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Brescia
di DAVIDE MALOBERTI 28 gen 00:00

Don Dino, grande “allenatore”

Il 28 gennaio ricorre il 10° anniversario della morte del sacerdote. Don Davide Maloberti, sacerdote piacentino, gli ha dedicato un libro

I bambini avevano steso le loro mani su quel sacerdote venuto dal Nord. Il lunedì di Pasqua del 1975 don Dino Foglio era a Roma per ricevere la “preghiera di effusione”. La scena fa pensare: quel prete era ormai qualcuno nel clero italiano; alcuni bambini, e con loro il cappuccino padre Natale Merelli, chiedevano a Dio di riempire quel sacerdote di tutto l’amore di cui era capace attraverso la potenza dello Spirito Santo.

Vocazioni. Don Dino Foglio nell’Anno Santo del 1975 compiva 53 anni. Al suo attivo, un lungo impegno tra i giovani prima a Rovato e poi in diocesi a Brescia e in tutta Italia nel settore delle vocazioni e degli esercizi spirituali. La sua grande passione erano le vocazioni. Centinaia di giovani grazie a lui avevano scelto la via del convento e del monastero, molti erano diventati preti; tanti altri avevano scelto di formare famiglie cristiane. Il suo obiettivo era sempre uno solo: far sì che un giovane potesse trovare con gioia la sua strada e seguirla per esserne felice. Sapeva scuotere, da bravo allenatore, facendo sentire ogni persona unica e speciale. Una virtù molto rara. L’allenatore – da qui il titolo del libro – non lavora per sé, ma per la squadra, e aiuta gli altri a non avere paura di scendere in campo, ad avere fiducia e a dare nella partita dell’esistenza il meglio di se stessi.

In ginocchio. Ebbene quel prete, che vescovi e cardinali conoscevano bene, era lì, in ginocchio, con attorno alcuni bambini che pregavano per lui. In quanti, diciamolo chiaramente, avrebbero accettato una cosa simile? Lui non si vergognava: sapeva che la mano di Dio l’aveva condotto lì e che da lì con una forza nuova la sua vita sarebbe ripartita. Come, non lo sapeva, ma era sicuro che Dio non l’avrebbe abbandonato. Mai. Il suo segreto, come scrive lui stesso, era uno solo: “Più aumenta il lavoro, più deve crescere la preghiera”. Di lì a poco sarebbe diventato per 20 anni, dal 1977 al 1997, il coordinatore nazionale del Rinnovamento nello Spirito. Don Dino è stato un personaggio nazionale, capace di entrare da protagonista nelle sfide del suo tempo, dall’immediato dopoguerra negli anni della ricostruzione del Paese, quando la Chiesa poteva contare su numeri imponenti, alla secolarizzazione degli anni ’60 e ’70 con la chiamata da parte dei Papi alla nuova evangelizzazione.

Testamento. Il viaggio di don Dino era iniziato il 27 agosto 1922 a Bagolino. È morto il 28 gennaio 2006. Le sue ultime parole, nel suo cuore e sulle sue labbra, le ha rivolte alle consacrate della Fraternità Tenda di Dio: “State sempre unite”. “Chiedo perdono di tutti i miei errori – scriveva nel ’96 nel suo Testamento spirituale –. Signore, ti benedico oggi e per sempre e mi consegno a te”.
DAVIDE MALOBERTI 28 gen 00:00