Sassonia: una scossa politica che preoccupa
Il successo elettorale di Alternative für Deutschland nel land della ex Germania est pone interrogativi pressanti ai leader e ai partiti tradizionali in tutta Europa, e non solo. La preoccupazione delle Chiese tedesche
Gridare “Al lupo! Al lupo!” può essere necessario, doveroso. Ma non basta. I fenomeni politici, specie se dirompenti come il successo elettorale di Alternative für Deutschland in Sassonia-Anhalt, vanno interpretati e, quando occorre, affrontati. Con intelligenza e determinazione.
Nel land della Germania dell’est, povero durante il comunismo e impoverito dopo la riunificazione tedesca, vecchio sotto il profilo demografico, con alta disoccupazione e una situazione sociale preoccupante, “la gente si è sentita sola e abbandonata”, hanno rilevato molti commentatori. Eguale osservazione è emersa da voci ecclesiali. Così, mentre si leggono e rileggono i risultati delle urne e ci si domanda se Afd troverà alleati per andare davvero al governo della Sassonia-Anhalt, a Berlino il governo di coalizione presieduto dal cancelliere Merz traballa. Anche perché dietro l’angolo si profilano imminenti tornate elettorali nella ex Ddr: in Meclemburgo-Pomerania Anteriore e nel Berlinese. Cosa accadrà in quegli stati federati? Anche lì l’“onda nera”, dai tratti nazionalisti, anti-Ue, pro-Putin e xenofobi, avrà la meglio?
È stato più volte osservato che una vittoria come quella della Afd parte da lontano. Affonda nel disagio sociale, riscrive la storia (quella del comunismo di marca sovietica), ripesca nella spazzatura nazista, si nutre di nuovi nemici (gli stranieri, il governo federale, l’Europa, l’Ucraina…), inventa proprie “bandiere” e inneggia a spiazzanti amicizie (Mosca in primis). L’Afd vorrebbe riorganizzare la memoria collettiva, confinare le persone con disabilità in scuole-ghetto, imporre le proprie idee – a tratti devastanti – su società, lavoro, sanità, fedi religiose. Insomma, l’Afd ha un’altra idea di Germania. Così pure di convivenza sociale, di processi democratici, di relazioni internazionali. Eppure…
Eppure, le parole d’ordine lanciate dalla leader federale Alice Weidel, e dal giovane capo in Sassonia-Anhalt, Ulrich Siegmund (non sempre in accordo tra loro), hanno fatto breccia nei cittadini: tra quelli giovani, tra gli anziani, nelle famigliole che partecipavano agli affollati comizi, tra i lavoratori così come tra i disoccupati. “La gente si è sentita ascoltata” – è un altro commento che va per la maggiore. Ma allora bisogna dedurne che la politica “tradizionale” non ascolta o non comprende più gli elettori?
Oppure l’elettorato, il “popolo sovrano”, ne ha talmente le tasche piene di una politica lontana e inconcludente che si getta tra le braccia dei migliori offerenti e di chi urla più forte? Dei leader populisti che propongono programmi irrealizzabili e che quando arrivano al governo – in Europa ce ne sono già diversi – sono costretti a smentire le loro irrealizzabili promesse? Quanta parte di responsabilità c’è nei partiti storici e nei loro leader e quanta in un elettorato volubile, male informato, impigrito di fronte alla (oggettiva) complessità della politica?
Sono aspetti convergenti. Molti cittadini si accontentano di un’informazione scarna pescata nei social e spesso arricchita da colpevoli fake news; d’altro canto, la politica non ha saputo cambiare di fronte a fenomeni culturali e sociali che, in questo tempo accelerato, hanno preso la rincorsa. Così c’è da attendersi che le destre estreme, di marca nazionalista ed euroscettiche, registrino sensibili successi anche nelle prossime elezioni che toccheranno diversi Paesi europei: Francia, Italia, Polonia, Spagna, Estonia, Grecia, Slovacchia, Finlandia. Partiti contrari al processo di integrazione europea, una volta saliti al governo nazionale potrebbero – come già altri fanno – mettere in dubbio la costruzione della “casa comune” europea.
