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di YURI BELFIORE 20 nov 2020 14:00

Il sogno di una casa per i giovani

La comunità del Seminario maggiore, formata da 28 giovani e 3 presbiteri, vive anzitutto un’esperienza di fede che desidera condividere con gli altri

Alcune persone con molta semplicità confidano che ogni giorno portano nella loro preghiera i seminaristi: è questo è il senso della Giornata del Seminario. Estendere a tutta la Chiesa il desiderio di sostenere i giovani che oggi affrontano il cammino di discernimento per diventare presbiteri. Questi mesi sono stati proficui per pensare al volto da dare al Seminario. “Il lungo periodo di isolamento – raccontano gli educatori – ci ha permesso di coltivare il desiderio di una comunità aperta e accogliente. Abbiamo cercato di aver cura concretamente dei luoghi dell’ospitalità affinché fin da ora la casa possa accogliere chi è alla ricerca di momenti in cui stare con il Signore, nell’ascolto della sua Parola e nella comunione fraterna”. La comunità, formata da 28 giovani e 3 presbiteri, vive un’esperienza di fede che desidera condividere e a partire dalla quale diventa possibile un sincero discernimento. Accanto al Seminario maggiore vive la comunità del Minore con 7 ragazzi a cui prestano servizio due presbiteri.

Il Seminario è l’espressione della fede delle comunità da cui i giovani provengono e alle quali sono destinati”. Il contesto attuale non offre grandi opportunità per incontrare le persone. “Il tempo che stiamo vivendo richiede, come del resto ogni tempo, la capacità di leggerlo e di non fuggirlo. Se non è possibile incontrare fisicamente altre persone e vivere esperienze all’esterno del seminario, non è impossibile farsi prossimi ai giovani che, come i seminaristi, devono rivedere il loro modo di relazionarsi, ma che non hanno, probabilmente, l’opportunità di vivere in comunità. Stiamo chiedendo ai seminaristi di essere creativi e di mettere in gioco il dono della vita fraterna a favore dei loro coetanei”. C’è un’apertura costante all’esterno. “La lectio del mercoledì e le serate di spiritualità (un venerdì al mese) sono le occasioni per mantenere le relazioni con gli altri giovani nel vincolo dello Spirito e alla luce del Vangelo”. Cambia anche la presenza in parrocchia. “I servizi del fine settimana proseguono online, per quanto possibile. Il sabato e la domenica vissuti insieme possono essere una buona occasione per mettere in comune le esperienze e le idee, oltre che per aiutarsi a realizzare concretamente gli incontri. La comunione vissuta tra di noi può, per così dire, ‘tracimare’ al di fuori, dal momento che l’amore autenticamente evangelico è diffusivo. Il più importante servizio, la collaborazione primaria che possiamo offrire alla realizzazione del Regno, è la vita fraterna tra di noi, nella certezza che l’apertura delle porte serva a poco se nella casa la vita non pulsa al ritmo dello Spirito”. Il Seminario è uno spazio accogliente per l’ascolto. “Abbiamo lavorato molto per preparare luoghi per ospitare quei giovani e quelle giovani che hanno il desiderio di passare un po’ di tempo nella tranquillità, per vivere la comunione nella preghiera e nelle attività quotidiane. Le settimane estive vissute insieme nella fraternità, nel lavoro e nell’ascolto della Parola di Dio ci hanno confermato una volta di più che ciascuno di noi è chiamato personalmente a camminare, ma non può procedere in solitaria. Ci stiamo preparando ad ospitare cercando di imparare a lasciarci ospitare dall’altro”.

Il progetto. Non sappiamo ancora quando e come sarà possibile cominciare “a vivere completamente il Seminario così come lo abbiamo immaginato: una casa per giovani che camminano nello Spirito, in cui ogni giovane può trovare casa. Nel frattempo ci aiutiamo a ricordare i volti di quelli che abbiamo incontrato, proviamo a farci prossimi con creatività e custodendo i fratelli e gli amici nella preghiera. In attesa del primo giovane che potremo di nuovo incontrare, il cuore non smette di pulsare. Quando ci si fa prossimi il suo battito è la parola più semplice che possiamo offrire all’altro”.

La vocazione. Le comunità possono aiutare i giovani a riflettere sulla propria vita. “Una scelta definitiva matura nella misura in cui facciamo l’esperienza di qualcosa di grande, per il quale sentiamo che vale la pena spendere la vita, il nostro tempo, le nostre energie, perché avvertiamo che in questo modo la nostra vita non viene svuotata, ma riempita di significato. Occorre fare l’esperienza di qualcuno che ha riposto la sua fiducia in noi e che sentiamo a nostra volta degno di fiducia, qualcuno che ci faccia vedere che la strada della felicità è quella del dono di noi stessi, perché solo nel dono possiamo ritrovarci. L’aiuto più grande, che una comunità cristiana può offrire ai giovani, è quello di persone adulte, degne di fede e capaci di dare fiducia, disponibili ad ascoltare e a riflettere insieme con i giovani sul senso di quello che accade, delle esperienze belle che vivono, ma anche delle difficoltà che incontrano o degli errori che fanno. In tutto si può cogliere una chiamata, un invito a mettersi o rimettersi in gioco. Una comunità, pur consapevole delle difficoltà che vengono dal contesto culturale e dal clima di incertezza che respiriamo, non può rinunciare a creare occasioni di incontro, di ascolto, di silenzio, di preghiera, per aiutare i giovani a crescere in uno sguardo fiducioso sulla loro vita”.

YURI BELFIORE 20 nov 2020 14:00