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Brescia
di GABRIELE BAZZOLI 29 giu 09:55

Giovani. Problemi in oratorio?

In un oratorio della diocesi, un educatore appassionato mi ha fatto la domanda: “Secondo te, è giusto che continuiamo a provarci con tutti, a proporre cammini ed esperienze a tutti, a costo di dover abbassare la proposta, oppure dovremmo prendere quelli che ci stanno e lasciar perdere tutto il resto?”

In un oratorio della diocesi, un educatore appassionato mi ha fatto la domanda: “Secondo te, è giusto che continuiamo a provarci con tutti, a proporre cammini ed esperienze a tutti, a costo di dover abbassare la proposta, oppure dovremmo prendere quelli che ci stanno e lasciar perdere tutto il resto?”. Domanda impegnativa: la risposta era figlia di quell’incontro; ora, sulle pagine della Voce provo a rielaborarla. Per tutti o solo per i migliori? A volte bisognerà proporre qualcosa di più a chi ha passione, interesse, curiosità, fuoco vivo dentro. A volte. Ma la tessitura di fondo dei nostri oratori è e deve rimanere la proposta a tutti, anche a costo di mediazioni. E questo comporta due rischi. Il primo: assieme agli adolescenti e ai giovani che invitiamo entrerà in oratorio la vita normale, consueta, con la sua bellezza e la sua brutalità, con ciò che apprezziamo della giovinezza e ciò che consideriamo intollerabile, perché lo è. Entreranno – è possibile – gli spinelli e l’alcol, entreranno le compagnie.

Dovremo essere educatori veri per fare uscire gli spinelli e chi li ha portati in oratorio, ma senza chiudere per sempre la porta in faccia alle persone. Non può spaventare la presenza di comportamenti di soglia in oratorio. Questi non spaventano se esiste una presenza educativa non sporadica, attenta, capace di cogliere segni e mettersi in relazione. E qui entra in gioco il secondo rischio: se ci sono tutti (o se ci sono molti adolescenti e giovani) può diventare difficile parlare esplicitamente di Gesù, fare la proposta cristiana tutta intera. Ecco allora che sembra non irragionevole rivolgersi solo a chi ci sta. Eppure, sarebbe forse ora di considerarlo, il problema non è dei giovani. Già Chesterton, un centinaio di anni fa, suggeriva: “Ci sono due problemi per l’annuncio del Vangelo come buona notizia: il primo è che non è una vera e propria notizia, per chi l’ha già sentita tante volte; il secondo che alla maggior parte delle persone non sembra affatto buona!”.

Se manca un’esperienza educativa minima, che sappia creare luoghi dove ascoltare è possibile, gusto per l’approfondimento, che sappia attivare i sensi spirituali, se non abilitiamo i nostri ragazzi alla dimensione della profondità (da educare con pazienza), se la catechesi per bambini non si trasforma mai in teologia che dialoga con la vita e con il sapere… il Vangelo che raccontiamo assomiglierà ad una favola rassicurante, bella e lontana per i più bravi; nemmeno desiderabile per gli altri. E questo sarà davvero un problema.

GABRIELE BAZZOLI 29 giu 09:55