La nuova vita di Nadia Fanchini
Nadia Fanchini si sta preparando alla sua quarta Olimpiade. Se nelle tre precedenti (dopo Torino 2006, in cui ha esordito a soli 19 anni, e la mancata partecipazione a Vancouver 2010 a causa di un gravissimo infortunio, ha preso parte a Sochi 2014 e PyeonChang 2018) si è resa protagonista sui suoi sci, questa volta si presenterà all’appuntamento olimpico sotto la veste di commentatrice televisiva. A sei anni dal ritiro, infatti, l’ex sciatrice ha intrapreso una nuova “carriera”, affiancando Enrico Cattaneo nelle telecronache delle gare femminili di Coppa del Mondo, in onda sulla Rai. Tutto è pronto per il suo approdo con questo nuovo ruolo in un palcoscenico olimpico come quello che sarà, dal 6 febbraio, Milano-Cortina 2026.
Come si trova in questa veste?
Poter rivivere lo sci, la mia passione più grande, in questa nuova veste è una bella occasione. Non avevo mai preso in considerazione questo ruolo ma, quando è arrivata l’opportunità, ne sono stata felice e ho subito detto sì. Soprattutto perché avere la possibilità di vivere le Olimpiadi invernali in casa, dopo solo 20 anni da quelle di Torino a cui avevo avuto la possibilità di partecipare, non è scontato. Sarò lì, potrò gustarmi le emozioni della manifestazione, potrò supportare la nostra Nazionale: sarà fantastico.
Quali difficoltà, se ci sono state, ha riscontrato?
Anzitutto, una difficoltà a livello logistico: non ci si pensa ma, avendo tre figli, che sono la cosa più bella della mia vita e il coronamento di un sogno, e lavorando stabilmente dal lunedì al venerdì in Guarda di Finanza, devo organizzarmi bene per raggiungere Milano per commentare le gare. Per quanto riguarda la telecronaca in sé, non ero abituata a parlare in cuffia. Non è semplice come si potrebbe pensare, anzi bisogna prepararsi al meglio, bisogna essere a conoscenza dello stato fisico delle ragazze, bisogna essere chiari e non farsi coinvolgere emotivamente nelle gare.
Da ex sciatrice, si immedesima nelle gare che commenta?
Sì, anche perché ci tengo molto, ho molte amiche in gara. Essere sul posto e vivere le emozioni che provano le atlete è un po’ come tornare indietro nel tempo. A volte, vorrei quasi riprendere in mano gli sci.
Dopo 20 anni, l’Italia torna a ospitare le Olimpiadi invernali. La sua prima esperienza olimpica è stata proprio Torino 2006…
Le Olimpiadi sono il più grande esempio di sport, una grande manifestazione che coinvolge e abbraccia tutti, sportivi e non. È un onore per l’Italia poterle ospitare. Aver avuto la possibilità di rappresentare il mio Paese a Torino è stato potentissimo, un’emozione inspiegabile. Ho partecipato anche alle Olimpiadi di Sochi e PyeongChang, ma a Torino, e varrà anche per Milano-Cortina, ho sentito il calore di casa.
Che ricordi ha di Torino 2006?
Ero piccola, avevo 19 anni, quindi vivevo tutto al massimo. È stata una favola. Delle Olimpiadi mi è sempre piaciuta la possibilità di vivere il villaggio olimpico e di conoscere anche gli atleti degli altri sport. A Torino, ero emozionatissima. Sono indelebili la cerimonia di apertura, l’entrata nello stadio, l’esibizione di Pavarotti… Carolina Kostner era la portabandiera dell’Italia. È stato un evento che ha unito tutti: gli atleti e il pubblico che ha fatto il tifo per noi.
