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Brescia
di ROMANO GUATTA CALDINI 18 ott 16:22

Lo sviluppo nel "capitale umano"

Negli spazi della Palazzoli spa è stato presentato dalla Fondazione San Benedetto il Rapporto sulla sussidiarietà 2015/2016

Per capire cosa possa dare una svolta alla situazione economica e sociale del Paese, occorre chiedersi quale sia il fattore decisivo della competitività. E' da questo presupposto che prende le mosse il Rapporto sulla sussidiarietà 2015/2016 presentato nei giorni scorsi dalla Fondazione San Benedetto negli spazi della Palazzoli spa. “Un'impresa di 'carattere'”, titolo che ha contraddistinto la serata, è stato il comune denominatore degli interventi.

Oggi come ieri tiene banco il dibattito sulle infrastrutture. Facendo riferimento a esempi  imprenditoriali di successo, pur lontani dai centri di potere, il presidente della realtà di Borgo Whurer Graziano Tarantini, riprendendo una sua riflessione del 2007 apparsa sul Bresciaoggi, ha sottolineato come, a fronte della casisitica, esempi come quelli succitati sono la riprova che “le infrastrutture, pure importanti, non sono la condizione dello sviluppo. Paradossalmente, quand'anche un domani queste venissero realizzate,  potrebbero rivelarsi opere inutili, perché le imprese che dovranno servire non ci saranno più”. Un anno dopo la stesura di tale analisi è sopraggiunta la crisi economica che ha spazzato via dal mercato italiano, e non solo, migliaia di aziende.

Eppure esistono realtà imprenditoriali che hanno saputo reggere l'urto della crisi; altre, invece, sono nate nel pieno dello sconvolgimento dei mercati assurgendo a modelli di eccellenza. Qual è, quindi, il segreto?  Una risposta l'ha fornita il focus realizzato dalla Fondazione per la sussidiarietà presieduta dal docente di statistica Giorgio Vittadini, fra i relatori chiamati a rispondere al quesito insieme a Fulvio Conti, ex amministratore delegato Enel e Nicola Rossi, presidente del consiglio di sorveglianza della Banca popolare di Milano.

Il Rapporto ha coinvolto 380 imprenditori e manager di imprese attive in quattro settori centrali per il Made in Italy (Abbigliamento-tessile, Agroalimentare-ortofrutta, Macchine utensili, Legno-arredo).  Stando al focus, fra gli aspetti più rilevanti ai fini del succeso di un'azienda figurano le caratteristiche personali dell'imprenditore, il suo  “carattere”: la tendenza a cooperare con clienti, fornitori, collaboratori e altre imprese, il senso personale di responsabilità nell’impegno aziendale e  l’apertura alle esperienze internazionali. Da queste caratteristiche non può prescindere il “capitale umano”, a sua volta connesso ai metodi di formazione. “Lo sviluppo economico e sociale di un paese – ha commentato Vittadini -  è legato ai metodi di conoscenza; se ciò si capisse, il sistema universitario in Italia sarebbe al centro delle attenzioni del legislatore e del politico; non sarebbe qualcosa di marginale e sempre vituperato”. E' necessario che il sistema educativo italiano passi dall'insegnare “a fare qualcosa” all'indicare un metodo, un paradigma valevole poi in ogni ambito lavorativo nell'affrontare i continui cambiamenti del mercato. “Dobbiamo insegnare un metodo – ha sottolineato Vittadini - una flessibilità, una creatività, un'attitudine alla risoluzione dei problemi”. In altre parole, come sostenuto da Tarantini: “Oggi giorno bisogna reinventarsi per vivere, l'imprevedibilità è la nostra grande ricchezza”. E' questo il paradigma da applicare nella vita d'impresa come altrove.

ROMANO GUATTA CALDINI 18 ott 16:22