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Brescia
di MASSIMO VENTURELLI 05 mag 11:45

Essere San Vincenzo oggi

La presidente Ornella Martinelli e i fondamenti delle conferenze di carità e i modi in cui, in questa emergenza sanitaria riescono a “mantenere la fede sotto l’ombrello della carità” e a essere al fianco di chi è nel bisogno

“Quello che stiamo facendo in questo tempo segnato dall’emergenza coronavirus non è altro che un tentativo di rispondere oggi a una domanda che il 23 aprile del 1833 era stata posta a un gruppo di studenti impegnato della Sorbona, tra i quali c’era anche Federico Ozanam: e voi cristiani che cosa fate, dove sono le vostre opere?”. Così Ornella Martinelli, presidente della San Vincenzo di Brescia, chiarisce le ragioni di un impegno che, anche in un tempo difficile come quello attuale, le conferenze presenti nel Bresciano stanno portando avanti, nel silenzio, per fare in modo che le persone più fragili non abbiano a sentirsi ancora un “po’ più ultime” per via del virus. In queste settimane di grandi difficoltà la San Vincenzo di Brescia, per esempio, ha deciso di estendere il servizio del dormitorio femminile a tutto l’arco della giornata garantendo alle ospiti un riparo in tempi di grandi restrizioni dei movimenti personali.

In molti a Brescia conoscono la San Vincenzo e il tanto bene che compie, con risposte efficaci a bisogni concreti, a diverse forme di povertà. Non tutti sanno, però, che alla base di tutto c’è una grande tensione spirituale...

Le conferenze di carità nacquero, per intuizione di Federico Ozanam, anzitutto con una missione propriamente spirituale, crescere nella fede mediante l’esercizio della carità e della amicizia al proprio interno e al tempo stesso la ricerca del bene spirituale e materiale delle persone in condizioni di disagio e di povertà, con il precipuo intento di promuovere il bene comune e la giustizia sociale. Si tratta di punti di riferimento imprescindibili ancora oggi.

Oggi le conferenze cosa sono?

Le conferenze si configurano come comunità di fede, di amicizia, di preghiera e di azione innestate nel tessuto vitale della quotidianità. Giorgio La Pira annotava che la conferenza di S. Vincenzo è veramente lo strumento più elementare e completo di santificazione. Infatti, sosteneva il sindaco di Firenze, che nella conferenza il confratello è unito a Dio in una vita costante e crescente di grazia e di preghiera; è unito ai suoi confratelli con i quali settimanalmente rinsalda ed accresce, in vista del comune obiettivo di carità, il vincolo soprannaturale di amicizia; è unito ai poveri in virtù della visita periodica, vero canale di grazia e di fraternità, strumento di reciproco amore e di reciproca elevazione.

Il gesto di carità è solo il momento terminale, visibile della vita delle conferenze. Pochi conoscono cosa ci sia sotto la punto dell’iceberg...

Come vincenziani ci riuniamo in gruppi che hanno conservato, appunto, il nome originario di “conferenza”, settimanalmente o quindicinalmente, riservando un momento iniziale alla spiritualità, quindi alla formazione: si prega e si riflette insieme, utilizzando la Scrittura, come pure le lettere di Ozanam o i vari sussidi formativi. La seconda parte della riunione è dedicata principalmente all’analisi e discussione delle situazioni relative alle famiglie e persone in difficoltà, come pure alle condizioni di povertà e marginalità del contesto territoriale. La riunione di conferenza e la visita alla persona disagiata, sono i tratti caratteristici della esperienza vincenziana e sono vissuti come momenti di un medesimo impegno che esige una creatività caritativa

L’emergenza sanitaria che impatto ha avuto sulle conferenze?

Molte conferenze hanno dovuto modificare il loro modo di operare. Per prima cosa non è possibile compiere la visita domiciliare, vera essenza dell’operare vincenziano, per cui i contatti con le famiglie vengono svolti telefonicamente. Nel contempo si lavora in rete con altre realtà del quartiere o del territorio coinvolgendo nuovi volontari ai quali si affiancano i vincenziani che, in collaborazione con i servizi sociali, si occupano di fare la spesa o acquistare medicinali per le persone impossibilitate ad uscire di casa o che hanno paura di farlo perché in età avanzata.

Immagino che anche i momenti di vita comunitaria siano cambiati?

I momenti di vita comunitaria continuano a distanza tramite chat non solo per le decisioni sulle modalità di intervento, ma anche per condividere momenti di vita quotidiana.

MASSIMO VENTURELLI 05 mag 11:45