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Brescia
di REDAZIONE 14 feb 2020 15:12

L'umano e l'umanoide

Appuntamento con Massimo Gaggi e Giorgio Metta, lunedì 17 febbraio alle 18.30 al Centro pastorale Paolo VI. Il futuro del mercato del lavoro e l'intelligenza artificiale in un incontro promosso dal Centro Studi San Benedetto. Alla serata sarà presente anche il vescovo Pierantonio

"L'intelligenza artificiale non si limita ad essere una partita a scacchi o a poker tra un robot e un uomo. Essa impatta prepotentemente nel mercato del lavoro - in futuro quasi il 50% dei posti di lavoro sarà automatizzato - e rispetto ad alcune scelte etiche (in ambito sanitario, militare, e anche nel mondo della giustizia certe scelte le assumono i robot). Come sostiene William Brian Arthur dell'Università di Standford, "la tecnologia è troppo importante per essere lasciata agli esperti". Così  Marco Nicolai, presidente del Centro Studi San Benedetto, annunciando la serata di lunedì 17 febbraio alle 18.30, al Centro pastorale Paolo VI, dal titolo “Rivoluzione digitale e intelligenza artificiale. L’umano e l’umanoide nel futuro del lavoro”.

Nell'occasione interverranno Massimo Gaggi, editorialista del Corriere della Sera negli Stati Uniti, dove segue le vicende politiche ed economiche e le trasformazioni sociali del Paese, soprattutto quelle legate alla rivoluzione tecnologica, e Giorgio Metta, Direttore Scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia e creatore di iCub. Le sue attività di ricerca riguardano la robotica umanoide bioispirata con particolare attenzione verso lo studio di sistemi artificiali dotati di capacità di apprendimento automatico. Alla serata sarà presente anche il vescovo Pierantonio.

“Qualche anno fa  - scrive Massimo Gaggi - il dibattito sull'impatto che la crescente automazione è destinato ad avere sul mondo del lavoro si è spostato da un profilo semplicemente quantitativo (fino a che punto le macchine sostituiranno l'uomo?) ad uno qualitativo: l'analisi dei nuovi mestieri dell'era digitale, da quelli creativi e di maggior valore di chi è chiamato ad operare in simbiosi con le macchine, ai tanti impieghi precari e poco retribuiti della gig economy. Le aziende tecnologiche la chiamano economia della condivisione, ma dietro questa definizione ecumenica riferita a tecniche che consentono di sfruttare meglio risorse sottoutilizzate, c'è soprattutto la realtà di un aumento delle diseguaglianze destinato a diventare sempre più estremo e ad alimentare il disagio sociale, in assenza di regole.  Il progresso sempre più rapido della tecnologia - dallo sviluppo dell'intelligenza artificiale e delle macchine che imparano dall'esperienza senza bisogno di essere programmate, fino alla diffusione di tecniche come quelle del riconoscimento facciale - ci impongono, però ora di affrontare la questione in termini più ampi: sta diventando concreto il rischio che un uso incontrollato e sempre più estremo di queste tecnologie sottoponga il mondo del lavoro - e anche l'intera società - a un soffocante regime di sorveglianza digitale destinato ad alimentare anche una sorta di autoritarismo meritocratico”.




REDAZIONE 14 feb 2020 15:12