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Brescia
di UMBERTO ZILIANI 06 set 09:38

Bravo, un direttore sportivo ambizioso

Il sanzenese Paolo Bravo, direttore sportivo al Südtirol, si prepara a una stagione ambiziosa

“È di San Zeno ma viene dal mare”. Si riassume così, storpiando un po’ la canzone di Dalla, la storia di Paolo Bravo da San Zeno Naviglio. Paolo è cresciuto calcisticamente nella Viando Plodari, storica società del Villaggio Sereno che contava su un ottimo settore giovanile. Subito dopo passa alla Cremonese. Poi Ospitaletto e infine Como, dove ancora giovanissimo, sotto la guida tecnica di Tardelli, fa l’esordio tra i professionisti. Dopo vengono Saronno, Alzano, Cesena, Livorno, Siena e Rimini. Paolo è rimasto nel calcio e dopo essere stato direttore al Rimini e al Sant’Arcangelo, nella zona dove ha deciso di vivere, oggi è il direttore sportivo del Südtirol, società ambiziosa di Serie C allestita per fare il salto di categoria… In estate ha eliminato in Coppa Italia il Frosinone e a dicembre sfida il Torino.

Paolo, dopo aver smesso con il calcio giocato, perché ha scelto la scrivania e non il campo?

Ho avuto la sensazione che non sopportassi più il campo e tutte le dinamiche legate ad esso. La mia carriera l’avevo fatta, ho fatto questa scelta perché non mi ci vedevo come allenatore. Forse potevo giocare qualche anno in più, ma non ho rimpianti.

Comè cambiato il calcio?

È cambiato moltissimo, oggi è troppo legato alla figura dei campioni. La percentuale di diventare un giocatore vero è molto bassa rispetto a quelli ci provano. Questo concetto sarebbe da far capire bene ai genitori che, troppo spesso, pensano, erroneamente, di avere dei campioni in casa. Il vero dramma del calcio è questo.

La Francia vincendo i mondiali ha dimostrato che il Tiki Taka non è più di moda…?

Sai che non ho visto nemmeno una partita del mondiale?... Non potevo permettermi di acquistare nessun giocatore di quelli che lo hanno giocato...ride (nda). È una manifestazione che non mi è mai piaciuta e se dovessi scegliere se vedere una partita del mondiale o una bella partita di C o di B, scelgo la seconda opzione. Comunque ogni nazione ha il suo stile di gioco, gli spagnoli sono da sempre ottimi palleggiatori, poi bisogna vedere le qualità degli uomini a disposizione. Guardiola è l’unico che riesce a portare il Tiki Taka in ogni squadra che ha allenato.

Come ha visto l’arrivo di Cr 7?

È stata un’operazione finanziaria da fuoriclasse del mercato. L’arrivo di Ronaldo ha portato spolvero a tutto il calcio italiano. La seria A ricomincerà ad essere appetibile per i giocatori di prima fascia e, tempo due o tre anni, ti assicuro che sarà di nuovo un campionato top in Europa.

A Rimini, l’ultima squadra in cui ha giocato le hanno addirittura dedicato un club. Come si fa entrare nel cuore dei tifosi?

Ho sempre cercato di dare il massimo in ogni squadra che ho giocato. A volte ho fatto bene e a volte meno bene, ma sempre dando tutto. A Rimini avevamo un gruppo forte, infatti sfiorammo la serie A. Ci sono rimasto otto anni e quando ti fermi tanto in un posto se poi dai il massimo è facile anche diventare una bandiera. Sarò sempre riconoscente alla gente di Rimini per come mi hanno trattato e come continuano a farlo. Se mi sono fermato a vivere qui è anche per questo.

Provi ad allestire una squadra dei più forti con cui ha giocato?

Handanovic, Zambrotta, Regonesi, Milone, D’Angelo, Cristiano, Di Giulio, A. Bianchi, Ricchiuti, Igor Protti, Floccari… c’era anche Matri. Allenatore Leo Acori.

Il mercato sta finendo, qual è il colpo che avrebbe voluto fare?

Marchi della Feralpi, grande attaccante.

Suo nipote Andrea Colpani, è una giovane promessa dell’Atalanta. Lei ha esordito giovanissimo nel Como allenato da Tardelli. Che consigli ha dato a suo nipote?

Per i consigli c'è la famiglia. Spero e gli auguro di rimanere umile, ed essere sempre se stesso. Ho visto troppa gente che si credeva arrivata e poi non ce l’ha fatta. Confrontarsi con la realtà una volta che ti sei montato la testa è dura. Resto spettatore, gli auguro il meglio.

La giornata del direttore sportivo com’e’?

Può capitare di andare in ufficio alle dieci di mattina e finire a mezzanotte. È un lavoro di passione pura, comporta molti sacrifici che, alla lunga potrebbero compromettere anche qualche legame. Si è sempre in movimento, per vedere partite, incontrare procuratori o qualche presidente.

UMBERTO ZILIANI 06 set 09:38