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Brescia
di MASSIMO VENTURELLI 28 mag 09:04

Il nuovo abc per le attività estive

Il direttore generale dell’Ats di Brescia, Claudio Sileo, fa il punto sul confronto in corso: come saranno le proposte estive e cosa si potrà fare

Ancora un paio di settimane e, senza l’arrivo di Covid-19, avrebbe preso il via la grande estate degli oratori bresciani (e con questi anche quelle realtà pubbliche e private che, attingendo a piene mani da questo modello, propongono iniziative aggregative). Lo scoppio della pandemia e la convivenza che ancora si protrae con il virus hanno però scombussolato piani e progetti, rendendo tutto più difficile e incerto. Da tempo Governo, Regioni e Cei, e, su un piano locale, Prefettura, Ats, Comuni, Diocesi, etc., sono al lavoro per cercare di definire cosa si potrà fare per l’estate di giovani e giovanissimi. Il confronto è ancora aperto per cercare di capire, normative, decreti, provvedimenti, protocolli e resoconti sanitaria alla mano, quello che nelle settimane estive si potrà fare, dove e con che numeri. Prioritari sono i temi della sicurezza di utenti ed operatori, della definizione degli spazi da usare, delle attività che si possono realizzare, delle responsabilità. Per cercare di conoscere qualcosa in più sul confronto in corso è stato sentito Claudio Sileo, direttore generale dell’Ats Brescia.

Qual è lo stato dell’arte del confronto sulle attività estive?

Il tema è trattato in modo dettagliato e preciso dal Dpcm del 17 maggio scorso che dedica un intero capitolo alle attività ludico ricreative che si potranno proporre nei centri estivi. Il documento arriva a specificare tutto ciò che è necessario per poter aprire questo tipo di attività

Comuni, parrocchie e altre realtà si stanno confrontando a partire dal presupposto che le iniziative estive con grandi numeri e tanta socialità per quest’anno restano nel cassetto…

Sì, è sempre il Dpcm a fissare regole stringenti. Per prima cosa divide i potenziali utenti di queste attività per fasce d’età fissando anche il rapporto con gli adulti: dai 3 ai 5 anni il rapporto deve essere di una figura adulta ogni cinque bambini; dai 6 agli 11 il rapporto sale a un adulto ogni sette bambini, per arrivare alla fascia che va dai 12 ai 17 anni al rapporto di uno a dieci. Un po’ più complicato è il tema della preparazione del personale adulto che dovrà essere impiegato in queste attività estive. Il Dpcm non parla di particolari professionalità, ma della formazione specifica di chi andrà a operare in queste attività estive. Glioperatori, dovranno essere formati rispetto al momento e alle esigenze particolari che stiamo vivendo: dovranno essere ferratissimi in tema di conoscenza delle misure di prevenzione specifiche imposte dall’emergenza coronavirus.

Un altro tema è quello relativo all’individuazione e all’utilizzo degli spazi…

Non c’è spazio più sicuro di quelli all’aria aperta e anche nel Dpcm si caldeggia il ricorso più ampio a questa soluzione. Per quanto possibile si sconsiglia la programmazione di attività all’interno di aule o di spazi chiusi e quando questo non fosse possibile si raccomanda l’uso di spazi che siano il più ampi possibili e soprattutto in grado di essere ventilati. E se l’attività dovesse prevedere un momenti di scrittura o di disegno su un banco sarebbe bene che questi fossero portati all’aria aperta. Resta, ovviamente, l’obbligo del distanziamento tra un ragazzo e l’altro, anche se bene comprendo che in contesti come quelli delle attività estive sia il più difficile da far rispettare, soprattutto con i bambini più piccoli durante la pratica del gioco.

Parliamo ora di misure igienico-saniarie?

Anche queste sono dettagliatamente enunciate sul Dcpm. Su tutte porrei un’attenzione particolare al “triage”: prima di accogliere per le attività previste un bambino o un ragazzo è necessario appurare che non abbia alcuna sintomatologia: va misurata la temperatura e, attraverso la mediazione dei genitori quando il bambino non fosse in grado di farlo, vanno poste quelle domande atte a evitare di accogliere un bambino potenzialmente portatore di Covid-19 e che potrebbe mettere a repentaglio la salute degli altri bambini e degli operatori. Consiglio, poi, di mantenere quanto più possibile la stabilità delle equipe. Se un operatore adulto dovesse ogni giorno cambiare il piccolo gruppo di riferimento, potrebbe capitare che, insorgendo un caso di positività al coronavirus si dovesse arrivare all’isolamento dell’intero gruppo degli educatori e degli utenti, chiudendo di fatto l’intera attività. Garantendo la presenza stabile di un operatore adulto su un solo piccolo gruppo qualora si verificasse un caso, l’attività potrebbe proseguire limitandosi all’isolamento del solo gruppo interessato.

