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Brescia
di MICHELE BUSI 15 lug 2022 08:55

La testimonianza di Mario Cattaneo

Il ricordo del Ce.Doc., a 10 anni dalla scomparsa, di un testimone di primo piano, già direttore del nostro settimanale, dell’impegno laicale

Nell’inverno di dieci anni fa ci lasciava Mario Cattaneo, un testimone di primo piano dell’impegno laicale bresciano. Una vita operosa la sua, che si è dispiegata nell’impegno associativo nell’Azione Cattolica degli anni Cinquanta e Sessanta, nell’Editrice La Scuola nelle sue varie articolazioni che vanno dalle riviste ai corsi di formazione e aggiornamento, nella sua azione politica e amministrativa sia in Comune che in Provincia di Brescia, nel suo impegno come direttore del settimanale diocesano “La Voce del Popolo” (1983-1989), nella discreta e generosa dedizione sua e della sua famiglia per tener viva un’esperienza missionaria scaturita da un grande dolore familiare come la scomparsa del proprio figlio. Il Ce.Doc. lo ha ricordato qualche anno fa con un volume “Mario Cattaneo. Testimonianze e scritti”, 2014, pp. 184) in cui sono state raccolte sedici intense testimonianze di persone che lo hanno conosciuto nei diversi ambiti del suo fecondo operato, oltre a trentotto suoi scritti che vanno dal 1955 al 2004.

Tra questi, prendiamo alcune riflessioni riguardo ai giovani, tratte da un intervento di Cattaneo su “La Voce del Popolo” nel settembre 1983 dopo un pellegrinaggio dei giovani sul Guglielmo con il Vescovo Foresti: “Non lasciamoci fuorviare da certi fatti dei quali siamo spettatori: e magari confrontiamo il pieno degli stadi, per lasciarsi coinvolgere da un concerto, con il gruppo che sale la montagna; e l’affollata discoteca di paese con il deserto oratorio o l’esiguo drappello giovanile con le sue iniziative di servizio. Noi crediamo alla fecondità del pugno di lievito, alla esemplarità del ‘piccolo gregge’, alla ricchezza contagiosa delle idee e dei gesti che dicono pulizia di sentimenti, attenzione, servizio, amore, fedeltà, coraggio, pazienza. Perciò siamo grati a quanti ben più giovani di noi, accogliendo l’invito del Vescovo, sanno operare alcune scelte. La conversione nella sua radicalità oltre accomodamenti e tiepidezze e finzioni ben note a noi meno giovani.

La profezia, l’annuncio ovunque non solo tra ‘le solite facce’, ma ovunque la vita chiama e il lavoro obbliga e il divertimento sollecita. Attendiamo questi ed altri insegnamenti convinti come siamo che ai giovani non ci si rivolge solo per parlare, per insegnare, ma anche per ascoltare ed apprendere. Non che, secondo una retorica stupida prima che sbagliata, essi siano i depositari della verità. No, ma i loro occhi guardano e il loro cuore avverte secondo i modi che a noi non sono più permessi. A noi è necessario perciò guardarli negli occhi e sintonizzarci con i loro sentimenti.

Poi, la nostra mano. Quella di gente che ha camminato, ha sperato, ha perduto, ha smarrito il fascino delle stelle. Ma sa, con tragica responsabilità di educazione e disperata certezza, che il sole, all’orizzonte della vita, non tramonta”.

MICHELE BUSI 15 lug 2022 08:55