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Anselmo Palini
di ANSELMO PALINI 14 set 11:35

Montini e Romero: Santi insieme

Nel 1978 il Papa, incontrando Romero, lo incoraggiò a proseguire nella sua azione

“Se volete essere fratelli, lasciate cadere le armi dalle vostre mani. Non si può amare con le armi in pugno”. Queste parole, pronunciate da Paolo VI alle Nazioni Unite il 4 ottobre 1965 vennero ripetute da Oscar Romero il 23 marzo 1980 durante un’omelia. L’arcivescovo di San Salvador le rivolse ai militari, invitandoli a porre fine alla repressione in nome del comandamento “Tu non uccidere”. Mons. Romero invitò i militari a disobbedire agli ordini di sparare sui civili, sui campesinos, sui catechisti e sui delegati della parola, sui leader politici e sindacali che chiedevano giustizia e libertà. Questo invito costerà la vita a Oscar Romero, il quale il giorno dopo, lunedì 24 marzo 1980, verrà ucciso. L’America latina dagli anni Sessanta del Novecento fino agli anni Ottanta è caratterizzata da diffuse e brutali dittature militari. Ma gli anni Sessanta sono anche gli anni del Concilio, un evento fondamentale che porta la Chiesa a confrontarsi con la modernità. In tali anni Oscar Romero, giovane sacerdote, è ancorato alla tradizione. Il 21 aprile 1970 Oscar Romero viene nominato vescovo da Paolo VI. Romero è considerato un vescovo tradizionalista che avrebbe portato avanti una pastorale puramente “spirituale”, non interessata ai problemi sociali e politici sempre più drammatici in El Salvador. All’interno del clero locale alcune realtà associative e taluni sacerdoti sono vicini alle posizioni della teologia della liberazione, che pone al centro la denuncia della povertà e delle ingiustizie sociali. Per il vescovo Romero, la teologia della liberazione è un qualcosa che inizialmente non lo attrae in modo particolare. Gli appare una lettura troppo politicizzata del messaggio cristiano. Man mano, però, Romero si accorge della condizione di miseria e di sfruttamento della propria gente. Inizia così a guardare con occhi diversi alla teologia della liberazione, sottolineando tuttavia il fatto che la versione da lui accettata è quella che ha un orizzonte pastorale e religioso, non certo politico e deriva ciò dal Concilio, da Medellin e dall’esortazione apostolica Evangelii nuntiandi di Paolo VI. Anche in El Salvador, come in altri paesi dell’America latina, si diffondono poi le comunità ecclesiali di base. Nominato arcivescovo di San Salvador, assume la guida della nuova diocesi il 22 febbraio 1977. Mentre sta prendendo le misure della nuova diocesi, la situazione in El Salvador diviene sempre più drammatica e la repressione ad opera delle Forze di Sicurezza e degli squadroni della morte si intensifica. Il 12 marzo 1977 padre Rutilio Grande, un suo fraterno amico, viene assassinato a colpi di arma da fuoco. L’assassinio di padre Rutilio è un fatto sconvolgente per l’arcivescovo: di fronte al cadavere dell’amico ucciso, Romero inizia a comprendere che il Corpo vivente di Cristo, i poveri, sono oppressi e uccisi da un potere che si presenta come baluardo della cristianità, ma che in realtà è inumano e anticristiano. Il nuovo arcivescovo di San Salvador diviene così in breve la voce del proprio popolo e i sacerdoti e i religiosi della diocesi ora lo riconoscono come propria autorevole guida. Il 21 giugno del 1978 ha un’udienza privata con il Papa. Questo incontro è per Romero motivo di grande consolazione: il Pontefice lo ascolta e lo incoraggia a proseguire nella sua azione. L’arcivescovo di San Salvador viene ucciso perché non si rassegnava alle violenze, alle ingiustizie, allo strazio di un paese devastato.

ANSELMO PALINI 14 set 11:35