attenzione: la parola umiltà: “Mons. Tremolada – continua il sacerdote bresciano – ci ha esortati a essere preti umili”.

REDAZIONE 14 lug 08:09