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Travagliato
di SERGIO ARRIGOTTI 22 mag 12:58

Non li abbiamo lasciati soli

Il Vomere, chiuso già dall’11 di marzo per salvaguardare e preservare la salute di ospiti e famiglie, in realtà non si è mai fermato

Come non lasciare soli a se stessi, e a carico esclusivo delle famiglie, gli ospiti del centro diurno disabili e del centro socioeducativo della cooperativa sociale Il Vomere di Travagliato durante il periodo di chiusura obbligata causata dall’epidemia? È la domanda che si è posto il Cda della cooperativa presieduto da Caterina Gandini, subentrata da un anno a Marco Menni. Nel consiglio oggi sono presenti quattro parenti, tre volontari, i rappresentanti degli alpini, due dipendenti. È una vera cooperativa di comunità.

Le risposte attivate. La risposta è stata quella di attivare una serie di innovative procedure di assistenza a distanza. Così il Vomere, chiuso già dall’11 di marzo per salvaguardare e preservare la salute di ospiti e famiglie in realtà non si è mai fermato, ed ha continuato a prendersi cura dei suoi utenti. “Abbiamo deciso di lavorare su più livelli” ha detto Luca Gorlani, coordinatore delle attività del Centro. “Uno è stato quello del rapporto con la comunità delle famiglie, con le famiglie tutte insieme. E poi abbiamo lavorato su ogni singola situazione. Su ogni singolo utente”.

I bisogni e le necessità. Come hanno scelto di intervenire in questa situazione? “Offrendo attività da remoto. Abbiamo realizzato una serie di video, di tutorial, abbiamo postato sulla pagina YouTube, abbiamo usato molto WhatsApp”. Cercando di “capire a che punto erano gli ospiti, quali erano i loro bisogni, le loro difficoltà, le loro necessità”. E poi tenendo attiva con chiamate di gruppo la comunicazione con i genitori e con gli utenti. La priorità è stata quella di concentrarsi su alcuni particolari problemi che si presentavano a casa degli utenti, “per capire come fare perché fossero meno acuti”, per “ridurre le problematicità”. Molti non capivano cosa stava succedendo e ciò diventava fonte di grande ansia. Racconta Gorlani: “C’era chi pensava che noi non li volevamo più”.

La salute prima di tutto. La cooperativa non ha attivato l’articolo 48 del decreto Cura Italia che consente di effettuare interventi di urgenza: la priorità era proteggere i ragazzi dal possibile contagio, non farli uscire da casa. La nuova modalità di lavoro è stata possibile grazie alla grande disponibilità dei dipendenti della cooperativa. Ancora Gorlani: “Sono da ringraziare per lo straordinario impegno che hanno profuso. Si sono molto prestati a modificare il loro modo di lavoro e nell’inventare modalità diverse dal vis a vis. Oltretutto erano in Fis (Fondo integrazione stipendi) con lo stipendio ridotto”.

La riapertura. La data di riapertura del Centro non è ancora stabilita. La cooperativa, sanificati tutti gli ambienti, sta aspettando il decreto della Regione che dovrebbe arrivare a breve. Si presume che si possa partire agli inizi di giugno.

SERGIO ARRIGOTTI 22 mag 12:58