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Brescia
29 ott 2026 18:16

Del Bono, Case di Comunità: Fuori standard

Case di Comunità, Del Bono: “A Brescia nessuna struttura rispetta gli standard previsti. La Giunta Fontana ha costruito contenitori, ma mancano i servizi”

Nessuna delle Case di Comunità della provincia di Brescia rispetterebbe integralmente gli standard previsti dal decreto ministeriale 77 del 2022. È quanto denuncia Emilio Del Bono, vicepresidente del Consiglio regionale della Lombardia, evidenziando la distanza tra gli obiettivi della riforma della sanità territoriale e il funzionamento effettivo delle nuove strutture.

In provincia di Brescia sono state previste 31 Case di Comunità, mediamente una ogni 40mila abitanti. Quattro quelle programmate nel capoluogo, dove risiedono circa 200mila persone, con un rapporto di una struttura ogni 50mila abitanti. In città sono già state inaugurate e rese operative tre sedi, in viale Duca degli Abruzzi, via Corsica e via Marconi, mentre la quarta, nella zona dell’Oltremella, è ancora interessata dai lavori. Un avanzamento sul piano infrastrutturale che, secondo Del Bono, non trova però corrispondenza nell'attivazione dei servizi e nella disponibilità del personale sanitario richiesti dalla normativa.

“Le Case di Comunità, che dovevano essere il pilastro della riforma della sanità territoriale, si sono tradotte in una semplice operazione di manutenzione straordinaria edilizia, senza un reale potenziamento dei servizi sanitari territoriali – afferma Del Bono –. Anche a Brescia abbiamo assistito alla riqualificazione di immobili già esistenti, ma il rischio è che queste strutture diventino semplicemente i vecchi poliambulatori con una nuova insegna, senza un cambiamento sostanziale delle prestazioni offerte. Abbiamo costruito i contenitori, ma non ci siamo preoccupati di riempirli di contenuti”.

Il decreto ministeriale 77 del 2022 presenta le Case di Comunità come cardine di un nuovo modello di assistenza territoriale, finalizzato ad alleggerire la pressione che grava sugli ospedali e a garantire ai cittadini una presa in carico più efficace dei bisogni sanitari e sociosanitari. Con il PNRR, avviato dal governo Conte II e portato a termine dal governo Draghi attraverso finanziamenti europei, sono state individuate le risorse per lo sviluppo delle strutture. Il DM 77 del 23 maggio 2022 ha definito gli standard relativi a personale, servizi e funzionamento dei nuovi presìdi, mentre Regione Lombardia, con la DGR XI/7592 del 15 dicembre 2022, ha predisposto la programmazione dell'assistenza territoriale.

“Il DM 77 assegna alle Case di Comunità il compito di ricomporre una sanità territoriale molto frammentata, cosa che nella realtà, per come sono state realizzate, non possono fare – rimarca Del Bono –. Per le strutture hub si prevedeva una presenza medica 24 ore su 24, sette giorni su sette, e infermieristica per almeno 12 ore al giorno, sette giorni su sette. Si parlava di strumentazione per permettere una prima valutazione diagnostica, del monitoraggio delle condizioni di salute, di un punto vaccinazioni, di un centro unico di prenotazione e di una connessione con i servizi sociosanitari. Tutto questo ora non c’è”.

Delle 203 strutture previste in Lombardia, secondo i dati richiamati da Del Bono, ne sono state realizzate quasi 200, in linea con gli obiettivi infrastrutturali prefissati. Ben diverso è il quadro relativo all'effettiva attivazione dei servizi: soltanto 13 strutture, secondo gli stessi dati, rispetterebbero integralmente i criteri richiesti dal DM 77.

“Le risorse andavano spese entro il 2026, perciò c'è stata una rincorsa alla manutenzione straordinaria di edifici pubblici, spesso di proprietà delle ASST o dei Comuni – aggiunge Del Bono –. Ma alla realizzazione dei contenitori non è corrisposta un'adeguata programmazione delle risorse umane necessarie a farli funzionare. Siamo arrivati a ridosso della scadenza andando a bussare alla porta dei medici di medicina generale, che però sono già in difficoltà nel rispondere alla domanda sanitaria del territorio. Il problema della carenza di medici e infermieri era noto da anni e avrebbe richiesto una programmazione ben diversa”.

A Brescia la questione assume un significato particolare anche per l'organizzazione del sistema sanitario locale. L'ASST Spedali Civili riunisce infatti uno dei principali poli ospedalieri pubblici della Lombardia e una vasta rete di servizi territoriali, con la necessità di garantire risorse e attenzione a entrambi gli ambiti.

“Gli Spedali Civili sono un patrimonio fondamentale della sanità pubblica lombarda, che va difeso e sostenuto – sottolinea Del Bono –. Ma non possiamo continuare a concentrare tutta l'attenzione sull'ospedale, lasciando sullo sfondo la sanità territoriale. Le Case di Comunità dovrebbero rappresentare proprio il punto di equilibrio tra questi due sistemi, garantendo risposte ai cittadini vicino a casa e riducendo il ricorso improprio alle strutture ospedaliere”.

Più in generale, il rischio, secondo il consigliere regionale, è che le Case di Comunità non siano altro che vecchi poliambulatori ristrutturati, senza una sostanziale variazione delle prestazioni erogate.

“Le Case di Comunità sono nate per evitare quello che ci è capitato durante il periodo pandemico; devono intercettare la domanda di salute, essere luoghi nei quali si costruisce una politica sociosanitaria integrata: dall'assistenza domiciliare alla presa in carico delle cronicità e delle condizioni di non autosufficienza – specifica Del Bono -. Devono diventare un livello di assistenza intermedio rispetto all'ospedale, altrimenti il pericolo è di sprecare una quantità enorme di risorse”.

In mancanza di professionisti, strumenti adeguati e percorsi assistenziali, questi centri non possono rappresentare una risposta efficace ai bisogni sanitari della popolazione.

“Bisogna correggere la rotta – conclude Del Bono –, a Brescia, come nel resto della Lombardia, il fine ultimo di questa operazione non è chiudere cantieri e tagliare nastri, ma dare risposte ai cittadini, ridurre gli accessi agli ospedali dal pronto soccorso, seguire le persone fragili e rendere l'assistenza sanitaria più accessibile. Su questo si dovrebbero concentrare gli sforzi della Regione”.

29 ott 2026 18:16