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di MERI CORTI 28 set 2021 08:00

Una quotidianità fatta di preghiera

Sabato 2 ottobre alle 18 il vescovo Pierantonio presiede una Messa di ringraziamento nella parrocchiale di Ome per Antonietta Lesino dichiarata venerabile dal Papa

Nel maggio del 2020 Papa Francesco ha promulga il Decreto di Venerabilità riguardo alle virtù eroiche della Serva di Dio, Antonietta Lesino. Il processo per la causa di beatificazione e canonizzazione era stato aperto nel 1969 dall’allora vescovo, mons. Luigi Morstabilini. Antonietta testimonia oggi, in un tempo come il nostro in cui appare molto fuori moda, il valore dell’obbedienza e della ricerca costante della volontà del Signore. La sua vita si snoda con un ritmo ordinario, segnato da una quotidianità fatta di preghiera, di sacrificio, di donazione semplice e generosa. Ha saputo vivere con concretezza un amore grande per Dio e per i fratelli. Per tutto questo, i Teologi Consultori nella relazione sull’eroicità delle sue virtù, parlano di Antonietta come di “Una donna umilmente consapevole di sé, che ha cercato di lasciarsi riempire da Dio per amare gli altri, definendola: donna di fede; donna di speranza, donna di carità; donna prudente e giusta; donna forte e temperante; donna povera e casta; donna umile e obbediente; donna di profonda preghiera; donna infaticabile; donna innamorata; donna sempre in cammino”. Oggi le sorelle della Piccola Famiglia Francescana ringraziano e benedicono il Signore per il dono di Antonietta Lesino che, con la grazia di Dio, ha risposto generosamente, con gioia e fedeltà alla chiamata universale alla santità: è un dono irradiante che si estende a tutti i fedeli.


Antonietta nasce a Milano l’11 ottobre 1897 e viene battezzata con il nome di Antonietta Emma; è l’ultima nata, ha due sorelle ed un fratello. Le condizioni della famiglia sono modeste, ma la sua è un’infanzia serena. Fu costretta a lasciare la scuola perché le condizioni di famiglia non le permettevano di proseguire gli studi e perché deve accudire la mamma ammalata. Sono anni difficili: la prima guerra mondiale vede Antonietta accorrere in aiuto alle sorelle sposate che hanno il marito al fronte e accudire i nipoti. Nel 1922 muore improvvisamente anche il padre. Antonietta incomincia a lavorare come operaia presso uno stabilimento di tessitura della seta. Nel 1925 la sua famiglia, ridotta a soli tre membri, si trasferisce in una zona più centrale di Milano, vicino alla chiesa di Sant’Angelo dove, tre anni prima, erano ritornati i Frati Minori. Antonietta entra a far parte del Terz’Ordine nel 1926, ma questo non è che il primo passo della parabola francescana che lei percorrerà completamente. Nel 1932, infatti, si consacra nella Piccola Famiglia Francescana, Istituto Secolare fondato a Brescia nel 1929 da P. Ireneo Mazzotti. Antonietta dirà: “La Piccola Famiglia Francescana mi ha aiutata a staccarmi dalla mia volontà per unirmi a quella di Dio, mediante l’esercizio della santa obbedienza e ad attuare maggiormente la carità fraterna”. Proprio per esplicare meglio questa carità frequenta un corso serale per infermiera. Nell’ottobre del 1942 durante un bombardamento aereo su Milano perde tutto ciò che ha: non le rimane che un vecchio armadio e poche altre cose, tra cui un libro su Teresa di Gesù Bambino, a cui Antonietta è molto legata. Si reca allora al convento di Busto Arsizio da padre Ireneo e dopo la comunione, dimessa e serena come sempre, gli dice: “Padre sono tutta qui. La mamma se n’è andata, la mia casa è bruciata: non ho più nulla. Ora sono proprio una vera figlia di San Francesco”. Più povera, più spoglia, Antonietta riprende il cammino di ricerca e, attirata dal desiderio di una solitudine più intensa, di una preghiera più continua, il 5 maggio 1943 entra tra le Clarisse del monastero di Santa Chiara in Trevi. La permanenza a Trevi dura però solo pochi mesi; tornata per soccorrere i suoi dopo i bombardamenti su Milano, non può più ripartire per l’Umbria. Vi ritorna a distanza di due anni, al termine della guerra, nell’ottobre del 1945. L’anno successivo, il 17 settembre, festa della Impressione delle Stimmate di San Francesco, Antonietta assume il nome di suor Chiara Giuseppina di Gesù Bambino e nel 1947 emette la professione dei voti semplici. Trascorre cinque anni in silenzio, in preghiera, umile e matura nella carità, ma una malattia debilitante, considerata in un primo momento contagiosa, la obbliga ad un ricovero ospedaliero a Milano e la allontana definitivamente dal monastero. A Milano ritrova padre Ireneo che la esorta a rientrare nella Piccola Famiglia Francescana e a lei viene affidata la custodia del Cenacolo di Ome, sede dell’Istituto. Si concretizza così il fatto che essa stessa aveva narrato ad una sorella della PFF mentre ambedue scendevano a piedi da San Damiano in Assisi. “Ho veramente toccato con mano che fidandoci di Dio, abbandonandoci completamente al suo volere, si avverano cose mirabili. Proprio qui da Clarissa, mentre mi dirigevo a san Damiano, un viandante mi si ferma davanti e mi dice: Tu cambierai divisa, lascerai quest’abito ed aprirai un’altra casa! Mentre mi rivolgo al viandante per chiedere spiegazione di quanto mi aveva detto, non lo vedo più: era scomparso”. Antonietta entra al Cenacolo di Ome l’11 ottobre 1950. Lì resterà fino alla morte, avvenuta nel 1962. “Passò ovunque facendo del bene: aiutare tutti, dare gioia a tutti, servire tutti, grandi e piccoli, questa fu la sua vera missione, alla quale non mancò mai fino all’ultimo giorno”.


MERI CORTI 28 set 2021 08:00