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Brescia
di LUCIANO ZANARDINI 21 gen 09:17

La Diocesi di Brescia contro il nucleare

La Diocesi di Brescia aderisce alla Campagna “Italia, ripensaci". Leggi l'intervista al vescovo Tremolada

Per un mondo più umano e più sicuro. Il 7 luglio del 2017 l’Assemblea dell’Onu a New York approvava con 122 voti favorevoli il Trattato per la proibizione delle armi nucleari. “Ican”, “Io posso” in inglese, è l’abbreviazione della Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari vincitrice del premio Nobel per la pace 2017. Ha svolto un ruolo importante, attraverso un’intensa attività di sensibilizzazione, la campagna “Italia, ripensaci” per chiedere formalmente anche al nostro Governo di aderire al trattato; nella provincia di Brescia sono state raccolte molte adesioni tra Comuni, parrocchie e associazioni: più di 7mila le cartoline firmate. Ad oggi la firma dell’Italia non è ancora arrivata, ma il Trattato (51 i Paesi firmatari tra cui il Vaticano) entra in vigore il 22 gennaio. Parallelamente, nelle scorse settimane si è nuovamente mosso anche il mondo cattolico bresciano con un documento, di cui diamo conto anche a pagina 6, che interpella gruppi, associazioni, parrocchie e privati cittadini. “Lavorare con determinazione per promuovere le condizioni necessarie per un mondo senza armi nucleari, contribuendo all’avanzamento della pace e alla collaborazione multilaterale, di cui oggi l’umanità ha tanto bisogno”. Si è conclusa proprio con questo invito l’udienza del Papa di mercoledì 20 gennaio. La Diocesi ha deciso di aderire alla Campagna “Italia, ripensaci”: la richiesta all’Italia di firmare il Trattato per la proibizione delle armi nucleari. Si conclude così un percorso di confronto e di studio sul tema del disarmo iniziato tre anni fa con il vescovo Pierantonio.

Nel mese di gennaio le comunità riflettono in modo particolare sul tema della pace. Il Santo Padre ha affidato a ciascuno di noi il messaggio “La cultura della cura come percorso di pace”. Eccellenza, come rileggere questo appello?

Il Santo Padre auspica che si possa far progredire l’umanità sulla via della fraternità, della giustizia e della pace fra le persone, le comunità, i popoli e gli Stati. Per questo si fa promotore di una rinnovata cultura della cura che sappia radicarsi nella Rivelazione e nei principi della dottrina sociale della Chiesa che dalla rivelazione stessa traggono origine e orientamento. Questa cultura della cura, così necessaria ed essenziale nel tempo difficile che stiamo vivendo è così descritta da Papa Francesco: “La cultura della cura, quale impegno comune, solidale e partecipativo per proteggere e promuovere la dignità e il bene di tutti, quale disposizione ad interessarsi, a prestare attenzione, alla compassione, alla riconciliazione e alla guarigione, al rispetto mutuo e all’accoglienza reciproca, costituisce una via privilegiata per la costruzione della pace. “In molte parti del mondo occorrono percorsi di pace che conducano a rimarginare le ferite, c’è bisogno di artigiani di pace disposti ad avviare processi di guarigione e di rinnovato incontro con ingegno e audacia”. Con gioia e riconoscenza colgo che questi “artigiani della pace” sono presenti, attivi e propositivi nelle nostre comunità cristiane a beneficio di tutta la società.

C’è un impegno concreto che va avanti sul territorio...

Nella nostra diocesi l’attività e la proposta dell’Ufficio per l’impegno sociale e della commissione diocesana “Giustizia e Pace”, la rete di collaborazioni e alleanze con associazioni, gruppi e movimenti particolarmente dediti ad un’opera costante di sensibilizzazione, formazione e promozione di una cultura di pace e giustizia, sono segni evidenti e sensibili di questo costante e strutturale impegno auspicato da Papa Francesco e dai suoi predecessori.

Qual è il suo messaggio per la Diocesi?

Incoraggio a proseguire con determinazione questo cammino verso una comunità umana capace di prendersi cura di tutti, a partire dai più deboli e fragili, e capace di promuovere uno sviluppo umano integrale. Il prossimo 22 gennaio entrerà in vigore il Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari: è una espressione concreta di collaborazione tra Paesi per avanzare verso un orizzonte di pace e di amore. Intendo sottoscrivere, mediante l’adesione dell’Ufficio per l’impegno sociale, nella persona del direttore dell’Area per la società don Maurizio Rinaldi, e della vicedirettrice, suor Italina Parente, l’appello rivolto allo Stato italiano perché aderisca a questo Trattato ratificato tra i primi dalla Santa Sede. Invito i cristiani impegnati nelle istituzioni, nelle amministrazioni, nelle associazioni, nei gruppi del nostro territorio a farsi promotori di questa cultura di pace promuovendo azioni coerenti e coraggiose. Imploro la benedizione di Maria Regina della Pace su tutti gli uomini e le donne di buona volontà, autentici artigiani della pace.

LUCIANO ZANARDINI 21 gen 09:17