Ricordando il beato Giovanni Battista Zola
L’Ufficio per le Missioni e il Servizio per le Cause dei Santi della nostra diocesi hanno promosso - al Santuario delle Grazie - la celebrazione di una particolare ricorrenza in questo 2026 che ci aiuta a fare memoria di una figura missionaria bresciana particolare, legata alle lontane terre del Giappone, quella del beato Giovanni Battista Zola. E' stato infatti celebrato il 400° anniversario del suo martirio avvenuto a Nagasaki il 17 giugno 1626. A presiedere la Messa, il vescovo Pierantonio Tremolada, oltre al Postulatore Generale della Compagnia di Gesù, padre Pascual Cebollada.
"Questa sera, a noi, 400 anni dopo - ha sottolineato - cosa dice l'esempio della vita e della morte di Giovanni Battista Zola? Innanzitutto, ci mostra un uomo dal cuore grande, desideroso fin da giovane di condividere Cristo. Perché è consapevole che non si vive allo stesso modo con Cristo o senza di Lui. Anche se in questa impresa ci si gioca la vita. Il nostro missionario, 'radicato e fondato nella fede ricevuta', sperimenta la gioia di voler vivere per Dio, che lo porta - come ad Abramo - a lasciare la sua casa. In secondo luogo, vediamo una ferma volontà di adattarsi agli altri, in questo caso al Giappone. Portare Cristo richiede di farsi capire, inserendosi non solo nella lingua, ma anche negli scritti, nel teatro, nella musica... del popolo che lo accoglie. Ciò significa essere capaci di dialogare con i giapponesi. Mi viene in mente l'esempio più recente nella storia del P. Pedro Arrupe, uno dei nostri ultimi Superiori Generali nella Compagnia di Gesù, ex missionario in Giappone per 27 anni e sopravvissuto alla bomba atomica di Hiroshima nel 1945. La sua causa di beatificazione è in fase avanzata. Egli racconta come tutto il suo entusiasmo e la sua vivacità missionaria dovevano essere equilibrati con il lento apprendimento della cultura e delle usanze giapponesi, come la cerimonia del tè o il tiro con l'arco, ad esempio. Giovanni Battista dovette vivere la stessa esperienza, discernendo sempre in che modo la fede potesse raggiungere meglio il popolo giapponese. Infine, vediamo nel padre Zola una fiducia in Dio in ogni prova, alimentata da una relazione personale con il Dio fedele. Questa fiducia include la fiducia nei superiori, in un futuro che non controlla, nelle difficoltà della vita quotidiana, nelle sofferenze, nella sorpresa degli altri... e infine la fede nella vita eterna. Questi missionari, certamente negli ultimi anni in Giappone, sapevano bene che probabilmente sarebbero stati uccisi. Ma vivevano felici, perché Dio era presente in tutte queste circostanze e con Lui condividevano ciò che loro accadeva: 'In te, Signore, mi sono rifugiato (...). Tendi a me il tuo orecchio, vieni presto a liberarmi (...) tu sei la mia difesa (...) io confido in te, Signore (...) [tu dispensi la tua bontà a chi in te si rifugia]'. Questa supplica, fusa con un'azione di grazie, l'abbiamo ascoltata ora nel Salmo, che mostra come, all'estremo del pericolo, la fiducia si affermi con forza. Analogamente, la prima lettura dal libro della Sapienza si adatta perfettamente alla testimonianza dei nostri martiri: 'Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio, nessun tormento li toccherà. (...) essi sono nella pace (...), la loro speranza resta piena d'immortalità (...). grazia e misericordia sono per i suoi eletti" 400 anni dopo, le nostre circostanze non sono quelle del padre Zola. Tuttavia possiamo trovare esempi analoghi nei quali la sua vita e la sua morte ci aiutino. Rivolgiamoci a Dio per queste e molte altre nostre intenzioni nostre attraverso la sua intercessione'".