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Brescia
di GUIDO VECCHI 08 mag 13:18

Sfarcobaleno con il Fobap

Una proposta formativa online, alternativa alla chiusura obbligata del Servizio formazione autonomia per ragazzi con disabilità

Tra le tante realtà costrette a chiudere i battenti a causa dell’emergenza Coronavirus figura il Sevizio formazione autonomia gestito da Fobap, una delle progettualità più attive della realtà di via Michelangelo 405 a Brescia. Le persone che frequentano lo Sfa sono molto giovani: tante hanno finito la scuola superiore, altre possono recarsi al centro nel pomeriggio per fare delle attività anche se vanno ancora a scuola. Questo centro aiuta i ragazzi a diventare adulti: imparare come ci si comporta nei posti di lavoro, imparare come si vive da soli in un appartamento, imparare come si vive nella città in modo responsabile. Quasi tutte le attività si svolgono fuori: nelle aziende, nei negozi, nei supermercati, nelle scuole, negli uffici, nei ristoranti, per fare esperienza in un tirocinio.

Chiusura. “La chiusura del nostro Sfa, rivolto ad adolescenti con disabilità intellettiva − sottolinea Livia De Carli, responsabile della progettualità − ha stimolato l’équipe degli operatori a inventare una proposta formativa utile e alternativa alla chiusura obbligata dalla situazione pandemica. È nato così lo ‘Sfarcobaleno.it’, uno Sfa online come spazio virtuale, aperto mattina e pomeriggio, da lunedì a sabato, in grado di aggregare tutti i ragazzi dello Sfa e che propone loro le varie attività condivise ai tempi pre-coronovirus all’interno e all’esterno della nostra sede operativa, sita in via Pulusella 9, nello stabile della Congrega della Carità apostolica. Grazie a Google-Meet, ragazzi e operatori si collegano ogni mattina e dopo la pausa pranzo, in tre gruppi diversi, per affrontare insieme la giornata e realizzare, a distanza, le attività della settimana”.

Didattica. L’attività didattica prosegue, quindi, senza sosta: “Il nostro impegno educativo − continua − è da sempre teso a collegare disabilità e cultura, intesa come diritto alla conoscenza e accesso alle informazioni, fondamentali premesse per essere cittadini responsabili, in grado di scegliere per sé e per il bene comune. Lo Sfa online ha mantenuto, anche a distanza, questo stile educativo, condividendo, in équipe con i ragazzi, alcune attività, come la traduzione in linguaggio facile da leggere di un testo di filosofia sulla felicità di Salvatore Natoli; oppure un percorso semplice per capire come funziona l’economia”. Come sopperire alla mancanza di esercizi sul campo? “Le attività scelte da operatori e ragazzi − sottolinea ancora Livia De Carli − sono numerose e sono state modificate per riempire gli spazi lasciati dai tirocini occupazionali esterni che sono stati interrotti in questo periodo. Per citarne alcune: dalla letture dei testi in Easy To Read (tecnica per rileggere i testi in un linguaggio più semplice), ai giochi di logica; dalle visite virtuali nei musei e nelle città del mondo all’educazione alimentare e agli esercizi di yoga. Sono stati inoltre garantiti i colloqui individuali per accogliere il bisogno di ascolto che ogni giorno viene richiesto”.

Dimensione. Una dimensione importante, già presente nella programmazione, è la cura dell’interiorità parimenti significativa quanto l’apprendimento delle autonomie. Infatti si sono mantenuti gli esercizi di meditazione per connettersi in profondità con se stessi. In particolare il sabato si parla di storia delle religioni e di tolleranza religiosa, e, per chi lo sceglie, spiegazione delle letture della Messa della domenica e conoscenze di base del cristianesimo. Negli incontri giornalieri dello Sfa on line i rapporti, paradossalmente, si sono ancor più ravvicinati, proprio perché tante attività esterne sono state sospese; “lo stare insieme durante la giornata, lavorando su tanti argomenti che riguardano la vita e divertendoci con vari giochi, ha affinato il legame relazionale tra operatori e ragazzi, consegnando reciprocamente le preoccupazioni di questo periodo e immaginando nuovi progetti per il futuro”.

Contatto. “Ci manca − chiosa Livia De Carli − senza dubbio il contatto fisico, ma il vederci ogni giorno a distanza è già un’esperienza positiva: i nostri volti si parlano, si sorridono e si ascoltano. Sono il segno tangibile di una verità che il linguaggio biblico ci insegna: volto (paniim) nella lingua della Bibbia esiste solo come sostantivo plurale”. È nello sguardo plurale che lo Sfa cresce nel suo interno, per essere risorsa nella comunità a cui appartiene.

GUIDO VECCHI 08 mag 13:18