(1863) Fedele al Papa, fedele alla Nazione
“Ogni qualvolta mi si presenta avanti la dolorosa divergenza tra la nostra Nazione e il Sommo Pontefice intorno al di lui regno temporale, il mio cuore si anima di grande desiderio di vedere presto stabilirsi la pace e la concordia fra queste parti divergenti che ama ambedue grandemente e fa voti ardenti al buon Signore perché si compiaccia illuminarci, dirigerci ed abbracciarci tutti con la sua divina grazia”. Così scriveva il 18 settembre 1863 Don Giuseppe Dotti, sacerdote di Erbusco, al vescovo Girolamo Verzeri, che l’aveva invitato a ritrattare la propria adesione alla petizione promossa dal gesuita don Carlo Passaglia, per una riconciliazione tra il Papa e il nuovo stato italiano. La petizione, sottoscritta da ben 9.000 sacerdoti, di cui 150 bresciani, chiedeva al pontefice di consentire che Roma diventasse capitale d’Italia e che la Chiesa si riconciliasse con lo Stato nazionale. Don Giuseppe si trovava nel doloroso dissidio di sentirsi pienamente fedele alla Chiesa, ma anche pienamente italiano: “Questi sentimenti io li sottometto con fiduciosa confidenza a V. Eccellenza che rappresenta apresso me l’Autorità del mio Signore, poiché a Lui pure quotidianamente li sottometto in quel modo il meno indegno che la mia debolezza mi permette e Gli innalzo ancora voti dal cuore pregandolo che liberi il capo del Suo Vicario da questa pungentissima corona”. [Carte ad Annum, b. 50, 1863]