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Brescia
di ELISA PELLEGRINELLI 07 giu 10:22

Dale: nel braccio della morte c’è Dio

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Incontro a Brescia con il cappellano laico Racinella, un passato da avvocato e un presente che lo porta a incontrare i condannati alla pena capitale

Padre Dale Recinella, 68 anni, è un cappellano laico statunitense con una storia da raccontare. Da qualche settimana ha iniziato, con la moglie Susan, un ciclo di incontri che interessano diverse carceri sparse in tutta Italia. Il 3 giugno ha fatto tappa anche a Brescia, nella Casa Circondariale Nerio Fischione di Brescia, su iniziativa dell’Associazione Fiducia e Libertà Onlus Carcere e alla presenza di 50 detenuti.

Avvocato. Un tempo avvocato finanziario negli alti ranghi di Wall Street, Dale Recinella ha ritrovato la fede ed ha iniziato un nuovo cammino, che l’ha portato a occuparsi dei detenuti nel carcere di Apalachee in Florida. “Ero con mia moglie a una cena di lavoro – ha raccontato Dale – per festeggiare un successo lavorativo. Quella sera, dopo aver mangiato un’ostrica andata a male, ho subito un avvelenamento alimentare che mi aveva letteralmente condannato a morte. Sono rimasto in ospedale per sette settimane e i dottori non avevano più speranze. Per questo, una sera d’aprile, mi fu data l’estrema unzione. In quella che doveva essere la mia ultima notte di vita, mi apparve Gesù e gli dissi “dammi un’altra possibilità e farò le cose diversamente. E Lui lo fece”. Dale Recinella si risvegliò la mattina dopo e trovò accanto a sé la moglie Susan. Insieme i due iniziarono una nuova vita, lontani dall’egoismo e dell’avidità, e sempre più vicini a Dio.

Strada. Era il 1988 quando Dale e Susan iniziarono ad occuparsi del prossimo, partendo dalla strada. “Cercavamo malati mentali, senza tetto, veterani di guerra e immigrati che non avevano alcun posto dove andare – ha detto Fratello Dale – ed erano abbandonati a sé stessi per le strade di Tallahassee”. Dopo due anni a contatto con la gente, spendendosi per gli altri, Dale ha ricevuto una chiamata. Non una chiamata vocazionale, ma una vera e propria telefonata. Si trattava di un cappellano carcerario del nord della Florida che, venuto a conoscenza delle opere di volontariato di Dale e Susan, ha chiesto loro di operare come volontari assistendo i detenuti malati di Aids. “In quegli anni – ha affermato Fratello Dale – nessuno voleva avvicinarsi ai malati di Aids, per paura del contagio. Io e mia moglie prendemmo tempo per riflettere, ma ciò che ci convinse furono le parole dei nostri figli”.

Carcere. Nel 1990 Dale Recinella entrò per la prima volta in un carcere, luogo a lui completamente sconosciuto. Si trovò davanti una fila di 50 uomini che volevano essere assistiti spiritualmente. In quel momento iniziò un cammino di vita che sarebbe stato, come ha detto Susan, “il primo giorno del resto della sua vita”. Otto anni dopo, i vescovi della Florida chiesero a Dale e Susan di seguire i detenuti condannati a morte in Florida e le loro famiglie. “Era appena accaduta una tragedia – ha detto, commosso, Fratello Dale – nel carcere di Starke. Il malfunzionamento di una sedia elettrica durante un’esecuzione capitale aveva fatto in modo che il condannato morisse bruciato vivo, con le fiamme che gli si alzavano dal capo. Quella notizia mi sconvolse, perché non ha importanza di cosa si tratti, sedia elettrica, camera a gas, iniezione letale: lo Stato nordamericano sta ancora oggi togliendo la vita a persone che non rappresentano più un pericolo per gli altri. È accanimento, è pura crudeltà”.

Volontari. Dal 1998 ad oggi, Dale e Susan si sono occupati di formare diverse centinaia di volontari che operano in diverse carceri in Florida. Il loro obiettivo è quello di debellare la piaga della pena di morte dagli Stati Uniti. “Circa una settimana fa – ha concluso Padre Dale – anche il New Hampshire ha abolito la pena di morte. Ora sono in totale 21 gli Stati abolizionisti. Quando arriveremo a 25, tutti gli altri Stati saranno obbligati ad abolire la pena di morte. Per questo combattiamo: per un futuro migliore, senza accanimento, senza crudeltà, senza condanne a morte; un futuro in cui il sistema carcerario sia incentrato sulla riabilitazione dei detenuti”.

ELISA PELLEGRINELLI 07 giu 10:22