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Brescia
di EMILIA NICOLI 05 mar 11:17

I luoghi bresciani di Armida Barelli

I soggiorni sul nostro territorio sono determinanti nell’opera di Armida Barelli (1882-1952), cofondatrice dell’Università Cattolica

Tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento il territorio tra Gavardo, Roè Volciano e la riviera salodiana era soggetto a un notevole sviluppo economico, grazie all’insediamento di complessi industriali del settore tessile e all’avvio delle aziende turistiche che richiamavano investitori e visitatori nazionali e stranieri. È in questo ambiente particolarmente attrattivo che si compiono fatti determinanti per le future iniziative sociali e spirituali di una straordinaria figura femminile del laicato cattolico, di cui di recente è stata annunciata dal Papa la beatificazione.

Armida Barelli ((1882-1952) apparteneva ad una famiglia della ricca borghesia milanese ed era cresciuta nell’agiatezza tra viaggi, ricevimenti, vacanze al mare, sui monti e presso le stazioni climatiche gardesane. Nel 1916, all’età di 34 anni, Ida aveva però già avviato un percorso di vita ispirato alla spiritualità francescana, sotto la guida di padre Agostino Gemelli e del guardiano del convento francescano di Brescia, padre Arcangelo Mazzotti. Nel marzo di quell’anno Ida, sofferente di disturbi renali, in compagnia della mamma era venuta a soggiornare in una pensione nei pressi di Salò.

Qui fa conoscenza con l’uomo della Provvidenza: il commendatore Ernesto Lombardo, consigliere delegato dei maggiori cotonifici italiani, che risiedeva presso lo stabilimento De Angeli Frua a Roè. Era un uomo molto religioso e un benefattore che ospitava nelle sue ville persone convalescenti o profughi di guerra. Fu d’obbligo per lui invitare le signore Barelli a soggiornare nella sua casa di Roè; qui ricevettero la visita di padre Mazzotti e di Agostino Gemelli, venuto dal vicino fronte dov’era medico e cappellano militare.

L’entusiasmo di questi incontri, determinanti per futuri grandi progetti, è testimoniato nelle lettere familiari di Ida che racconta pure uno stranissimo evento accaduto il 30 marzo durante una sua passeggiata a Salò. Costretta, per un acquazzone improvviso, a rifugiarsi nel monastero della Visitazione (allora in via della Fossa) e presentandosi a una monaca come milanese, le venne rivolto questo sconcertante appello: “Gesù vuole la consacrazione degli eserciti al suo Cuore e padre Gemelli deve realizzare il suo desiderio; lei, milanese, conosce qualcuno che possa trasmettergli il messaggio?”. Da questi incontri, superiormente predestinati, nasce un primo progetto di risonanza internazionale: la consacrazione di quattro milioni di soldati italiani al Sacro Cuore, poi esteso nel 1917 anche agli eserciti alleati. Fu cura del Lombardo far confezionare a Roè milioni di bandierine tricolori in cotone col simbolo del S. Cuore, destinate ai militari.

Sempre in nome del Sacro Cuore, il 2 aprile 1919 prende il via un secondo grande progetto: l’istituzione di un’Università Cattolica. A presiedere il Comitato promotore fu nominato il Lombardo e proprio lui sarà il protagonista del cosiddetto “miracolo del S. Cuore” invocato dalla Barelli per ottenere un milione di lire, necessario all’acquisto della sede universitaria di Milano. Il Lombardo, apertamente nemico della scienza, aveva sempre dichiarato: “Per la beneficenza tutto, per l’Università sciupacervelli nemmeno un soldo!” Ma alle pressanti richieste della Barelli, in nome del S. Cuore, non riuscì a resistere e addirittura, sempre per l’intermediazione di Ida, successivamente la villa di Roè ospiterà convegni di illustri studiosi e di cattolici eminenti; tra cui i cardinali Ratti (futuro papa Pio XI) e Tosi, arcivescovo di Milano.

EMILIA NICOLI 05 mar 11:17