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Brescia
di VITTORIO BERTONI 21 ott 2015 00:00

Anffas: "Cara Regione, così non va"

L'Anffas Brescia e le famiglie con figli affetti da disturbi dello spettro autistico chiedono spiegazioni ai vertici regionali sul taglio dei finanziamenti

"Cara Regione Lombardia, così non va". È una missiva accorata quella indirizzata ai vertici regionali dall'Anffas Brescia e dalle famiglie con figli affetti da disturbi dello spettro autistico per chiedere di discutere riguardo alla Delibera X/4086 del 25 settembre scorso. Il provvedimento stabilizza la sperimentazione avviata 5 anni fa presso il Centro Abilitativo “F. Faroni”, ma riduce drasticamente le risorse necessarie a svolgere le attività abilitative e riabilitative. “Grazie ai provvedimenti normativi degli scorsi anni – spiega la presidente Maria Villa Allegri – abbiamo fruito di una serie di prestazioni e interventi che hanno costituito un sostegno importante sia per i nostri figli che per noi stessi, genitori e parenti di minori e giovani affetti da gravi disturbi”.

Un sostegno che, in particolar modo per ciò che viene svolto presso il centro gestito dalla Fo.B.A.P. di Brescia, fa riferimento ad un modello tecnico e culturale che ha dimostrato, alla prova dei fatti, di essere vincente, positivo e lungimirante. Un modello che si basa su tre componenti fondamenti: una visione 'ecologica' che lega i sostegni anche ai contesti familiari, ai luoghi di vita e di istruzione, interventi di tipo 'quantitativo' con livelli di intensità mirati e il ruolo del 'case management' indispensabile per esercitare la regia degli interventi. “Ci sembra che la direttiva mantenga e confermi tutte le componenti del modello, che consente di raggiungere apprezzabili e misurabili obiettivi di inclusione sociale, superamento dei pregiudizi, accettazione delle differenze e di creare condizioni di non discriminazione e pari opportunità”.

Perplessità e preoccupazioni nascono in relazione alle risorse messe a disposizione per sostenere il tutto. “Dal momento che la Regione classifica tali interventi nell'ambito della riabilitazione, riteniamo che il fondo istituito nel 2013 debba essere integrato con risorse afferenti al fondo sanitario regionale”. Solo in questo modo si può garantire che quanto sin qui erogato sia mantenuto nel tempo, ma anche che sia esteso e garantito l'accesso ad un adeguato ed efficace sistema di sostegni il più possibile, consentendo di eliminare le lunghe liste di attesa. “Non è solo una questione di tariffe. Qui c'è in gioco la qualità di vita di bambini, ragazzi e famiglie intere che tutti giorni si trovano a convivere con tante difficoltà”.

Si lotta anche contro il tempo perché più tempo passa nel fornire le prestazioni e più aumentano i problemi. “Bisogna rendersi conto che sono investimenti che ritornano nel futuro, perchè le attività di sostegno consentono ai ragazzi che soffrono di questo tipo di disturbi di integrarsi meglio nella società, con minori costi a carico della collettività”.
VITTORIO BERTONI 21 ott 2015 00:00