Il fattore popolare caratterizza anche Milano-Cortina. Sabato, la fiaccola arriva, per mano di personaggi noti e di persone comuni, nel Bresciano…
Le Olimpiadi sono di tutti da sempre, partecipano gli atleti, ma coinvolgono ogni persona che le guarda. Il viaggio della fiaccola olimpica è pura magia: abbraccia le persone, non solo chi ha il ruolo di tedoforo, ma anche chi affolla le strade accendendo l’atmosfera.
Rispetto, invece, al carattere “diffuso” della manifestazione, che sarà dislocata su più sedi, qual è il suo pensiero?
Come ho anticipato, l’idea del villaggio olimpico mi ha sempre entusiasmato. Con Milano-Cortina si è voluto dare un approccio inclusivo, tecnologico e soprattutto sostenibile, per ottimizzare e sfruttare al massimo le strutture già esistenti. Credo che in questo caso bisogna cogliere il valore di questo messaggio.
Che Giochi possiamo aspettarci?
Mi aspetto un’Olimpiade seguita e apprezzata. Mi auguro anche che questo evento possa riavvicinare la gente alla montagna e a quello che può offrire. L’unico rammarico è legato ai prezzi. Ho recentemente seguito un’intervista all’ex sciatrice Debora Compagnoni, la quale ha affermato che l’ultima Olimpiade “del popolo” sia stata Lillehammer 1994. Mi ha interrogato la sua provocazione relativa al fatto che, in quell’occasione, tutti potevano davvero viversi l’evento. Oggi, invece, i prezzi sono molto alti e non tutti possono permetterselo. Non ho le competenze e le conoscenze sufficienti per poter giudicare questo aspetto puramente economico, però è sicuramente un dato da sottolineare.
C’è una gara a cui è affezionata e che non vede l’ora di commentare?
Sarà per me una grandissima emozione rivivere la discesa libera di Cortina, la preferita – come loro stesse hanno dichiarato – di Sofia Goggia e Lindsey Vonn. Entrambe correranno per vincere la medaglia d’oro: sarà un vero spettacolo. Ci si aspetta tanto anche dalla Shiffrin, l’atleta più vincente nella storia della Coppa del Mondo (107 successi, ndr) e non solo. Sarà una grande battaglia anche perchè Camille Rast sta andando fortissimo e punterà all’oro.
Le Olimpiadi lasceranno poi il posto alle Paralimpiadi (in calendario dal 6 al 15 marzo). Gli occhi sono già puntati sul camuno Giuseppe Romele…
Mi è capitato spesso di allenarmi con Giuseppe Romele perché condividevamo lo stesso preparatore atletico, Angelo Martinoli. Beppe è una persona d’oro, un campione dentro ma anche fuori: non sono parole di circostanza, è una persona pura e si merita di conquistare una medaglia davanti alla sua gente, coronando il suo sogno. Il podio è alla sua portata, può raggiungerlo e io tifo per lui.
Lo sci ha sempre caratterizzato la sua vita e quella della sua famiglia. Una passione condivisa con le sue sorelle Sabrina ed Elena (mancata nel febbraio 2023 a causa di un cancro, ndr). Proprio in questi giorni, è nata la “Elly Fanchini Odv”…
Dopo l’immenso dolore per la morte di Elena, abbiamo deciso di costituire un’associazione, la “Elly Fanchini Odv”. È un grande passo, per noi, per me, per la mia famiglia: aprire un’associazione in sua memoria vuol dire continuare a ricordare Elena e non dimenticare il messaggio e i valori che ci ha trasmesso. Elena era un ambassador Airc e sosteneva la ricerca. Anche noi continuiamo a farlo, perché è l’unica speranza e strumento per combattere e debellare quella brutta malattia. Con questa associazione, ci impegniamo a fare del bene: abbiamo tanti progetti in programma e vogliamo dedicare attenzione soprattutto ai bambini, augurandoci di far vivere un sogno anche a chi è più sfortunato. Speriamo di poterli realizzare tutti e continuare sulla strada tracciata da mia sorella Elena.