Suor Rosalina sui giovani: serve la prevenzione
L'appello, rilanciato sui social, di suor Rosalina Ravasio, fondatrice della Comunità Shalom dopo le violenze nelle piazze
Quanta superficialità nell’affrontare la tragedia di giovani così violenti. Parlano di numeri allarmanti, eppure, nessuno si assume le responsabilità. Chi si ricorda il 7 febbraio del 2023, la prima serata del festival di Sanremo? Blanco distrusse a calci la composizione di rose presente sul palco. Venne assolto perché giustificato dalla "comprensibile" tensione emotiva e, dirà il giudice, con l’aggiunta del problema tecnico che rischiava di compromettere la sua eccellente esibizione! E in quella specifica serata era presente anche il nostro Presidente della Repubblica! Quanto assenteismo irresponsabile in tanta gente. Sì, perché tutto comincia sempre col trascurare i piccoli segnali, sottovalutando il vuoto, il deserto e la sete che hanno travolto, con il tempo, molti dei nostri giovani. A ben guardare, la malizia e la furberia dei nostri giovani, in questi anni, vengono osannate, celebrate, applaudite più del pudore, dell’integrità morale e del rispetto. “L’uomo – scrive Erich Fromm – è l’unico animale che può annoiarsi, che può essere scontento, che può sentirsi scacciato dal Paradiso! È l’unico animale per il quale la sua stessa esistenza sia un problema, un problema che deve risolvere, a cui non può sfuggire!”. Questo significa, in modo molto pragmatico che ogni uomo, a prescindere della sua appartenenza sociale, è in perenne tensione. Persino nel Faust di Goethe si afferma che la brama di felicità non può essere appagata da nessuno dei pur allettanti “attimi fuggenti!". Troppe volte abbiamo costruito nella mente dei nostri giovani delle illusioni che coincidono con un desiderio di onnipotenza. Siamo riusciti a far scomparire, letteralmente, dal patrimonio culturale popolare, parole come sacrificio, educazione, rispetto degli altri, impegno, lavoro e progettualità. Abbiamo reso i nostri giovani/ragazzi, incapaci di reagire ed affrontare le grandi frustrazioni della vita quali: le avversità e le ostilità presenti a prescindere, insite nella natura del mondo reale e degli eventi della quotidianità; i disagi relazionali legati allo stesso vivere sociale e famigliare.
Chi può aiutarli ad individuare e comprendere le molte pulsioni individuali e narcisistiche presenti nel profondo della nostra natura umana? Chi può aiutarli a distinguere le “illusioni” che spingono i nostri ragazzi a far prevalere dentro di loro, l’appagamento immediato dei desideri, prescindendo dal loro rapporto con la realtà concreta e non virtuale?
Abbiamo educato i nostri ragazzi a non avere un’anima e abbiamo avvallato un loro stile di vita che ha ferito profondamente, mettendo in pericolo, la loro parte migliore: l’identità personale e spirituale!
Abbiamo visto in mondovisione il crescente problema della mancanza di rispetto delle norme e delle tradizioni, che l’umanità ha elaborato per secoli al fine di consentire una convivenza socialmente accettabile; abbiamo assistito in diretta al frantumarsi del rispetto per la proprietà privata e pubblica e al vilipendio del lavoro degli altri!
Speriamo che questi gravi fatti abbiano finalmente sbriciolato il muro dell’indifferenza e del relativismo educativo. Non esistono soluzioni magiche che impediscano ai giovani di essere violenti, ma certamente, possiamo offrire gesti di vita autentici e sofferti, che propongano ai giovani, valori veri in cui credere, ideali in nome dei quali è possibile rinunciare alla illusoria ricerca di gratificazioni e di inesistenti paradisi terreni. Il tutto senza ricorrere alla brutale necessità di usare violenza, comunque e a prescindere dai contesti, perché, non dimentichiamo, che la violenza è purtroppo molto presente nelle famiglie! In Comunità abbiamo parecchi giovani che hanno un vissuto, nel contesto famigliare quotidiano, estremamente violento, sia nelle azioni che nelle parole! La violenza distruttiva, vista in questi giorni, mostra a tutti, come non siano sufficienti le sole misure repressive, e nemmeno la finta solidarietà e comprensione dei loro disagi, velate da un finto paternalismo, soprattutto dopo aver distrutto in ogni modo a livello culturale, istituzionale e familiare, la figura del padre e l’autorità genitoriale. I nostri ragazzi/giovani hanno bisogno di una seria e vasta, oltre che adeguata, azione sia a livello familiare che sociale, di prevenzione che, analizzi in modo serio, le radici di tale violento e pervasivo disordine.
Chiediamoci: com’è possibile che molti giovani si suicidino oggi per mancanza di amore, di bisogno di una mano tesa, di droga e di dipendenza dal cellulare? Com’è possibile che molti giovani per strada vendano sé stessi e si degradino, compiendo azioni che mai penserebbero di fare se fossero stati veramente aiutati? Per poi magari in futuro, vergognarsi? Com’è possibile l‘indifferenza delle istituzioni e la loro incapacità nel gestire fatti così gravi? Come sono possibili tanta indifferenza e superficialità che lacerano l’animo di molti giovani e degli emarginati in genere? Com’è possibile l’intenzionale e ideologica disinformazione proposta da molti cattedratici, da “sedicenti esperti” operatori socio-sanitari, che dalle loro asserite altitudini intellettuali, da veri tuttologi, si mostrano, di contro, incapaci di esprimere valori autentici ed efficaci nello stimolare la crescita dei nostri ragazzi? Ogni persona è un eterno pellegrino in cerca della sua “Terra promessa” e come diceva Sant’Agostino: “Tu ci hai fatti per te, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te". Vale per ciascuno di noi! Dovremmo avere tutti la possibilità di leggere, magari a tempo perso, due opere fondamentali di Sigmund Freud: “L’avvenire di un’illusione (1927)” e “Il disagio della civiltà (1930)”. Questo grande autore tende a dimostrare come la civiltà sia fondata sulla rinuncia all'istintualità individuale. Avete capito? Dovremmo darci tutti una mano nell’educare i nostri giovani a gestire l’istinto ed a gestire “l’autodelirio di onnipotenza”, nel gestire la volontà di predominio sugli altri, ma soprattutto, come dice la Bibbia, a riconoscere dentro di noi quel “demone accovacciato alla porta del nostro cuore”. “Il Signore disse allora a Caino: Perché sei irritato e perché è abbattuto il tuo volto? Se agisci bene, non dovrai forse tenerlo alto? Ma se non agisci bene, il peccato è accovacciato alla tua porta, verso di te è il suo istinto, ma tu dominalo” (Genesi 4, 6-7). Che direste se tutti riprendessimo ad ascoltare un po’ di più il vero, come dice Sant’Agostino, maestro interiore?
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