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Brescia
di MASSIMO VENTURELLI 21 mar 2019 11:03

Laboratorio per il dono circolare

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Nell’atrio della Poliambulanza una scultura che Scorzelli ha dedicato a Paolo VI. Un dono che sintetizza il rapporto tra i pazienti e la Casa di cura

Da qualche mese fa bella mostra di sé nell’atrio della Poliambulanza una scultura che raffigura San Paolo VI. All’osservatore più esperto non può essere sfuggita la familiarità del tratto di quella scultura con un’altra grande opera che Brescia può vantare. Quella scultura è infatti “parente stretto” del grande monumento al Papa bresciano che i fedeli possono ammirare nella Cattedrale di Brescia. Le due opere d’arte sono frutto dell’arte dello scultore Lello Scorzelli. Per la Cattedrale ha immortalato la pensosa figura di Paolo VI nell’atto di aprire la porta santa all’inizio dell’anno giubilare, nella notte di Natale del 1974. La scultura in Poliambulanza raffigura, invece, il Papa Santo, in un atteggiamento di completa apertura a quell’umanità a cui ha sempre guardato con un amore particolare. Non è un caso che il Papa innamorato della Chiesa e dell’uomo accolga idealmente quell’umanità, spesso sofferente, che ogni giorno cerca risposte e cura in Poliambulanza.

Filo rosso. Oltre alla “mano” dell’artista che ha realizzato le opere d’arte c’è un altro elementi che collega con un ideale filo rosso le due sculture: quello della gratitudine. Se l’opera realizzata per la Cattedrale rappresenta il grazie della Chiesa bresciana al suo Papa, quella in Poliambulanza è il dono, l’espressione di una riconoscenza di chi, nella struttura di via Bissolati, ha trovato sollievo alle proprie sofferenze, con cui ricambiare il tanto bene ricevuto. È Mario Taccolini, presidente della Fondazione Poliambulanza, a raccontare di un dono che, idealmente, fa sintesi della gratitudine di chi nella struttura sanitaria ha trovato un sollievo alla propria sofferenza.

Ricovero. “Nell’estate del 2017 – racconta il presidente – venne ricoverata d’urgenza nella nostra struttura, pur vivendo a Milano dove non mancano certo i presidi sanitari di eccellenza, la mamma di Guido Costamagna, docente della Facoltà di medicina dell’Università Cattolica”. La signora Alessandra, questo il nome di battesimo, è la sorella di mons. Plotti, che fu il primo assistente spirituale al Gemelli, poi parroco in una grossa parrocchia di Roma, quindi vescovo ausiliare della “città eterna” e, per ultimo, arcivescovo di Pisa. Un sacerdote legatissimo a Paolo VI e dotato di una grande sensibilità artistica. “La signora – continua ancora Taccolini – aveva bisogno di un intervento d’urgenza e il figlio scelse Poliambulanza”. Quell’intervento è riuscito al meglio e la famiglia Costamagna, evidentemente soddisfatta del trattamento sanitario e assistenziale ricevuto dalla mamma, come gesto di gratitudine per il bene ricevuto, in memoria del fratello vescovo e di Paolo VI, decide di donare a Poliambulanza la statua opera di Lello Scorzelli, sino ad allora gelosamente conservata. In occasione dell’incontro natalizio del 18 dicembre scorso è stato lo stesso vescovo Tremolada a benedire la collocazione della statua all’ingresso di Poliambulanza.

Dono. “Quello della famiglia Costamagna – afferma ancora il presidente Taccolini – è stato un dono significativo, visibile, un modo concreto per esprimere la propria gratitudine. Un gesto importante, ma non isolato”. Ogni giorno la Fondazione riceve attestati di riconoscenza per il servizio prestato alle persona, per le modalità con cui si fa carico della sua sofferenza. “Le testimonianze più significative – continua – chiedono riservatezza, anonimato. Sono per noi doni preziosi come quello ricevuto dalla famiglia Costamagna”. E quando questa riconoscenza assume anche la forma dell’elargizione di somme di denaro, un “dono” importante, queste vengono devolute a Poliambulanza Charitas Opera, onlus che si occupa della cura e dell’assistenza delle persone più bisognose, soprattutto nei Paesi del sud del mondo. E in una stagione in cui si parla sempre di più di economia circolare, in via Bissolati c’è la teorizzazione e l’applicazione concreta di quella che potrebbe essere definita “circolarità del dono”, con uno scambio costante e reciproco tra struttura e utenza che finisce per arricchire tutti.

MASSIMO VENTURELLI 21 mar 2019 11:03