Madre di Dio e del Redentore
Il 25 marzo, esattamente nove mesi prima del Natale, il calendario liturgico segna una solennità: l’Annunciazione del Signore. Si tratta di una festa particolarmente sentita nel Bresciano, nonostante cada in Quaresima. I motivi sono certamente teologici, liturgici e spirituali ma non vanno nemmeno trascurati i motivi storici: la terra bresciana è ricchissima di testimonianze artistiche e architettoniche relative alla Annunciazione. Basterebbe citare due antichi conventi: quello dell’Annunciata sul Monte Orfano, dove hanno operato i Servi di Maria. La chiesa, sul territorio di Rovato, conserva uno stupendo affresco di Girolamo Romanino: una Annunciazione sobria, essenziale ma carica di forza spirituale. Il Convento di Rovato è stato frequentato da illustri personaggi: per tutti citiamo il frate poeta David Maria Turoldo. E in Valcamonica sorge il famoso convento dell’Annunciata dei Frati francescani Cappuccini, nel territorio parrocchiale di Borno e in quello comunale di Piancogno. Questo convento è celeberrimo perché vi ha vissuto il Beato Innocenzo da Berzo. All’Annunciata è dedicato lo stupendo Duomo di Salò e le parrocchiali di Borgosatollo, Cogno, Isorella e altre parrocchiali di paesi più minuscoli come Bargnana di Rovato, Binzago, Viadana di Calvisano e Monte Berzo. E all’Annunciata in piena pianura è dedicata l’antica e bellissima Pieve di Comella, con la sua tipica architettura romanica lombarda e il trionfo dei mattoni rossi in cotto. Ormai santuario più che chiesa parrocchiale. E poi non possiamo dimenticare il numero infinito di chiese secondarie, cappelline, santelle, edicole che hanno nell’Annunciazione l’immagine sacra principale. L’elenco sarebbe lungo ma ci limitiamo a citare la chiesa del cimitero di Lodetto di Rovato, l’antica chiesa di Marcheno e la nota Pieve della Mitria a Nave.
Se poi si considerassero le varie “annunciazioni” presenti nelle chiese bresciane l’elenco non finirebbe più: rimanendo nel centro della città ricordiamo S. Alessandro che ha un altare laterale con un polittico attribuito a Jacopo Bellini. E non possiamo tralasciare, nel polittico dell’Averoldi dedicato alla Resurrezione, nella parrocchiale dei Ss. Nazaro e Celso, l’annunciazione del Tiziano, fra l’altro commentata magistralmente dal prete pittore don Renato Laffranchi che soleva dire che l’angelo Gabriele richiamava, coi suoi capelli chiari al vento, un giovane veneziano che correva fra le calli con la chioma mossa dalla brezza marina. Una tradizione bresciana dice fra l’altro che il giovane pittore Alessandro Bonvicino, il Moretto, allora ventiquattrenne, vide il Tiziano eseguire la Vergine Annunciata e fu segnato per sempre: la quasi totalità delle raffigurazioni mariane del Moretto mostrano Maria con una mano sul petto, quasi contemporaneamente a custodire un grande segreto arcano e la disponibilità ad essere la madre del Redentore, dichiarandosi “la serva del Signore”. E la tradizione che ha portato i pittori bresciani a misurarsi col tema affascinante dell’Annunciazione è continuata: Vittorio Trainini ha un quadro, ora in Seminario, eseguito nell’immediato dopoguerra per la cappella di una Scuola di Lavoro femminile ora scomparsa. E singolari Annunciazioni contemporanee continuano a interrogare come quella di Giuseppe Belotti o di Paolo Petrò, esposte alla mostra Sacrum all’Aab.
Piano teologico e spirituale. Ma questo fugace curriculum artistico nulla toglie al valore della festività. Su due piani: teologico e spirituale. Dal punto di vista teologico vale quanto leggiamo nella Costituzione conciliare Lumen Gentium dal numero 53: “La Vergine Maria, che, all’Annunzio dell’ Angelo, accolse nel cuore e nel corpo il Verbo di Dio e portò la Vita al mondo, è riconosciuta e onorata come vera Madre di Dio e Redentore”. E ancora: “Col concepire Cristo, generarlo, nutrirlo (…) soffrire col Figlio morente sulla croce, cooperò in modo tutto speciale all’opera del Salvatore (…). Per questo fu per noi madre nell’ordine della grazia”. “E questa maternità – dice ancora Lumen Gentium – nell’ordine della grazia perdura senza soste dal momento del consenso fedelmente prestato nell’Annunciazione e mantenuto senza esitazioni sotto la croce, fino alla perfetta consumazione di tutti gli eletti”. E, oltre l’aspetto teologico, non va assolutamente scordato quello spirituale, che ben è stato descritto dal cardinale Marco Cè quando era Arcivescovo di Venezia in un’omelia: “All’ annunzio dell’angelo, nel quale ella coglieva il coinvolgimento totale della sua vita, Maria rispose consegnandosi totalmente a Dio: ecco sono la serva del Signore. Si faccia di me secondo la sua parola (…) Anche noi dobbiamo lasciarci condurre, giorno per giorno, senza certezze sul futuro”.