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Brescia
di REDAZIONE 12 mag 2026 07:18

I costi della crisi mediorientale sulle Pmi

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I dati dell'analisi elaborata dal Centro Studi Confapi Brescia. ."Oggi non basta più la capacità di reazione delle Pmi, serve un piano energetico che ne preservi la competitività", afferma il presidente Cordua

I costi energetici sono tornati a rappresentare una criticità rilevante per le piccole e medie imprese bresciane nel primo trimestre del 2026. Un cambiamento dettato da pressioni di mercato e contingenze esterne come lo scoppio del conflitto nel Golfo Persico che ha interferito con l’ordinaria attività di mercato e ha posto fine a un periodo di relativa stabilità che durava da circa un biennio. È su questo tema che si è concentrata l’indagine condotta dal Centro Studi di Confapi Brescia su un campione di cento imprese associate, rappresentativo del tessuto associativo: forte la presenza del comparto metalmeccanico (circa il 50%), il 75% ha tra i 10 e i 50 dipendenti e il 70% registra fatturati inferiori ai 5 milioni di euro.

Dopo un quarto trimestre del 2025 segnato da condizioni sostanzialmente favorevoli per gli operatori industriali del territorio bresciano, il 62% dei quali dichiarava costi stabili rispetto ai tre mesi precedenti, il drastico mutamento del contesto geopolitico e la pressione sui prezzi subita dall’Europa a causa delle sue croniche dipendenze dalle forniture estere hanno contribuito a generare una situazione ben più precaria. Nel primo trimestre del 2026, il 70% delle aziende rispondenti ha segnalato un aumento dei costi energetici, di cui il 31% in misura marcata, rispetto ai tre mesi finali del 2025. Più che dimezzata (dal 62% al 29%) la quota di coloro che ha fronteggiato costi stabili.

La fotografia è quella di un sistema industriale che ancora deve fare i conti con una dipendenza dalle forniture esterne: sebbene il 43% delle imprese intervistate dichiari di utilizzare a vario titolo forme di autoproduzione energetiche, solo per una quota residuale (4%) esse sono la principale fonte di approvvigionamento. Al contempo, nel campione indagato, la diffusione delle fonti rinnovabili mostra una forte polarizzazione: il 31% delle imprese non utilizza ancora energia rinnovabile, mentre una quota del 38% fissa ad un 30% l’impiego di rinnovabili sul totale dei propri consumi. Nel complesso, si evidenzia un utilizzo di rinnovabili che cresce in misura direttamente proporzionale all’incremento delle dimensioni e del fatturato aziendale.

La natura improvvisa dello shock ha reso complesso il processo di elaborazione di strategie alternative: il 69% del campione ha deciso di non compiere cambi nel proprio agire. Al contempo, si segnalano un 10% che ha rilanciato gli investimenti in autoproduzione e un 14% che ha, al contrario, scelto di posticiparli. Rispetto al peso che il tema energia assumerà per gli intervistati nei prossimi 12 mesi emerge un 23% di intervistati che già ha integrato l’energia nella strategia aziendale, un 27% prevede investimenti, un 28% osserva la situazione senza intervenire e, infine, un 22% non lo considera tema prioritario.

“I dati mostrano che il sistema industriale bresciano, così come quello italiano ed europeo, è tornato a dover fare i conti col vincolo energetico, e questo riporta alla mente le sfide emerse ai tempi dell’invasione russa dell’Ucraina e dello shock del 2022-2023” commenta Pierluigi Cordua, presidente di Confapi Brescia. Rispetto, però, ai casi precedenti “dal blocco dello Stretto di Hormuz, l’attuale crisi si è manifestata con maggiore velocità e si è riflessa immediatamente su un’economia reale impreparata, in quanto focalizzata su diverse altre preoccupazioni come le nuove barriere commerciali nei mercati internazionali”. Ciononostante, gli shock ripetuti hanno fornito profonde lezioni. “Da un lato è evidente che molte PMI hanno rafforzato le strategie, investendo in efficienza e autoproduzione – descrive il presidente - e le posizioni anticicliche assunte sono certamente confortanti. Ciononostante, il quadro resta disomogeneo e ancora esposto alla volatilità dei mercati energetici. Parliamo di un tema tanto vasto da rendere necessaria una crescente attenzione europea e italiana a un’agenda energetica realistica, favorevole al mondo produttivo e votata all’industria. Serve proteggere le imprese da questi shock che ne mettono a repentaglio la capacità di competere, i posti di lavoro e il loro stesso sviluppo”. Secondo Cordua, infatti, “oggi non basta più la capacità di reazione delle singole imprese: è urgente la definizione di un piano energetico che preservi il sistema industriale manifatturiero, mettendone al centro la competitività”.

foto Pmi.it

REDAZIONE 12 mag 2026 07:18