Agli interrogativi che emergono in queste ore si possono accostare elementi certi: le democrazie liberali sono in crisi; in diverse nazioni la politica ha toccato il punto più basso di credibilità e la maggiore distanza dai cittadini; nessuno, al momento, sembra avere una risposta plausibile a questi cambiamenti che, riguardando la politica, ricadono poi sulla vita quotidiana. Infatti, una politica “distante” e una democrazia indebolita subiscono le spinte del mainstream che ha virato su sicurezza, guerra, muri e deportazioni anti-immigrazione, rinuncia a politiche “green” negando il cambiamento climatico… Il credo di leader sempre più pericolosi che a loro volta alimentano paure e insicurezza, mentre lisciano il pelo ai poteri forti, il tutto per assicurarsi qualche punto in più nei sondaggi e spianarsi la vittoria alle elezioni successive.
Sì. La politica deve cambiare. Le democrazie necessitano di manutenzioni, ma anche ai cittadini, alla scuola e alla società civile, all’informazione, alla cultura, alle comunità religiose è chiesta una maggiore consapevolezza della posta in gioco. Servono spazi di pensiero, di incontro, di dialogo, di senso civico; bisogna ritrovare il senso di comunità e riscoprire il valore aggiunto dello stare insieme; urgono, anche in politica, profeti di pace e di speranza. Ne va della convivenza civile e della stessa pace tra i popoli.
A guardare con preoccupazione all’esito del voto in Sassonia sono anche le Chiese tedesche. Nel Landa dato alle elezioni vivono circa 300mila cristiani, tra protestanti (235mila) e cattolici (66mila). È, a tutti gli effetti, uno dei Lander della diaspora cristiana in Germania, dopo l’unificazione del Paese nel 1990.
“Lo Stato è diviso. La nostra preoccupazione è per la pace sociale e la convivenza pacifica dei cittadini nel nostro Stato”, dopo la proclamazione dei risultati, in una nota congiunta la diocesi di Magdeburgo, la Chiesa evangelica della Germania centrale (Ekm) e la Chiesa evangelica dell’Anhalt. “La nostra preoccupazione si estende anche alle conseguenze annunciate dall’Afd che il risultato elettorale avrà sulla cultura e l’istruzione, il lavoro comunitario e il volontariato, i servizi sociali, le organizzazioni caritative e le chiese, nonché sulla sicurezza interna ed esterna”, si legge nel comunicato: “Come Chiese, abbiamo una lunga storia di resilienza; siamo sopravvissuti a dittature e oppressioni, guerre e crisi, e continueremo ad aprire le nostre porte a tutte le persone che cercano protezione e pace, guarigione e guida nella presenza di Dio”. Il vescovo di Magdeburgo, mons. Gerhard Feige, ha rivolto un appello diretto all’AfD: “Facciamo appello ai vincitori delle elezioni affinché rispettino pienamente la Costituzione del nostro Paese, come la Legge fondamentale, e difendano la dignità di tutte le persone”. “Chiunque voglia assumersi una responsabilità di governo si assume anche la responsabilità di tutti i cittadini del Paese”.
Il vescovo protestante della Chiesa evangelica della Germania centrale, il pastore Friedrich Kramer, ha promesso il suo sostegno a coloro che sono preoccupati per un governo Afd: “Anche dopo le elezioni, noi Chiese restiamo fermamente al fianco di coloro che osservano con attenzione le politiche dell’Afd”, ha affermato Kramer. “Insieme a tutti i cittadini impegnati, continueremo a difendere la dignità umana di ogni individuo, l’amore per il prossimo e una società basata sulla solidarietà”. In vista delle elezioni statali, le Chiese avevano lanciato avvertimenti urgenti sulle conseguenze di un governo Afd e sul nazionalismo etnico del partito.
Il presidente della Chiesa evangelica di Anhalt, il pastore Karsten Georg Wolkenhauer, ha, a sua volta, ribadito il futuro ruolo delle Chiese, alla luce del nuovo quadro politico e sociale in Sassonia-Anhalt: “Come Chiese, siamo e rimarremo innanzitutto impegnati nel messaggio del Vangelo. Continueremo quindi a contribuire a plasmare la società in modo mirato, costruttivo e unificante. La società ha il diritto di aspettarsi da noi, come Chiese, chiarezza profetica e un discorso basato sui fatti. Ci opponiamo con fermezza a qualsiasi divisione della società, all’indebolimento delle istituzioni democratiche e alla restrizione delle libertà civili attraverso il nostro operato. Porteremo il benessere di tutte le persone di questo Paese davanti a Dio nelle nostre preghiere di intercessione”.
Foto Ansa/Sir