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Brescia
di REDAZIONE 05 giu 2026 06:15

Terziario: cala la fiducia... ma non per la guerra

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L’indice rilevato tra gennaio e marzo (112), che risente solo in parte del deterioramento dello scenario globale determinato dalla crisi in Medio Oriente scoppiata lo scorso 28 febbraio, è in leggero calo sul trimestre precedente

Nel 1° trimestre del 2026 il clima di fiducia delle imprese bresciane attive nel settore terziario si è attestato a 112 punti, in moderata flessione rispetto a quanto rilevato nei tre mesi precedenti (118), ma poco al di sopra della misurazione relativa allo stesso periodo del 2025 (106).

A evidenziarlo sono i risultati dell’Indagine congiunturale del Centro Studi di Confindustria Brescia riferita al periodo tra gennaio e marzo 2026. Prosegue, quindi, nel Bresciano la fase di sostanziale stabilizzazione del sentiment delle realtà dei servizi, dopo i picchi sperimentati fra la fine del 2022 e i primi mesi del 2024. La ricerca evidenzia, però, che sull’andamento del 1° trimestre 2026 influisce solo in parte del deterioramento dello scenario globale determinato dalla crisi in Medio Oriente, scoppiata lo scorso 28 febbraio.

Per il Centro Studi di Confindustria è verosimile che gli effetti della guerra ancora in corso si faranno sentire solo nei prossimi mesi, quando si potrà avere una quantificazione più realistica delle effettive conseguenze sull’attività e sulla fiducia del settore terziario bresciano.

La ricerca di Confindustria evidenzia nei primi tre mesi dell’anno un aumento di fatturato per il 44% delle imprese intervistate, con un saldo positivo (+25%) tra coloro che hanno dichiarato variazioni in aumento e in diminuzione. Anche il loro portafoglio ordini evidenzia un moderato incremento (saldo netto pari a +11%); cresce, poi, anche l’occupazione: le aziende che hanno segnalato una crescita dei propri collaboratori sono il 21% in più rispetto a quelli che dichiarano una flessione. I prezzi dei servizi offerti, invece, si caratterizzano per una sostanziale stabilità, ma iniziano a intravedersi i primi segnali inflattivi: per il 76% delle aziende rispondenti i prezzi non sono variati, ma il saldo netto fra aziende che dichiarano aumenti e quelle che invece segnalano diminuzioni è pari a +20%. Nonostante il significativo clima di incertezza cha connota l’attuale fase ciclica, le prospettive per i mesi a venire appaiano nel complesso favorevoli: il fatturato è atteso in crescita dal 50% degli intervistati, con un saldo positivo del 43% a favore degli ottimisti rispetto ai pessimisti; i saldi riferiti al portafoglio ordini (+44%) e all’occupazione (+24%) descrivono uno scenario nel complesso incoraggiante; i prezzi dei servizi offerti manifestano un saldo del +20%, a indicazione che, nel prossimo futuro, una fase rialzista è ritenuta quanto meno verosimile. Con riferimento alle prospettive generali dell’economia italiana, il 61% degli intervistati prevede il sostanziale mantenimento degli attuali livelli di attività; solo il 9% si dichiara ottimista, mentre il 30% del campione esprime un orientamento più pessimistico.

REDAZIONE 05 giu 2026 06:15