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Assisi
di M. MICHELA NICOLAIS 06 ago 2026 16:18

L’Europa e il mondo cercano nuovi santi

Un contagio reciproco, quello tra i giovani e il Papa, nel nome di Francesco. Leone XIV , tra le numerose iniziative organizzate dalla famiglia francescana per l’ottavo centenario della morte di San Francesco, ha scelto di stare con il “popolo giovane” proveniente dal nostro Continente: 2.500 persone, credenti e non credenti, tra i 18 e i 33 anni che si sono date appuntamento ad Assisi per vivere insieme “GO! Franciscan Youth Meeting”, il raduno che per quattro giorni ha invaso pacificamente la città del “Poverello” contaminandola con la propria energia.

“Cari giovani, oggi l’Europa e il mondo intero cercano in voi nuovi santi”, il mandato del Papa, al termine dell’omelia del primo Romano Pontefice della storia, a memoria dei frati francescani, che ha celebrato l’Eucaristia nella Basilica di Santa Maria degli Angeli.

“Siamo ad Assisi, una città alla quale salgono da secoli tanti pellegrini – oggi anche noi – perché qui tutto sussurra che la nostra vita può cambiare forma, sprigionare luce, riparare il mondo”, l’immagine iniziale scelta da Leone. “Qui è iniziata la trasfigurazione di Francesco, di Chiara e poi di migliaia di altri giovani”, il tema dell’omelia, tutta incentrata sulla Trasfigurazione letta in filigrana francescana: “qui hanno accolto il Vangelo sine glossa e la vita di Gesù è ricominciata in loro. Siamo arrivati qui per capire dove va la storia e dove stiamo andando noi, per scrivere nuove pagine di storia e farla maturare, a partire dalla spiritualità francescana, come luogo in cui la dignità di ogni persona sia custodita, la giustizia promossa e la fraternità resa possibile”, scongiurando il rischio, “che incombe su ogni epoca, di “costruire un mondo disumano e più ingiusto”.

“La ragione per cui San Francesco, ottocento anni dopo la sua morte, ci attrae ancora, sta nella magnifica umanità che lo portò ad abbandonare le vie già tracciate, perché se ne aprisse una nuova, più coerente col cammino di Gesù”.

Così il Papa ha riassunto il segreto del fascino di Francesco: “La scelta di Chiara risultò ancora più impressionante: una ragazza che voleva essere come Francesco, che voleva vivere, da donna, libera come quei fratelli”.

“Diventate umani con la libertà di Gesù Cristo, abbracciate sorella povertà”, fuggendo, come ha fatto San Francesco, la “tentazione di mantenerci a distanza dal nodo del dramma umano”. “Si può non essere compresi, persino da quelli di casa, come avvenne a San Francesco”, ha ammesso Leone: “Eppure, sottrarsi alla cultura della potenza e abbattere i muri che separano fra loro gli esseri umani non è mai tradire la famiglia, la città, la tradizione, ma liberarle dai loro fantasmi, da nemici inventati per paura e ignoranza, dalla violenza con cui si vorrebbe imporre il proprio piccolo ordine su una realtà che da ogni parte ci supera”.

“Fidarsi di Dio è ritrovare, come Francesco e Chiara, un mondo di fratelli e sorelle da apprezzare e servire, non da sfruttare e dominare. Non un mondo da difendere, ma da abbracciare”.

“Votatevi, cari giovani, alla civiltà dell’amore”, come gli “innumerevoli operatori di pace anche oggi impegnati a servire la vita nei più tragici scenari di morte”: “Unite le migliori energie della vostra magnifica umanità attualizzando in modi diversi la visione di Francesco”, l’invito al popolo giovane. Poi la lettura della “preghiera semplice” attribuita a San Francesco, che Leone ha attualizzato così: “Signore, fa che io non cerchi tanto di essere consolato, quanto di consolare, di essere compreso, quanto di comprendere, di essere amato, quanto di amare. Poiché è nel donare che si riceve, nel dimenticare sé stessi che si ritrova sé stessi, nel perdonare che si è perdonati, nel morire che si risuscita a vita eterna”.

“Ai cristiani sarà sempre più chiesto di diventare operatori di pace”, dicendo no alla guerra e al “pericoloso intreccio tra confessione religiosa e nazionalismo”, la prima risposta del Papa alle domande dei giovani, incontrati davanti alla Porziuncola prima del saluto in privato ai Ministri delle tre famiglie francescane: bisogna “andare controcorrente”, come fanno da sempre i figli di Francesco, “lavorando alla purificazione della memoria e coltivando la riconciliazione”: “Da San Francesco, imparate la radicalità evangelica, che è l’opposto del fondamentalismo”. Il silenzio “è il contrario della guerra”, il riferimento al Capitolo delle Stuoie di ottocento anni fa, che assomiglia ai sacchi a pelo di oggi, in un tempo in cui “la tecnologia disabitua a stare insieme, con persone in carne ed ossa”. “Il coraggio di compiere una scelta definitiva è forse l’atto più rivoluzionario”, l’altro riferimento alla biografica del santo di Assisi:

“Decidere per sempre non ci rinchiude in una gabbia, ma ci apre a un dinamismo più grande”, ha spiegato Leone XIV, che ha fatto riferimento anche alla sua esperienza personale: “Il Signore non mi ha mai lasciato solo. Nella vocazione ad essere sacerdote, membro della comunità agostiniana, missionario, ho trovato come una luce che mi ha guidato fino ad oggi, fino a quando ho dovuto dire ‘sì’ a una chiamata tutta speciale: quella ad essere Papa”. Nelle nostre città, “piene di muri invisibili”, discriminazioni e disuguaglianze “possono finire subito, appena ci riconosciamo fratelli e sorelle”, perché “quella dei cristiani è una forza diversa da quella dei grandi della Terra”, che “cercano visibilità e sovrastano gli altri”. Francesco ci ha insegnato a “non dominare, ma servire; non afferrare, ma ricevere; non trattenere, ma restituire: è la vita di Dio che ripara la Chiesa e la rende un popolo libero, un luogo di respiro e di salvezza”. Per condividere il desiderio del Signore, ha concluso il Papa, “non serve mostrarci migliori di come siamo. Occorre riconoscere e lasciare agire Gesù Risorto nella nostra vita, nella storia di tutti noi”.



©Foto Siciliani Gennari / Agensir

M. MICHELA NICOLAIS 06 ago 2026 16:18