Artfidi Lombardia: Mattinzoli rieletto Presidente
L’Assemblea dei Soci ha approvato il Bilancio 2025 di Artfidi Lombardia, che registra 28.726 soci, distribuiti tra le sedi di Brescia, Bergamo, Busto Arsizio, Crema, Lodi, Milano e Varese. Nel corso dei lavori, Enrico Mattinzoli è stato rieletto Presidente per il triennio 2026-2029. Sono stati, inoltre, eletti i due Vicepresidenti: Anna Rocca, Vicepresidente Vicaria, e Maria Pia Consonni. Completano il Consiglio di Amministrazione: Marco Bressanelli, Fulvio Maffeis, Mauro Marenda, Battista Mostarda e Alberto Vidali. Il Collegio Sindacale sarà composto da: Pasquale Mondello (Presidente), Luigi Scaratti e Cinzia Andreoli. Confermati il Direttore Generale Giacomo Ussoli e la vice Elena Gelmini.
Nel suo intervento, Mattinzoli ha sottolineato che “il perdurare di un conflitto internazionale potrebbe determinare un aumento del costo del credito e un conseguente peggioramento del merito creditizio delle imprese”. In vista di un eventuale perdurare del conflitto Artidi Lombardia ha elaborato un piano per rafforzare il patrimonio al fine di assorbire un aumento delle perdite attese; rivedendo i modelli di rischio settoriale, con particolare attenzione ai distretti energivori. Ci stiamo attivando per una collaborazione più stretta con banche e istituzioni attraverso fondi pubblici di controgaranzia e strumenti emergenziali offrendo consulenza energetica e finanziaria alle imprese.
Il nostro obbiettivo è quello di far fronte all’aumento delle probabilità di default nei settori energivori, nella manifattura e nei servizi legati alla domanda interna, che potrebbero portare ad una maggiore volatilità dei flussi di cassa delle micro e piccole imprese, che sono la base tipica di Artfidi.
La probabilità che nei prossimi mesi, la crisi energetica si riversi sulla crescita delle richieste di rinegoziazione e allungamento delle scadenze, con impatto sulla qualità del credito garantito, potrebbe tradursi in un aumento della domanda di garanzie con una maggiore selezione da parte delle banche, che trasferirebbero parte del rischio sui Confidi con una pressione sui modelli di pricing, perché il rischio sale ma la capacità delle imprese di pagare commissioni elevate diminuisce. Se la guerra continua, prosegue Mattinzoli, il rischio non è solo un aumento delle insolvenze ma la trasformazione del ruolo dei Confidi da “facilitatori del credito” a gestori attivi del rischio sistemico delle PMI.
A tal fine la proposta di Artfidi al Governo è quella di interventi fiscali che possano aumentare la capacità operativa dei Confidi senza costi eccessivi per lo Stato quali la: Detassazione parziale delle commissioni di garanzia per le imprese dei settori più colpiti, il Credito d’imposta per i Confidi che investono in sistemi di risk management avanzati e una Maggiore deducibilità delle perdite su garanzie, per evitare che gli shock di portafoglio erodano il patrimonio.
"I Confidi - conclude Mattinzoli - devono essere considerati come un’infrastruttura stabile della politica industriale, capace di sostenere le imprese nei momenti di crisi e di accompagnarle nei processi di trasformazione".