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Carpenedolo
di FEDERICA ZANIBONI 29 ago 2019 10:11

A Crotone con Libera

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17 ragazzi dell’oratorio di Carpenedolo, accompagnati da don Stefano Fontana, hanno vissuto una settimana di servizio

Accoglienza, speranza e famiglia. Sono queste le parole chiave che riassumono l’esperienza vissuta da un gruppo di 17 ragazzi dell’oratorio di Carpenedolo accompagnati da don Stefano Fontana, volati a Crotone per vivere una settimana di forti emozioni, entrando a contatto con una nuova realtà affrontando i temi della giustizia e della democrazia. Sono stati ospitati e guidati dall’associazione Libera contro le mafie Crotone alla scoperta del territorio e della realtà locale attraverso l’ascolto di testimonianze e attività pratiche di pulizia, servizio mensa, servizio sul camper e in ospedale. “Siamo entrati in punta di piedi in una realtà nuova la quale ci ha subito travolti con la forza e la volontà di creare un futuro e come un testimone ci ha detto durante la sua testimonianza: “Il futuro non è solo nelle mani dei giovani, ma in quelle di tutti”. Abbiamo ricevuto una grande accoglienza durante i turni alla mensa della Caritas, che ogni giorno si impegna a cucinare pasti caldi per poi offrirli ai più poveri e lo stesso vale per il camper che gira tutte le sere per le vie del paese. Sostegno e aiuto lo abbiamo ricevuto anche dai volontari e da coloro che ci hanno accolto e guidato in questa esperienza”. Un’altra parola chiave è speranza: per la città e per gli operatori che si impegnano a migliorarla e a renderla un posto in cui la comunità si possa riunire, “noi abbiamo contribuito a questo progetto aiutando nella pulizia della spiaggia, della villa comunale e di un terreno confiscato. Le emozioni più forti le abbiamo provate durante l’ascolto delle testimonianze di giornalisti, testimoni di giustizia, come Rocco Mangardi, ragazzi immigrati come Kiros e i genitori di ragazzi uccisi per errore perché erano semplicemente al posto sbagliato nel momento sbagliato come Dodò, o i genitori di Gabriele che non hanno più notizie del proprio figlio da sei anni. Infine, la famiglia “perché è questo che siamo diventati noi, tutti i volontari e i ragazzi di Bologna che hanno condiviso con noi questa esperienza fatta di momenti di riflessione, formazione, ma anche di divertimento”.

FEDERICA ZANIBONI 29 ago 2019 10:11