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Brescia
28 giu 2026 00:25

Germani: tempi e modi sbagliati

La conferenza stampa del presidente della Germani non ha fugato i dubbi. L'impressione è che siano stati sbagliati i tempi e i modi. La preoccupazione per il buon esito del closing con Matiasic ha fatto passare in secondo piano tutto il resto. I troppi silenzi societari hanno aumentato il chiacchiericcio. 

Mauro Ferrari è parso sincero quando ha ripetuto più volte che oggi la Germani Basket Brescia non è più sostenibile per la sua famiglia: in sei anni sono stati investiti 30 milioni di euro. 

Ma lo stesso Ferrari per le emozioni (dalla vittoria della Coppa Italia alla finale scudetto) che ha provato e che ha fatto provare ai tanti tifosi aveva la possibilità di chiedere aiuto agli imprenditori e alle istituzioni. La piazza avrebbe probabilmente compreso che era difficile competere a lungo con corazzate come Bologna e Milano (il monte stipendi è cinque volte quello di Brescia) e che, a maggior ragione, sarebbe stato ancora più complicato resistere al progetto Nba Europea e ai fondi americani. 

Non è un dramma ridimensionare o meglio creare i presupposti per una ripartenza. Dal canto suo, Ferrari si è messo a disposizione per traghettare, anche con i capitali ma non in prima linea, il nuovo corso. Forse però c'è bisogno, pur nella gratitudine per il cammino fatto, di voltare pagina. Brescia ha la fortuna di avere un ottimo settore giovanile con il quale costruire il futuro. Non deve spaventare la serie. Dal punto di vista dell'etica sportiva, non ha molto senso inseguire l'acquisizione dei titoli sportivi altrui: ci dovrà pur essere qualcuno che interrompe questo circolo vizioso. Più della metà dei club di serie A (compresi Brescia e Cremona che oggi giustamente si lamentano) ha "comprato la categoria" in seguito a fallimenti o problemi economici di altre società. 

Tra i commenti più autorevoli, meritano una menzione le parole di Emilio Del Bono. 

"Mi ero illuso che non sarebbe mai accaduto ciò che è accaduto, la vendita del titolo sportivo della Pallacanestro Brescia. Quel titolo non c'è più. È finito a Roma. Eppure non mi sarei aspettato che un patrimonio di reputazione ed emozione così grande, così lungamente e faticosamente maturato, anche grazie a una splendida tifoseria, si sarebbe potuto sciogliere come neve al sole per un gesto così repentino. Certo, scelta legittima, ma avvenuta in solitudine, senza coinvolgere nessuna delle persone, degli sponsor e delle figure di rappresentanza istituzionale che hanno reso possibile un cammino così bello e glorioso. Nessuno nega la gratitudine per ciò che Mauro Ferrari ha fatto in questi cinque anni, anche con sforzi economici molto importanti. Ma lo sconcerto è sull'oggi. Sulla scelta e, soprattutto, sulla modalità con cui questa scelta si è concretizzata, senza lasciare la possibilità alla comunità bresciana di riflettere e verificare un nuovo percorso. Un percorso che desse certezza sul futuro del basket bresciano. Ora si tratterà di lavorare per cercare strade nuove, ma il tempo non lascia molte speranze. Non la vedo chiara e facile. Tuttavia, proviamoci. Proviamoci. Ma una cosa è evidente: la città e le Istituzioni sono state spiazzate, oggettivamente. E questo è triste".

La sindaca Laura Castelletti ha sottolineato l'intenzione di aprire un tavolo di confronto: "A Ferrari va riconosciuto di aver contribuito ai più importanti risultati della storia del basket bresciano. Successi che sono stati possibili anche grazie a una città che ha creduto in quel progetto: ai tifosi che hanno riempito il PalaLeonessa, alle imprese che lo hanno sostenuto, alle istituzioni che hanno investito nello sport, a una comunità che ha fatto sentire la squadra parte della propria storia. Per questo Brescia meritava un epilogo diverso, più trasparente, più rispettoso e più coerente con il rapporto costruito in questi anni. Le infrastrutture pubbliche non appartengono a una società, né seguono le decisioni di un singolo. Restano qui, servono e serviranno allo sport bresciano, qualunque sia la maglia che scenderà in campo. Se il basket ripartirà, troverà un’Amministrazione pronta a fare la propria parte, come ha sempre fatto. Brescia, però, merita un percorso che scelga di crescere insieme alla comunità, condividendone responsabilità, ambizioni e futuro". Cambieranno probabilmente gli interpreti visto che è venuta meno la fiducia. "Quando la fiducia viene meno bisogna trovare il modo di ricostruirla, il nostro territorio ha già dimostrato di avere idee e risorse, lavoreremo affinché anche in questo caso si possa dare vita a un progetto credibile, valutando tutte le possibilità, come abbiamo fatto con il Brescia calcio. Al più presto convocherò un tavolo con tutte le risorse che in questi anni hanno contribuito a rendere grande il basket bresciano e incontrerò i tifosi". 

Per Paolo Fontana (Forza Italia) bisogna ripartire da Matteo Bonetti e Graziella Bragaglio: "Il patrimonio di passione costruito negli anni, dalla rinascita del basket bresciano fino agli straordinari risultati sportivi raggiunti, non può essere disperso. Sarebbe una perdita non solo per lo sport, ma anche per l'identità della nostra città. Non devono andare perdute nemmeno le competenze, le professionalità e la cultura sportiva che si sono consolidate nel tempo, grazie al lavoro di dirigenti, tecnici, atleti, volontari e di una rete di imprese che ha scelto di investire nella pallacanestro credendo nei valori che essa rappresenta. Esiste un tessuto di sponsor profondamente legati al territorio, uniti dalla passione autentica per questo meraviglioso sport. Sarebbe un grave errore lasciare disperdere questo patrimonio umano, economico e sociale. La politica bresciana può e deve assumersi la responsabilità di favorire una nuova fase di rinascita del basket cittadino, creando le condizioni affinché tutte le energie disponibili possano convergere in un progetto credibile, sostenibile e condiviso. Un percorso che potrebbe essere guidato da chi, senza alcun dubbio, ha dimostrato negli anni di dedicare passione autentica, competenza e risorse significative alla pallacanestro bresciana: Matteo Bonetti e Graziella Bragaglio. Oggi non è il tempo delle divisioni, ma della responsabilità. Brescia ha già dimostrato di saper rinascere".


28 giu 2026 00:25