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Vobarno
di L. ZANARDINI 28 apr 2016 00:00

Chiedilo a loro

“Latte solidale” ed “Emergenza Freddo” sono i due progetti premiati dall’8xmille. Le storie di Giovanni, operatore della cooperativa di inserimento lavorativo, e di Pierangelo (dopo anni di carcere e strada, ha trovato un aiuto e ora aiuta gli altri: “Ho ricevuto e ora do”) nei video "chiediloaloro"

“Latte solidale” è l’iniziativa della Caritas bresciana premiata anche dall’8xmille e raccontata nella campagna sociale visibile in televisione e sul sito dedicato (www.chiediloaloro.it). Il protagonista principale del video, Giovanni, racconta come è nato il suo incontro con la comunità di recupero di Vobarno “Ai Rucc e dintorni”. 30 anni fa, terminata la scuola di agraria, scelse di “provare” un mese di volontariato in una casa di accoglienza per ex tossicodipendenti ed ex alcolisti, fondata sull’ascolto e sul lavoro. Poi nel suo bagaglio culturale un’esperienza missionaria in Venezuela prima di fare ritorno in Italia per vivere accanto a chi soffriva. Ma davanti al problema di cosa fare per il “post recupero”, Giovanni ha seguito l’intuizione di don Raffaele Licini di creare una cooperativa di inserimento lavorativo: una piccola realtà familiare che non supera le 12 persone. “Questo ci permette di vivere rapporti familiari e costruire legami molto forti”. E così in Valdaone insegna un mestiere e il coraggio a chi ha perso lavoro e fiducia. “Siamo stati fortunati – spiega Giovanni – a ricevere il contributo dell’otto per mille della Cei”.

Grazie alle strutture realizzate, mungono il latte di cavalla allevato in malga (in Valdaone) per rispondere ai bisogni di un mercato particolare. L’idea che guida la comunità è di fare un’esperienza di accompagnamento e di disponibilità. Per Giorgio, un altro operatore, “forse chiamarla missione è un po’ troppo, ma è sicuramente una cosa che mi riempie di gioia e mi dà sempre motivo di credere, giorno per giorno, in quello che stiamo facendo. Il lavoro e la fatica sono veramente un modo per ricostruirsi e per costruire nuove opportunità”.

La testimonianza degli ospiti. Arrivano con problemi diversi. C’è chi ha perso tutto (famiglia e lavoro), chi si è giocato tutto con l’alcol e chi è entrato nel tunnel della droga. Tutti attraverso il lavoro (allevamento di bovini, suini, equini e ovini). Mauro qui ha “trovato un ambiente sano, duro, perché la vita agricola è dura, e gente che crede in quello che fa e in quello che sei, che non ti giudica”. Gabriele, 31 anni, è arrivato nella comunità per un problema di dipendenza dalla cocaina e ora cerca di dare un nuovo senso alla sua vita.

La genesi. Negli anni Ottanta, da giovane curato, don Raffaele incontrò alcuni giovani con problemi di dipendenza e aprì loro la sua casa di Vobarno per condividere la vita. Il dilagare in Valsabbia del fenomeno della tossicodipendenza mobilitò intorno all’oratorio un gruppo di genitori che riuniti in “Famiglia aperta” avevano iniziato a dibattere il difficile problema. Nacque così una casa di accoglienza per ex tossicodipendenti ed ex alcolisti. Se in origine erano giovani tra i 20 e i 30 anni, oggi, con il passare degli anni, la comunità segue persone che arrivano anche ai 50 anni: all’eroina si sono aggiunte la cocaina e la dipendenza dall’alcol. Oggi uno dei problemi è il lavoro. Grazie all’8xmille e a “latte solidale” si può cercare di costruire una nicchia di lavoro nuova, offrendo anche un presente lavorativo e un futuro a questi ragazzi.
L. ZANARDINI 28 apr 2016 00:00