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Brescia
di NICOLETTA SALAMINA 07 nov 2019 13:25

La raccolta di San Martino

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Il ricavato dei vestiti andrà a sostegno del campo profughi di Bihac con l’obiettivo di un Social cafè

Torna la “Raccolta di San Martino’’. Nelle parrocchie bresciane si potranno donare i propri abiti, vestiti e borse che non si usano più, diventando il tesoro di qualcun altro. L’iniziativa è stata presentata da don Giovanni Milesi (Direttore dell’Ufficio per gli oratori, i giovani e le vocazioni), da Marco Danesi (Caritas di Brescia) e da Lorenzo Romanenghi (responsabile della produzione cooperativa sociale Cauto). Il ricavato andrà a sostegno del campo profughi per il “Social cafè a Vucjak’’.

Il campo profughi. Nel città bosniaca di Bihac il campo profughi ospita a oggi 2000 migranti su un territorio che, complesssivamente, ne accoglie 6.500 provenienti da Turchia, Iran e Kashmir. Tra la popolazione si nota l’elevato numero di minorenni non accompagnati, rimasti senza genitori ancora in tenera età o abbandonati,e costretti a entrare in gruppi per sopravvivere. Per meglio raccontare questa realtà, dal 20 al 24 di ottobre alcuni rappresentanti delle Caritas lombarde sono andati in missione, descrivendolo come un “viaggio sui confini’’, che possono dividere e fare incontrare. Nonostante la guerra sia finita, qui persistono le lotte, e non di un singolo stato, perché si tratta di un gruppo di molteplici culture. Citando Simone Weil: “In Bosnia si grida, si ha fame e sete in tre lingue diverse’’. Dalla tratta balcanica in cui prima si trafficavano droga e armi, ora arrivano donne, bambini e uomini che affrontano fino a 14 volte al giorno il “game’’, un gioco che non è affatto tale e nel quale si rischia anche la vita stessa. Un ulteriore complicazione nell’attraversare la frontiera arriva con la chiusura dei confini della Bulgaria e degli stati adiacenti: aumentano, infatti, le repressioni. I migranti fanno fronte a tutto questo sapendo che potrebbero non farcela, tornando in una campo profughi senza né elettricità né acqua, in cerca di un futuro.

Il Social Cafè. L’obiettivo di “Social Cafè” si concentra sul miglioramento del campo, principalmente nella creazione di un centro di raccolta, di comunicazione e di scambio in cui bersi qualche bevanda calda. Nel campo sono sottoposti a sbalzi termici disumani. Il progetto si impegna anche per l’acquisto di un generatore di riscaldamento e delle attrezzature necessarie per uno spazio collettivo.

Questa operazione ha anche uno scopo educativo, coinvolgendo i ragazzi delle elementari, delle medie e delle superiori nella distribuzione dei sacchetti gialli e nella raccolta casa per casa. Oltre al volontariato, riflettono anche su cosa sia il “rifiuto” e come si concepisce “l’usato” nelle diverse società. Un domanda che spesso viene fatta è: “Usereste mai una canottiera usata?”. Molti rispondono di no, ma l’affermazione viene smentita se gli si dice che è lavata e pulita.

Dove finiscono gli abiti. Sono due le strade che percorrono gli abiti raccolti: la prima, quella dei vestiti ben tenuti, in cui vengono venduti ai mercati dell’usato. Nel caso l’abbigliamento sia malconcio o non sia recuperabile si può provvedere al riutilizzo del materiale, come la lana o il cotone, in modo che in entrambe i casi possano essere venduti e donare un po’ di sollievo agli abitanti di Bihac. I punti di raccolta sono specificati sul sito www.oratori.brescia.it, o chiamando il numero 030 37 22 244 e in base alla zona si avranno a disposizione più giorni per recarsi nel punto stabilito.

Il programma. La prima tappa verrà fatta sabato 9 e domenica 10 novembre, in Valcamonica, Sebino, Franciacorta e Valtrompia; sabato 16 e domenica 17 tocca alla Bassa Centrale e Orientale; sabato 23 e domenica 24 in città, nella zona hinterland, sul lago di Garda e in Valsabbia.

NICOLETTA SALAMINA 07 nov 2019 13:25