Voce media Voce Media Tv Voce Sas Voca Media Pubblicità Voce Media Store Radio Voce Voce Media Audiovisivi
La Voce del Popolo
FeedRss Issuu Youtube Facebook Newsletter

Family2012

29 maggio 2012
Benedetto XVI incontra a Milano
le famiglie di tutto il mondo
 »»

youtube20 maggio
Mons Monari
inaugurala Sala
della Comunità
di Montirone

youtube13 maggio
Rudiano celebra la santa messa
in suffragio di don Luigi Plebani

youtube6 maggio
Cardinale Walter
Kasper a Brescia
ospite di mons.
Luciano Monari


«La Voce del Popolo», 100 anni di storia

1. L'opposizione al liberalismo alla fine dell'800
2. La sfida socialista (1899-1914)
3. La prima guerra mondiale e il primo dopoguerra
4. «La Voce Cattolica» e gli anni della seconda guerra mondiale
5. Dal secondo dopo-guerra ai giorni nostri


L'opposizione al liberalismo alla fine dell'800
Il settimanale cattolico «La Voce del Popolo» di Brescia nasce nel 1893. Subito si inserisce nella vigorosa polemica nei riguardi del liberalismo, e in particolare della corrente zanardelliana, marcatamente anticlericale.
In coerenza con gli insegnamenti e le sollecitazioni della dottrina sociale cristiana, gli uomini di «Voce» sostengono il confronto con il mondo liberal-radicale respingendo critiche di infedeltà alla patria e proponendo un programma di azione entro i confini diocesani. Azione, organizzazione sono le espressioni ricorrenti in questi anni, in una prospettiva di divulgazione e di promozione del popolo contadino bresciano, in corrispondenza con le finalità statuariamente enunciate, sintetizzate nel motto della testata «Fede, lealtà, coraggio».
Il pericolo massonico, sotteso al liberalismo radicale, viene di continuo richiamato, svelato nelle sue manifestazioni soprattutto politiche, ma altresì istituzionali, culturali, filosofiche.

Anche l'anarchismo e ancor più il socialismo divengono deviazioni ideologiche da cui mettere in guardia.
Nel corso di questa prima stagione sono da segnalare inoltre l'attenzione riservata al concetto di proprietà privata, alla luce degli insegnamenti della Rerum Novarum, lo stimolo all'attivazione capillare dei comitati parrocchiali dell'Opera dei Congressi, la promozione di programmi giuridico agronomici dell'Unione agricola bresciana. Ampio è lo spazio accordato alla realtà ecclesiale, ai documenti del magistero pontificio ed episcopale, agli avvenimenti della vita diocesana.

La sfida socialista (1899-1914)
Un secondo periodo della storia de «La Voce del Popolo» si estende dal 1899 alla immediata vigilia della prima guerra mondiale. La nuova sfida è quella socialista, che il nuovo direttore, Giuseppe Pizzolari, succeduto ai responsabili precedenti, e tra questi i sacerdoti Giovanni Rampa e Faustino Bartoli, raccoglie con tutta la redazione, accentuando il carattere popolare del settimanale. In coerenza con gli insegnamenti sociali di Leone XII, «Voce» nei primi anni di questo periodo argina la diffusione del pericolo socialista su due fronti principali: quello giovanile e quello sindacale.
Sul piano più strettamente politico mentre conferma l'appoggio alle liste cattolico-moderate rimane affascinata dal movimento della cosiddetta prima Democrazia Cristiana.

Nell'autunno del 1909 viene chiamato alla direzione don Giuseppe Tedeschi che amplia l'attenzione al mondo del lavoro con frequenti riferimenti alle normative dei paesi europei ed extra europei e continua la proposta di notizie e riflessioni su temi come l'alcoolismo, l'insegnamento della religione nelle scuola, la proprietà agricola.
Senza toni celebrativi «Voce» appoggia e descrive assiduamente le vicende della guerra italo-turca di Libia, come tutto il movimento cattolico bresciano.
I riferimenti al patriottismo, all'ignavia socialista, all'impegno di diffusione del cristianesimo in terra musulmana, confermano gli orientamenti del giornalismo cattolico del tempo. Accompagnano le notizie sul conflitto ampi spazi dedicati al tema della famiglia, delle agitazioni sindacali nel mondo rurale, dell'attività vasta e proficua del Segretariato del popolo, del confronto anche dottrinale con l'ideologia socialista, ed ancora al costante scontro con l'organo socialista locale «Brescia nuova».

