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Brescia
di ROMANO GUATTA CALDINI 08 gen 2024 10:37

Castelletti? No, Del Bono ter

Non è un bilancio propriamente roseo quello tracciato da Fabio Rolfi, rispetto a questi mesi di amministrazione Castelletti. Anzi, se non si non si tratta di una bocciatura in toto, ci siamo quasi.

Rolfi, dove non sta andando nella direzione giusta l’attuale Giunta?

Con ironia possiamo dire che siamo di fronte a un “Del Bono ter” più che a una Giunta “Castelletti uno”. Non vedo la mano di un nuovo sindaco. In più denoto una continuità stanca, una giunta per altro litigiosa al proprio interno, rispetto al lavoro impostato dalla Giunta precedente. Le tematiche sono molteplici: famiglia, viabilità... Le contraddizioni di questi mesi sono evidenti. Era stato promesso un bosco urbano alla Caffaro, un progetto già abbandonato, senza citare i 600 appartamenti in edilizia convenzionata. Guardiamo al caso Tintoretto che rappresenta solo la punta dell’iceberg. Sono stati persi 60 milioni di euro. Gli esempi possono essere molteplici, come non costituirsi parte civile nel processo Caffaro... Tutto questo potrebbe precludere eventuali risarcimenti, a fronte, solo per fare un esempio, di un costo più alto per quanto attiene la mobilità urbana. Già questo contraddice il progetto di una città sostenibile. Mi sembra evidente che ci sia una mancanza di una visione di quelle che sono le priorità della città.

Quali sono le priorità?

Basta guardare al costo della vita a Brescia che limita il potere d’acquisto. Questo coinvolge le famiglie, i lavoratori. È un qualcosa che si traduce in un incremento delle disuguaglianze. È in tal senso che andrebbe concentrata l’attenzione delle risorse di un Comune che, seppur con un bilancio precario, può sempre contare sui dividendi di A2A. Abbiamo fatto una serie di proposte, per altro tutte bocciate, che andavano in questa direzione: ricordo le agevolazioni rispetto alla mobilità per gli studenti, un’iniziativa per altro già attuata dal Comune di Genova. Anche la riduzione del costo dei parcheggi per chi abita in città può avere un suo peso. Sussistono costi eccessivi. Stessa cosa dicasi per le bollette del riscaldamento. Al netto di tutto, non dimentichiamo mai gli incentivi alla maternità.

L’emergenza abitativa ha raggiunto problematiche non più procrastinabili... Ma c’è anche la riqualificazione degli edifici dismessi.

Certo. Guardiamo al Freccia Rossa o all’ex Idra solo per citare due casi. Sono progetti falliti. Proprio per questo dobbiamo immaginare una politica che incentivi in tale direzione. Abbiamo pensato a una Commissione speciale per affrontare insieme tale problema. Ad oggi ci sono state solo chiusure. E così si perdono solo opportunità. Per non parlare del tema della sicurezza: negare che ci sia un’emergenza significa negare la verità. Anche in questo caso vediamo un’amministrazione comunale divisa, chiusa ideologicamente, che rifiuta di affrontare il problema, anche con strumenti repressivi, non gli unici, ovvio, ma propedeutici a risolvere l’inciviltà e la delinquenza che caratterizza la cronaca cittadina.

Nei giorni scorsi è stato pubblicato il report rispetto ai costi della vendita delle abitazioni e degli affitti. Dopo Milano, Brescia è una delle città più care. Cosa può fare l’amministrazione?

Non penso che l’amministrazione abbia nelle proprie mani quella che può essere la risoluzione definitiva, ma si deve assumere in un certo qual modo la responsabilità di quella che può essere la regia. Abbiamo portato all’attenzione della Giunta il problema. Ho fiducia nel progetto della Fondazione Campus che intende mettere attorno a uno stesso tavolo gli operatori del settore. Ma competono al Comune alcune scelte strategiche, a partire dalla politica urbanistica. L’idea di una città che debba esclusivamente rigenerarsi porta, inevitabilmente, a maggiori costi finali per l’utente. Guardiamo solo alla riqualificazione di un edificio dismesso, anche, per di più, da bonificare. D’accordo preservare il territorio, ma una città si deve anche densificare. L’altro grande tema riguarda l’edilizia convenzionata, accessibile, una tradizione tutta bresciana, probabilmente dimenticata. Parlo dei Villaggi Marcolini. È da qui che in un certo modo bisogna ripartire, di certo non strozzando gli operatori a forza di balzelli. Abbiamo bisogno di una politica urbanistica più incentivante e flessibile che costruisca alleanze con i diversi soggetti operanti. C’è poi il tema, non neghiamolo, del caro affitti. Rispetto a un Comune che usufruisce dei dividendi di A2A, avrei visto bene la costituzione di un fondo in bilancio, con l’aggiunta di risorse proprie rispetto a quelle che vengono erogate dagli enti superiori, per andare a sostenere e incentivare gli affitti. Il tema rischia di essere esplosivo.

Quali possono essere le soluzioni da mettere in campo?

Bisogna cercare di incentivare, anche con forme di garanzia, tutti quei privati che in un modo o nell’altro diffidano dal locare un appartamento. La morosità è solo una delle cause del problema. Brescia si caratterizza per un numero eccessivo di edifici sfitti, un problema che riguarda soprattutto i piccoli risparmiatori. È qui che può entrare in gioco un tavolo politico che coinvolga tutti gli stakeholder.

Come pensate di muovervi nel 2024?

Guardiamo alla prosecuzione di quanto realizzato sino a oggi. Siamo un’opposizione più che compatta e concreta. Fra interrogazioni e proposte abbiamo fatto il possibile. Il tutto è stato portato avanti all’unanimità. Siamo un’opposizione che non rinuncia mai a essere costruttiva. Pensiamo alle grandi aree dismesse, così come alle questioni attinenti il carcere e lo stadio. Certo, determinate scelte ci sarebbe piaciuto non apprenderle dai social... Segnalo un metodo che non va bene. Se c’è qualcosa che non va alziamo la nostra voce, lo abbiamo fatto in questi mesi e continueremo a farlo.

Rispetto al carcere?

Finalmente Brescia ha le risorse stanziate dal Governo Meloni. Si tratta di oltre 40 milioni, possono essere sufficienti o meno. Adesso però è necessario condividere i diversi passaggi per giungere alla realizzazione del nuovo carcere con un progetto adeguato. Pensiamo all’estensione del carcere di Verziano, non dentro le mura, all’esterno. Bisogna ragionare, anche, su come valorizzare l’attuale area di Canton Mombello che andrà a liberarsi. È una grande possibilità di rigenerazione urbana, così come per quanto attiene l’ex Luzzago o la caserma Goito - San Gaetano. Si tratta di scelte strategiche. E la sede opportuna per dibattere di determinate questioni è il Consiglio comunale. Attendiamo segnali di attenzione e apertura che a oggi non ci sono stati.

ROMANO GUATTA CALDINI 08 gen 2024 10:37