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Brescia
di UMBERTO ZILIANI 14 nov 15:14

Zanoletti, tra Lume e fantasia

Il calciatore bresciano, che ha giocato in club come il Lumezzane, il Vicenza, la Cremonese e la Sangiovannese, racconta la sua carriera

Era un lunedì sera di un turno infrasettimanale di serie C, quando Gilberto Zanoletti, classe 1980, si vide recapitare in forma indiretta la proposta “indecente”. Quella sera si giocava Rimini Lumezzane (0 a 2 il risultato finale) e sulla fascia destra lui, il numero sette, aveva fatto ammattire tutto il reparto difensivo della squadra romagnola. Tanto che Bellavista, compianto presidente romagnolo, disse ai giornalisti: “Voglio Zanoletti, sono disposto a prenderlo per un milione e mezzo di euro”. Poi non se ne fece niente e nel gennaio del 2004 andò al Vicenza. Gilberto Zanoletti di Sant’Anna è stato un giocatore professionista del Lumezzane, del Vicenza, della Cremonese e della Sangiovannese. Un giocatore “lineare, alla Kaka” come lo definivano gli esperti. Un infortunio valutato male l’ha penalizzato nel momento cruciale della sua carriera. Nel 2006 è tornato al Lume e ha trovato come compagno di squadra un giovanissimo Mario Balotelli.

Giberto, dopo il professionismo, ha girovagato su e giù per l’Italia in squadre di dilettanti, di cosa si occupa ora?

Lavoro come rappresentante in un’azienda che tratta abbigliamento sportivo e da lavoro. Il pomeriggio alleno i ragazzi del 2007 fascia B della Feralpi Salò, una cosa che mi piace molto.

Il Lume dove lei è stato una bandiera ora è tra i dilettanti, ma si parla di un ritorno degli industriali di un tempo…

Seguo poco il calcio parlato a causa del poco tempo a disposizione. Qualcosa però ho sentito . È una società gloriosa e se dovesse ritornare ai livelli di un tempo sarebbe una bella notizia per tutto il calcio di casa nostra.

Il primo Lumezzane era guidato da parecchi industriali, che si alternavano alla presidenza. Industriali di grande spessore, conosciuti in tutto il mondo per la loro professionalità. A lei toccò il signor Aldo Bonomi…

Ho un bellissimo ricordo del Lumezzane di quegli anni e della famiglia Bonomi. Il sig. Aldo è stato il presidente dei miei primi anni in Valgobbia. La società non ti faceva mancare niente; l’ambiente ti trasmetteva serenità, gli stipendi erano sempre puntali e tutto quello che si poteva desiderare per giocare al meglio in quel Lume lo si trovava. Mi colpiva del Presidente che si rivolgeva a tutti i giocatori con il “lei”.

Il presidente del Rimini quella sera mette su piatto una cifra enorme per la categoria. Non si è mai pentito di non essere “sceso” in Romagna?

No, ho sempre messo altri valori davanti ai soldi. Ero lusingato dell’offerta ma a Lumezzane stavo bene, era un periodo d’oro, un’annata irripetibile.

Dopo qualche mese arriva l’offerta del Vicenza che gioca in Serie B, nell’anno forse più glorioso del Lume( esce sconfitto nello spareggio per la Serie B con il Cesena).

Ho sofferto molto il trasferimento a Vicenza, ma si trattava di una proposta irrinunciabile, avrei giocato in serie B. Giocare con il proprio nome sulle spalle era una cosa fantastica, ma ti ribadisco che questa scelta mi ha fatto soffrire molto. La mia vita era qui tra Brescia e Lume; era la prima volta che andavo via da casa.

Gli infortuni le hanno precluso l’accesso alla serie A?

Non penso sarebbe mai potuto accadere di giocare in Seria A. Certo giocando con continuità e indovinando un’annata in serie B, forse poteva capitare un’opportunità. Ci penso spesso.

Lei ha visto esordire Balotelli tra i professionisti

Mario è un ragazzo intelligente, un bravo ragazzo, non posso che parlarne bene. Ha giocato un po’ male le sue carte, anche se fama e successo non cancellano le sofferenze che ha dovuto vivere da ragazzino. Quando lo aggregarono in prima squadra aveva 15 anni, mi ricordo che tentava sempre la giocata più difficile.

Restiamo su Mario Balotelli. La leggenda narra che, nell’estate del 2006, lei regalò a Mario un paio di scarpe, in occasione del suo provino al Barcellona…

Sì, avevo lo sponsor tecnico della Asics e gli dissi di prenderne un paio per il suo provino al Barca. Scelse le Tigreor azzurre.

Abbiamo sentito parlare dei vari : Inzaghi, Matri, Brocchi, Cossu, Buscè, Belleri, Balotelli tutti giocatori transitati giovanissimi dal Lume. Di chi invece non abbiamo sentito parlare, perché magari il destino gli è stato avverso?

Un solo nome: Boscolo. Ha fatto una carriera prevalentemente in serie C ma era un giocatore fortissimo, un metronomo del centrocampo, di grande grinta.

E' ancora nel calcio, come allenatore dei bambini, cosa cerca di trasmettergli?

La passione per questo sport e l’entusiasmo che mi porto dentro da quando davo i primi calci al pallone nelle interminabili partite all’oratorio di Sant’Anna. Allenare è un’esperienza stimolante: il fatto di essere stato calciatore aiuta ma non è tutto, l’ho capito allenando. Ci sono allenatori validi che non hanno fatto un minuto nei professionisti.

La carriera calcistica prima o poi finisce, qual è la difficoltà maggiore quando si smette di giocare per lavoro?

Non ho finito economia perché con il calcio non era semplice far conciliare tutto. Dopo Lumezzane, Vicenza, Cremonese e Sangiovannese, ho giocato parecchi anni nei dilettanti e questo mi ha abituato a realizzare che la mattina ci si alzava per il lavoro e non solo per andare a fare allenamento.

Facciamo la formazione del Lumezzane. Oltre a lei, con la maglia numero sette, chi porta nel cuore?

Borghetto, Campana, Bruni, Strada, Botti, Zaninelli, Zanoletti, Sella, Sinigaglia, Centi, Dallamano/Cortellini.

UMBERTO ZILIANI 14 nov 15:14