Quali, fra le attività di una giornata tipo dei grest si potranno fare. Partiamo dalla preghiera…

Per l’eventuale preghiera iniziale o per la presentazione della giornata, adottate tutte le misure previste dai protocolli, non c’è nessun problema: vale quanto stabilito per la ripresa delle celebrazioni: distanziamento sociale, mantenimento del posto assegnato.

Ci sono, poi, le attività laboratoriali. Sono possibili?

Certamente, ma sempre con il dovuto distanziamento e con la precisazione che l’uso della mascherina è obbligatoria (consigliata pure per i più piccoli anche se per loro non è obbligatoria), così come l’adozione di strumenti di separazione tra una postazione e l’altra con divisori di plexiglass. Il tutto senza dimenticare l’igienizzazione: ogni attività estiva deve dotarsi di prodotti come soluzioni alcoliche, a base di cloro o di candeggina per sanificare costantemente, e non solo a fine giornata, materiali e spazi.

Importantissima è la questione del gioco, uno dei momenti cardine dell’attività estiva…

Qui non c’è molto da dire: quelli individuali, che non richiedono una interazione fra bambini, possono essere fatti. Tutti gli altri, come il calcio, la pallacanestro o quelli (la maggioranza di quelli che solitamente vengono fatti nelle giornate del grest, ndr) o quelli che prevedono un contatto diretto fra partecipanti sono rigorosamente vietati. Per questo, torno a ripeterlo, è molto importante la formazione degli operatori delle attività estive rispetto alle prescrizioni previste dai diversi livelli di normative. La perfetta conoscenza di queste rendi chiari e inequivocabili anche le scelte in tema di giochi e di attività ludico-ricreative che si possono fare in piena sicurezza.

Arriviamo al tema della merenda o di piccoli spuntini…

La somministrazione di cibo di per sé non è tra le attività vietate, è ovvio che il cibo distribuito deve essere il meno contaminato possibile. Quindi assolutamente no a panini e altri alimenti preparati dagli operatori, sì invece a quelli preconfezionati da consegnare a ogni partecipante con un’attenzione particolare all’igiene delle confezioni su cui il virus comunque può essere presente. Chi è chiamato alla distribuzione deve dotarsi di guanti e adottare le misure igienico sanitarie previste, così come va curata l’igiene delle mani dei bambini e dei ragazzi nel momento in cui consumano merendine confezionate o altro.  

Quindi, attività estive sì, ma con il rispetto di alcune importantissime indicazioni?

Sì, ma anche con la piena consapevolezza che, se anche siamo nella coda dell’epidemia non bisogna perdere nessuna occasione per rilanciare il messaggio che oggi più che mai la responsabilità individuale è fondamentale. Quando era la legge a farlo, era più facile mettere in atto comportamenti e misure di sicurezza, oggi in cui la legge ha riconsegnato maggiori libertà rispetto alle settimane del lockdown, che ci consente, pure con tutte le cautele del caso, di pensare a proposte, come quelle delle attività estive, sino a qualche settimana fa impensabili, diventa estremamente importante la responsabilità di chi , come gli oratori i Comuni, etc sta lavorando su questi progetti, ma anche quella individuale di ogni persone che, a diverso titolo, vi prenda parte. I comportamenti irresponsabili a cui abbiamo assistito nei giorni scorsi devono essere un monito, così come le immagini drammatiche delle tante persone che hanno perso la loro battaglia contro il coronavirus devono diventare un punto di riferimento importante anche per i comportamenti da mettere in atto, al di la di quello che impone la legge, anche nella realizzazione e nella gestione delle attività estive. Se non si vuole tornare al periodo buio dal quale siamo da poco usciti, è bene essere tutti più responsabili ed invitare quelle persone che invece hanno comportamenti più rilassati, a fare altrettanto, non tanto per una questione di autorità, ma di senso civico.

MASSIMO VENTURELLI 28 mag 09:04