Poliambulanza: studenti alla scuola della cura
Più motivi spingono a promuovere l’incontro fra scuola e ospedale, buona forma fisica che caratterizza la gran parte degli studenti e la fragilità respirata nei corridoi di una struttura in cui persone attendono una visita specialistica o attraversano fasi acute o croniche di malattie, oppure vanno a visitare un parente. A partire da questa apparente contraddizione è nato il percorso “Alla scuola della cura” che, su invito di Fondazione Poliambulanza, Fondazione Comunità e scuola, Ufficio diocesano per la Scuola, offre l’occasione ad alcune centinaia di studenti di entrare in un grande ospedale, incontrare medici e operatori, conoscere da vicino la complessità di una struttura che, ogni giorno, accoglie migliaia di persone, per lavoro, per cura, per accertamenti clinici. Nel periodo da ottobre a dicembre classi intere delle superiori bresciane vivono una mattinata in Poliambulanza per scoprire che vi lavorano circa 2100 persone, con 50 diverse professionalità, perché un ospedale – queste le parole del Direttore generale, Marcellino Valerio – “è curare e assistere, è diagnostica e terapia, riabilitazione e accompagnamento, prevenzione, educazione e ricerca”. Un ospedale, nel contempo, necessita di amministrazione e direzione, di supporti tecnici, manutenzioni continue, tecnologie informatiche avanzatissime, gestione di comunicazione e relazioni: nessuno cura da solo. L’ospedale Poliambulanza nasce nel 1940 e dal 1997 è nella struttura nuova, che tutti conoscono, ispirato dal desiderio di madre Eugenia Menni “curare i poveri come se fossero ricchi”, accogliere tutti, e a tutti assicurare cura e professionalità di alto livello. Cura, accoglienza, speranza, formazione, innovazione, futuro: dalle parole di gestori, medici e ricercatori questo quanto gli studenti sintetizzano. Un percorso che orienta i giovani ad aprirsi a diverse professionalità diviene, nel contempo, una speciale occasione educativa. Perché, poi, le domande vertono soprattutto sulle emozioni e la passione degli operatori, sulla fragilità ed anche l’apparente fallimento di fronte ad una malattia che ci ricorda il nostro non essere onnipotenti. E perché un ricercatore d’eccellenza o un medico raccontano la loro umanità che è passata anche da mille dubbi e tentativi, proprio come capita ai giovani studenti che hanno di fronte ad ascoltarli. Anche la visita ai laboratori per le analisi, alla centrale di trigenerazione, alla farmacia sono esperienza concreta di incontro con tecnologia, rigore e lavoro di squadra, organizzazione: nel tempo di hi tech, robotica, intelligenza artificiale anche queste sono declinazioni del gesto di cura e di prossimità.