La prima guerra mondiale e il primo dopoguerra
Il 15 agosto 1914 «Voce» esordisce con un titolo a tutta pagina: Tutta l'Europa in armi. L'orientamento del settimanale è lo stesso del suo direttore don Tedeschi: neutralista fermo prima, patriota fedele poi. La neutralità viene proposta come il migliore strumento per ogni eventuale prospettiva di riappacificazione, mentre l'intervento si rivela come soluzione estrema, alla quale il mondo cattolico bresciano viene invitato ad adeguarsi di fronte ad una assoluta necessità, diversamente da quanto indicato ed auspicato negli ambienti socialisti.

Compaiono le fotografie dei soldati bresciani caduti, ampia eco è riservata agli appelli per la pace di Benedetto XV, si prefigurano gli sviluppi ulteriori del dopoguerra. Nel frattempo, nel 1916, don Peppino Tedeschi si arruola e parte per il fronte, sostituito fino al 1919 da don Severino Bettinazzi.
Il dopoguerra si caratterizza da un lato per la proiezione de «La Voce del Popolo» in modo sempre più accentuato sul terreno dei problemi sociali, economici, sindacali, dell'epoca, dall'altro per la questione dell'identità politica dei cattolici, in relazione anche alla breve ma intensa esperienza del Partito popolare italiano, come all'atteggiamento nei confronti del primo fascismo. In questi anni del primo dopoguerra si manifesta inoltre un sempre più vivo interesse per la dimensione culturale dei problemi sociali, economici, politici interpretati alla luce del Vangelo e del magistero della Chiesa.

Per quanto riguarda il dibattito politico tre sono le fasi in cui può essere suddiviso il periodo che va dal gennaio 1919 al novembre 1926, data della soppressione del Giornale ad opera del fascismo.
Dal 1919 all'ascesa di Mussolini alla guida del suo primo Gabinetto, «Voce» sostiene ed appoggia in maniera assai decisa il partito di don Luigi Sturzo. Innumerevoli colonne sono dedicate al programma del Partito popolare, alle campagne elettorali del 1919 e del 1921, alle vittorie conseguite, all'attività parlamentale svolta.
Con il marzo del 1921 inizia la seconda fase. Il settimanale prende maggiormente le distanze dal movimento di Mussolini, di fronte soprattutto alle violenze nel bresciano e nel cremonese.

La valutazione del movimento fascista non si sottrae a considerazioni estremamente gravi; ad esso si attribuiscono potenzialità destabilizzanti notevolissime, mentre traspare nel giudizio del periodico un elemento valutativo di continuità fra i disordini delle vicende attuali e i mutamenti generati dalla preparazione e dallo scoppio della Grande guerra. Dal novembre del 1922 «Voce» assume una posizione più attendista nei confronti del fascismo, giunto al potere con l'attribuzione della presidenza del Consiglio dei ministri a Benito Mussolini.
I riferimenti al Partito popolare si attenuano.
Pare inaugurarsi una fase di transizione.

Con le dimissioni di don Luigi Sturzo dalla segreteria del Partito popolare, il 14 luglio del 1923, si manifesta un terzo ed ulteriore momento dell'evoluzione della linea del settimanale che rivela la piena fedeltà agli indirizzi assunti dalla Santa Sede nei confronti del regime. Ma all'indomani dell'assassinio di Giacomo Matteotti, «Voce», rileggendo criticamente i mesi appena trascorsi, ribadisce la volontà di stare al di sopra delle mere lotte politiche, di non voler né difendere, né combattere il governo Mussolini e di impegnarsi a diffondere l'idea cristiana.
Con l'inasprirsi della censura del regime, diffide e sequestri, messi in atto sin dal gennaio 1925, ridurranno progressivamente i margini di autonomia e di incisività antifascista del periodico. Anche il più piccolo cenno contrario alla dittatura viene cessato! Nel gennaio del 1926 don Peppino Tedeschi deve abbandonare la redazione. Lo sostituisce padre Felice Beretta. La sua direzione dura fino alla chiusura forzata del Settimanale dopo la notte tra il 1° e 2 novembre quando la sede di «Voce» viene colpita tragicamente dalla mano armata fascista.

