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Barbariga
di LUCIANO ZANARDINI 26 giu 11:19

Un ulivo per una vita donata

La scomparsa di Sergio Orizio, 60 anni, ha colpito le comunità di Barbariga e di Quinzano. Nel giardino della canonica piantumato un albero

Papà, cos’è l’amore? A questa domanda dei figli, Carlo e Anita, Sergio Orizio ha risposto con la sua vita, una vita donata. Sul lavoro come dipendente degli Spedali Civili per i quali si occupava del Centro diurno Luzzago. Nel tempo libero grazie alla sua passione per lo sport: gli ultimi 20 anni trascorsi come educatore nel settore giovanile della Quinzanese (“Prima che essere un bravo allenatore era soprattutto un grandissimo uomo” ha raccontato Fausto Blesio) e in precedenza a Capriano del Colle. Sapeva impegnarsi, partecipare e proteggere. Sapeva anche mettersi in gioco come catechista, con l’animazione a teatro, con i disabili o nelle tante attività della parrocchia. Orizio è scomparso, in due settimane, all’età di 60 anni lo scorso marzo a causa del coronavirus. Ma la quarantena forzata non aveva permesso a tanti di portargli l’ultimo saluto.

La memoria. Il 15 giugno nella Messa per il patrono, San Vito, è stata ricordata la figura di Sergio, originario di Travagliato ma residente con la famiglia a Barbariga dove era anche membro dell’associazione Amici della Chiesetta. Al termine della celebrazione è stato piantato, nel giardino della canonica, un grande ulivo, mentre sulle note struggenti del brano “Ovunque proteggi” di Vinicio Capossela i familiari hanno preparato un video con alcune immagini più significative di Sergio. “La sua scomparsa – ha sottolineato il parroco, don Alberto Tomasini – ha colpito molto la comunità. Era conosciuto per il suo impegno e per la sua testimonianza. Abbiamo pensato a questo gesto (la piantumazione, nda) per farne memoria”. La comunità cristiana ma anche quella civile si è stretta attorno alla famiglia. “Nello stesso giardino – ha scritto in un post su Facebook il sindaco, Giacomo Uccelli – c’è il ricordo di due persone che hanno lasciato un segno nella nostra comunità: mia mamma Vittoria (con una stanza dedicata, nda) e il grande Sergio Orizio. Tanti sono i tratti distintivi comuni di queste due figure: l’amore per il prossimo,l’essere catechisti e educatori,la voglia di mettersi in gioco aiutando chi è stato meno fortunato. L’attenzione verso i disabili l’hanno fatta professione di vita, ispirandosi alla dottrina sociale della Chiesa. Penso che questo giardino della nostra canonica debba essere considerato un altro giardino dei giusti della storia del nostro paese”. “Grazie papà, abbiamo capito che l’amore è donarsi”. Sergio ha donato molto a chi l’ha conosciuto. E oggi la sua famiglia, la moglie Valeria e i due ragazzi, con la loro fede sono l’esempio di una vera testimonianza cristiana. A conclusione del filmato hanno scelto il brano del capitolo 12 del Vangelo di Giovanni: “Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo, se invece muore, produce molto frutto”.

LUCIANO ZANARDINI 26 giu 11:19