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Belgrado
di IVA MIHAILOVA - AGENSIR 01 set 2026 07:21

Pericoloso segnale di un nazionalismo mai sopito

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Sta facendo discutere la la notizia dei funerali di Stato che Belgrado ha deciso di riservare a Ratko Mladic criminale di guerra, tra i responsabili del genocidio di Srebrenica. Nella regione il processo di pace necessita di nuovi sforzi

"Ratko Mladic era una personalità divisiva ancora in vita e continua ad esserlo anche dopo la sua morte, avvenuta nell’ospedale dell’Aja il 27 agosto, dove scontava l’ergastolo sentenziato dal Tribunale internazionale”.

Ad affermarlo è l'analista del Balcani Nikolay Krastev che spiega come "la posizione delle autorità di Belgrado di elogiare una persona condannata per genocidio e crimini di guerra e dargli l'onore dei funerali di Stato è inaccettabile per il mondo europeo e democratico che ancora ricorda con orrore il dramma della guerra e di tutte le sue aberrazioni che dall’altra parte dell’Adriatico segnò l’ultimo scorcio del secolo scorso

"Purtroppo – aggiunge Krastev – il presidente Alexander Vucic era uno degli uomini di fiducia di Slobodan Milosevic, un altro condannato del Tribunale dell'Aja, e conferma che l'idea della Grande Serbia, che rivendica territori e vuole essere superiore ai croati, ai kosovari, ai bosgnacchi, non è stata seppellita nel passato". A suo avviso "Mladic è responsabile non solo del genocidio di Srebrenica, con la morte accertata di 8.000 uomini e ragazzi, ma anche delle vittime croate in Srbska Krajna, zona di popolazione mista che ha visto alcune delle battaglie più crudeli negli anni 90". "Mladic – continua Krastev - è stato sempre feroce e convinto che croati e bosgnacchi non possano avere un loro Stato nazionale. La sua politica bellica pretendeva di non fare mai alcun compromesso, di combattere fino alla fine. Non risparmiava neanche i propri soldati serbi che mandava a morte sicura, a volte".

"Riservare a Mladic i funerali di Stato – afferma l’esperto – allontana la Serbia dalla prospettiva europea, e si aggiunge agli altri elementi in corso che a volte fanno dubitare se le autorità di Belgrado abbiano veramente il desiderio di arrivare alla piena adesione alla famiglia europea". Secondo Krastev, "rimane la speranza che i giovani studenti serbi, che non hanno condiviso la glorificazione del generale jugoslavo, possano cambiare il corso degli eventi". Va infatti ricordato che il movimento degli studenti sta organizzando proteste massicce e chiede elezioni parlamentari da quasi due anni. Krastev si meraviglia "della tenacia dei giovani che vogliono uno Stato senza corruzione e cerchi di potere e vogliono guardare al futuro e non al passato per costruire una vita migliore per tutti i serbi".

L'analista dei Balcani rileva "che il nazionalismo serbo nella sua versione radicale non giova alla gente comune perché crea aspettative che non corrispondono alla realtà dei fatti". Concludendo, afferma "che nei Balcani occidentali il processo di riconciliazione e pace dopo lo il crollo della Jugoslavia non è arrivato alla piena realizzazione e necessita degli sforzi di tutti: le autorità, le confessioni religiose ma soprattutto la società civile".

IVA MIHAILOVA - AGENSIR 01 set 2026 07:21