lock forward back pause icon-master-sprites-04 volume grid-view list-view fb whatsapp tw gplus yt left right up down cloud sun
Manerbio
di REDAZIONE 12 mar 2018 10:18

La scomparsa di Giuseppe Soffiantini

È morto l'imprenditore bresciano Giuseppe Soffiantini. Aveva compiuto 83 anni lo scorso sei marzo

Soffiantini nel 1997 fu vittima di un sequestro e rimase nelle mani di rapitori 237 giorni, dal 17 giugno, quando venne prelevato dalla sua abitazione di Manerbio, fino al 9 febbraio 1998 quando venne liberato ad Inpruneta, in provincia di Firenze dopo il pagamento di un riscatto di cinque miliardi di lire. 

“Volevano portarsi via il più giovane dei miei figli. Hanno dovuto accontentarsi di me. Ma ho resistito. Ho avuto fiducia in Dio e nella Madonna”. Giuseppe Soffiantini, a pochi giorni dalla sua liberazione, aveva confidato i particolari della sua esperienza e del sostegno avuto dalla fede al nostro settimanale diocesano. Una fede che lo ha portato a dichiarare di non provare alcun risentimento nei confronti dei suoi rapitori: “E perché dovrei odiare qualcuno? Ho solo comprensione per loro e commiserazione – afferma – E’ gente cresciuta così, senz’arte e nemmeno regole. Gente che se ha sbagliato è finita in carcere a contatto con incalliti delinquenti”.

Soffiantini parlò degli otto mesi che aveva trascorso rinchiuso in una tenda nei boschi della Toscana, legato al polso sinistro con una catena di tre metri. Raccontò di “aver fatto amicizia con un pettirosso, che volava dentro la tenda ogni giorno, con i topi di campagna che mi giravano attorno, con gli stessi cinghiali che sentivo e vedevo nel bosco”. Nel quel periodo di prigionia riuscì anche a trovare un metodo per rendersi conto del passare del tempo: “Ho imparato a contare e mi sono accorto di aver potuto individuare anche il giorno di Natale. Ho pianto molto quel giorno, più di quanto mi capitava quotidianamente. Ho pregato, pregato molto e con intensità”.

Rapito da Mario Moro e da Pietro Raimondi, fu "ceduto" a un gruppo guidato da Attilio Cubeddu e da Giovanni Farina, che lo tennero in ostaggio in Toscana e lo liberarono poi a Firenze. Durante la prigionia, i rapitori inviarono un pezzo della cartilagine del suo orecchio alla redazione del TG5. 

Soffiantini ha pubblicato anche un libro di poesie scritto da Farina ed edito dalla Compagnia della Stampa: "La pubblicazione di queste 55 poesie, tratte dall’archivio di Giovanni Farina, è nata - spiegò Soffiantini - su sollecitazione dello stesso che nel dicembre 2006 mi chiedeva in una lettera di aiutarlo a realizzare un sogno: vedere su carta stampata alcuni dei tanti pensieri poetici che ha prodotto tra il 1990 ed il 1991. Egli ha già pubblicato una prima raccolta 'In cerca di un’altra luce' nel 1991. Ho perciò deciso di portare allo scoperto l’anima poetica, che è l’anima buona di Farina, l’anima ab-origine, non contaminata dalla cruda ambizione di avere o di sembrare un uomo forte e duro. La pubblicazione delle poesie di Giovanni Farina ha il sapore del perdono, di un perdono verso l’uomo-Farina che non vuole essere un perdono per il reato di cui è accusato. Ma nel leggere le sue numerose poesie ho percepito il 'buono' che c’è nell’uomo, prima ancora che conosca il 'male' e l’abbrutimento della prevaricazione dell’uomo sull’uomo. L’essere umano deve continuare a tendere al bene iniziale e la poesia riavvicina ai valori più profondi".

REDAZIONE 12 mar 2018 10:18