«La Voce Cattolica» e gli anni della seconda guerra mondiale
Nella seconda metà del 1936 si concretizza il disegno, ma completamente abbandonato, di ridare vita e voce al settimanale cattolico bresciano: grazie all'impegno apostolico del vescovo mons. Giacinto Tredici, «La Voce Cattolica» esce con il primo numero il 2 gennaio 1937, dovendo però attenersi a tre severe condizioni: il cambiamento dell'originale testata, l'esclusione della firma di don Peppino Tedeschi, e naturalmente la sottomissione alle vigenti disposizioni fasciste. Ne consegue una posizione contradditoria del nuovo giornale rispetto alla necessità di resistenza morale al regime fascista.

Si deve comunque osservare che non mancarono significativi interventi rivelatori di una tradizione ininterrotta di fedeltà all'insegnamento sociale della Chiesa e all'originalità e identità del movimento cattolico bresciano. Si registrano infatti aperti e decisi pronunciamenti contro l'intolleranza razzista, contro il pericolo comunista, a favore della pace e della giustizia internazionale, a difesa dell'educazione integrale, religiosa e morale dei giovani.

Con l'avvio del secondo conflitto mondiale, la «Voce Cattolica» si appella solennemente alla disciplina ed al patriottismo dei cattolici italiani, mentre con l'estate del 1943 il settimanale matura definitivamente una funzione ideale e ispiratrice sempre più feconda nei riguardi del cattolicesimo sociale bresciano.
Con la nuova stagione politica, inaugurata il 17 settembre del 1943, «Voce Cattolica» deve far fronte alle asprezze della Repubblica sociale. Da settimanale diviene quindicinale e la direzione passa a mons. d'Acunzo.

Dal secondo dopo-guerra ai giorni nostri
Questo ultimo tratto di storia del settimanale cattolico si traduce in un atteggiamento di responsabile e vigile partecipazione de «La Voce del Popolo» al processo di ricostruzione del tessuto morale, sociale, ecclesiale, politico della realtà bresciana.
Tre sono le chiavi di lettura di «Voce» di questi anni. Anzitutto il settimanale bresciano vive localmente pensando globalmente: il periodico legge ed interpreta il succedersi della cronaca locale nei fatti universali. Con la direzione di don Bondioli sino al 1953 e di don Mario Pasini sino al 1962 affronta impegnative e ardue battaglie politiche, questioni sociali ed economiche drammatiche, le decisive sfide, anche culturali del momento, in una prospettiva di ampio respiro, pur nel radicamento locale.

In secondo luogo, merita d'essere evidenziato l'impegno di «Voce» nell'opera di formazione e orientamento della coscienza cattolica dinanzi alle nuove responsabilità politiche e sociali.
Al pontificato di PIpo XII si succederanno i pontificati di Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II. Al magistero dei successori di Pietro, come pure all'evento conciliare «La Voce del Popolo» accorderà vigile, devota, intelligente attenzione e riflessione.
All'episcopato di Giacinto Tredici succederanno gli episcopati di mons. Luigi Morstabilini e di mons. Bruno Foresti.
Con fedele ed avvertita interpretazione il settimanale cattolico bresciano saprà tradurre gli insegnamenti ed il ministero episcopale dei successori di Filastrio e Gaudenzio nella ricca e composita vicenda diocesana. A don Mario Pasini, che porterà la tiratura di Voce addirittura a 50 mila copie, succederanno i direttori mons. Antonio Fappani, Mario Cattaneo, don Gabriele Filippini, Valeria Boldini e da maggio 2007 don Adriano Bianchi.