Dialogo culturale e cooperazione: ecco il Master
“In un periodo come questo, si tratta di un evento controcorrente.” Così recita l’esordio di Anna Maria Fellegara, prorettore vicario dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, giovedì 29 ottobre, in occasione della presentazione del nuovo master di secondo livello in “Dialogo culturale e cooperazione internazionale”, un percorso di studi organizzato dalla Facoltà di Scienze della Formazione.
Non una semplice presentazione, ma una manifestazione di impegno diretto e personale in un tema assai spinoso, la quale ha affiancato dati, statistiche e conclusioni delle ricerche svolte dai relatori a una sana dose di solidarietà. È stato significativo, in questo senso, il collegamento online con un seminario dell’Ipea (Istituto per il Patto Educativo Africano), ente originatosi in Ruanda, ma che mette in collegamento svariati vescovi africani con l’obiettivo ultimo di educare i giovani a essere portatori di pace, attraverso il coordinamento delle università cattoliche del continente.
A prendere la parola, poi, è stato il monsignor Angelo Vincenzo Zani, archivista e bibliotecario emerito di Santa Romana Chiesa, membro del Dicastero per l’evangelizzazione – sezione per la prima evangelizzazione e le nuove Chiese particolari – e presidente della fondazione Sfera, che ha messo in luce le tre ragioni fondamentali per cui il master ha avuto inizio. In primo luogo, mons. Zani ha ripreso la forte vocazione pedagogica dell’ambito accademico bresciano, con esplicito riferimento al taglio del nastro della facoltà di magistero dell’Università Cattolica, nel lontano 1965. In seguito, ha indicato la necessità del coinvolgimento di figure altamente specializzate all’interno della cooperazione internazionale. Infine, l’esistenza di organismi sovranazionali - come l’Onu, o l’Unione Europea, di fronte alla quale, fra l’altro, è stato presentato il piano strategico dell’ateneo - non relega la guerra agli episodi del passato. Tutto ciò implica che “La risoluzione dei conflitti è una professione – dichiara monsignor Zani – e da qui il master.”
Un percorso educativo a cui, però, non tutti hanno accesso: stando ad Anna Cristina D’Addio, Chief education policy del Global education monitoring report dell’Unesco, nonché ulteriore relatrice di questa conferenza, sono ben 273 i milioni di bambini non scolarizzati. Si tratta di un dato, peraltro, verosimilmente sottostimato e in crescita, ormai, per il settimo anno consecutivo. Tutto questo si intreccia con le sfide contemporanee rappresentate dal clima e dalla giustizia: nel mondo, le scuole sono state chiuse dal 75% degli eventi considerabili come estremi, ma solo il 38% dei paesi ha una legge o una strategia volta alla sensibilizzazione sul tema. In poche parole, “Chi ha contribuito di meno al riscaldamento climatico, paga per primo.” L’economista Unesco, poi, si rivolge agli studenti, presenti in prima fila: “Il cambiamento climatico è una questione sociale. Bisogna superare il paradigma del semplice trasferimento di conoscenze con l’insegnamento socio-emotivo.”
In conclusione, la giornalista, docente di Media e informazione presso il Dams, Anna Maria Pozzi, ha schierato in campo il suo “expertise” da operatrice dell’informazione, sottolineando l’importanza delle parole. Gli studenti di Scienze della Formazione in futuro potrebbero avere a che fare con i 930.000 alunni di origine straniera presenti sui banchi del Paese e avranno avuto sicuramente modo di visionare almeno uno dei 2239 servizi sui migranti che l’anno scorso sono stati mandati in onda in televisione: “C’è un problema di quantità e di qualità dell’informazione: non se ne parla perché non interessa o non interessa perché non se ne parla?”.
Come anticipato in precedenza, gli iscritti al master hanno usufruito dell’occasione di assistere all’incontro e fare tesoro degli interventi dei protagonisti, in modo tale da fornire una risposta concreta all’appello di monsignor Zani: “Ricostruire a partire dalle macerie, affinché ci sia un domani possibile e comune.”