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Brescia
di REDAZIONE 07 apr 12:07

Come cambierà la comunicazione?

Nell’ambito degli incontri online dedicati ai prossimi 20 anni organizzati dal Centro Studi San Benedetto, in collaborazione con le associazioni Pontenuovo, Essere Liberali, Popolarismo Europeo e Centro Studi Tommaso Moro, il prossimo 8 aprile alle 20:30 è in programma “La comunicazione: come è cambiata e come cambierà i prossimi 20 anni”

"Abbiamo scelto questo tema – commenta Marco Nicolai, Presidente del Centro Studi San Benedetto - perché il contesto in cui viviamo è affetto da una scarsa consapevolezza della realtà che ci circonda: un’ignoranza che non è dovuta solo alla bassa scolarizzazione, quanto alla scelta – sempre più frequente! – di basare le nostre informazioni sull’immediatezza, sull’emotività e su un bisogno di aggiornamento quasi compulsivo ma superficiale, che viene soddisfatto dalla televisione e da Internet. È evidente che, in questo modo, si può diventare facili prede di “fake news” e di notizie distorte.”

Questo vale per tutti, non solo per i più giovani. I media a stampa ristagnano nella crisi, a cominciare dai quotidiani, che nel 2007 erano letti dal 67% degli italiani e nel 2019 si erano ridotti al 37,3%; lo stesso dicasi per i libri: se nel 2007 il 59,4% degli italiani aveva letto almeno un libro nel corso dell’anno, nel 2019 il dato era sceso al 41,9%.

Nel frattempo, il 65,4% dei giovani tra i 14 e i 29 anni hanno perso l’abitudine di leggere testi a stampa, con un impatto prevedibile sullo sviluppo delle loro facoltà cognitive, per le quali risulta decisiva l’applicazione costante alla codifica e decodifica di testi scritti ampi e coerenti.

I social network esplodono e tra questi primeggiano quelli che valorizzano immagini e ascolto, tanto che YouTube ha superato Facebook e l’ultimo rapporto CENSIS certifica che Instagram ha raddoppiato i suoi utenti (dal 16,8% al 35,9% di utilizzatori ma raggiunge il 65,6% tra i giovanissimi).

Internet ha dato a tutti la possibilità di operare con le stesse strategie e gli stessi strumenti un tempo riservati ai media mainstream: questo significa che ha consentito a tutti di diventare emittenti, opinion leader e influencer e che la comunicazione e la sua manipolazione sono diventate una pratica di massa, poiché tutti possono manipolare ed essere manipolati.

Quindi il potenziale che i media hanno sempre avuto quanto alla formazione o per lo meno al condizionamento di una coscienza collettiva è esteso a una pluralità di soggetti e, a differenza del vecchio giornalismo, alcuni meccanismi inibitori delle distorsioni e delle falsificazioni della realtà non valgono più. I social media stimolano l’autoreferenzialità facendo leva sul c.d. “bias di conferma”, vale a dire la tendenza naturale di ognuno ad accettare soltanto prove che confermano ciò che già crediamo. Ciò può diventare un elemento ostativo al dialogo democratico, teso a confrontare opinioni diverse, e potrebbe acutizzare ed estremizzare le posizioni e gli scontri.

"Ci è sembrato che questa evoluzione della dieta mediatica dei cittadini di oggi ci ponesse degli interrogativi importanti su quello che avverrà nei prossimi anni. Abbiamo quindi chiesto a Marco Bardazzi, giornalista e scrittore, già responsabile per la comunicazione esterna di ENI, di partecipare al nostro incontro online per darci evidenza di questi fenomeni. Bardazzi lo farà e ci anticipa che «siamo immersi in un mondo ancora giovane, quello della comunicazione nell’era digitale. Google ha 20 anni scarsi, i social media sono ancora adolescenti, l’iPhone ha cambiato le nostre vite solo 14 anni fa. La “Hype Machine” (come la definisce il Massachusetts Institute of Technology) in cui siamo immersi è ancora tutta da scoprire. Il futuro dipenderà dalle regole del gioco, dalle innovazioni tecnologiche, da quanto avremo a cuore la nostra privacy e da quanto riusciremo a mettere al centro l’educazione a una “vita buona” digitale".

"Abbiamo chiesto di animare il nostro dibattito anche al Professor Maddalena, Professore Ordinario di Filosofia teoretica presso l’Università del Molise. Il Professore ci ricorda anche che “comunicare è un modo di conoscere. Uno dei gravi difetti della mentalità razionalista è non aver mai capito questa profonda unità tra conoscenza e comunicazione”. 

Le istruzioni per l’accesso (gratuito) agli eventi sono disponibili sul sito www.centrostudisanbenedetto.it

Disponibile anche in diretta Facebook sulla pagina Centro Studi San Benedetto.

REDAZIONE 07 apr 12:07