Migrazioni: non abituarsi al conto dei morti
Il primo Papa a visitare le Isole Canarie, terza e ultima tappa del suo viaggio apostolico in Spagna, si inchina davanti alla tragedia di migranti e lancia un forte appello all'Europa, alla comunità internazionale e alla Chiesa
Così il Papa si rivolge a Blessing, una vittima della tratta, che per ragioni di sicurezza non ha potuto essere presente di persona. “La tua vita non appartiene a chi ti ha fatto del male”, il messaggio inviato a Blessing e a tutte le donne che, come lei, sono vittime della tratta e dello sfruttamento: “Il tuo corpo non appartiene a chi si è approfittato di te; i tuoi giorni non appartengono a chi ha voluto incatenarli alla paura! La tua vita appartiene a Dio e conserva una dignità che nessuno può strapparti”.
“Non siete numeri, né fascicoli”, le parole indirizzate a tutti i migranti: “Voglio inchinarmi davanti alla vostra dignità, ma voglio anche dirvi che la vostra vita deve essere protetta. Non consegnate la vostra esistenza a chi la mercanteggia. Non credete a chi promette paradisi facili, in cambio del vostro corpo, del denaro, del silenzio o della vostra libertà. Quelle false promesse sono canti delle sirene, sono industrie di morte”.
Ma il compito più esigente, per Leone, riguarda tutti noi: “Il vostro dramma deve diventare un esame di coscienza: per le nazioni di origine, che devono creare condizioni di pace, giustizia e sviluppo; per le nazioni di transito, chiamate a proteggere e a non lasciare i deboli nelle mani di reti criminali; per l’Europa, che non può proclamare la dignità umana e abituarsi a che il Mediterraneo e l’Atlantico siano cimiteri senza lapidi; per la comunità internazionale, chiamata a una cooperazione efficace e perseverante”. “Anche la Chiesa deve lasciarsi interpellare”, perché “l’accoglienza del migrante non può essere qualcosa di secondario, né venire delegata solo ad alcuni volontari”.
“Non basta gestire gli arrivi, distribuire cifre, rafforzare le frontiere o lamentare le morti quando sono già avvenute”, le indicazioni politiche del discorso, riservate a “chi ha in mano responsabilità decisive – autorità civili, parlamenti, governi e organizzazioni internazionali – e anche le comunità cristiane, le altre tradizioni religiose e tutti gli uomini e le donne di buona volontà”. “Ogni barca che arriva non porta solo migranti”, ha denunciato Leone XIV: “porta con sé una domanda:che mondo abbiamo costruito, se tanti fratelli devono rischiare la morte per cercare la vita? La dignità umana esige vie legali e sicure, soccorso e assistenza, cooperazione reale contro i trafficanti, protezione effettiva delle vittime, processi seri di accoglienza e integrazione, e politiche che permettano a ogni persona di vivere con dignità nella propria terra”.
“Non possiamo abituarci a contare i morti”. La dignità umana non ha passaporto, né perde valore quando attraversa una frontiera”, il monito di Leone: “Se esiste il diritto di cercare rifugio quando la vita è minacciata, esiste anche il diritto di non dover migrare: il diritto di rimanere nella propria casa senza fame, senza guerra, senza persecuzioni, senza violenza, senza che la terra diventi inabitabile, senza che la corruzione rubi il pane ai poveri, senza che le armi distruggano il futuro dei bambini. Oggi, qui, in riva al mare, ogni vita che arriva ci chiede che cosa resta della nostra umanità”.
"Nel mondo cessino le guerre", l'auspicio nell'omelia della messa nello stadio di Gran Canaria, iniziata con un invito a "pregare insieme per i fratelli e le sorelle che hanno perso la vita in mare". “Abbracciare la croce” e “coltivare una spiritualità eucaristica”, la consegna per i vescovi, i sacerdoti, i diaconi, i religiosi, le religiose, i seminaristi e gli operatori pastorali, incontrati nella cattedrale di Sant’Anna a Las Palmas.
Foto Vatican News