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Brescia
di MASSIMO VENTURELLI 26 mar 10:58

Guida nella selva oscura della pandemia

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Si celebra oggi il "Dantedì" nel giorno in cui Dante avrebbe immaginato di iniziare il viaggio descritto nella Commedia. Nell'anno in cui si ricorda il 700° anniversario della morte del Sommo Poeta, la sua poesia può aiutare l'uomo di oggi nel cammino a cui l'emergenza sanitaria l'ha costretto? "Sì" - è la risposta di Lucilla Giagnoni, "salvata" dai versi di Dante - "ma deve agire!"

Nonostante le restrizioni imposte dall’emergenza sanitaria, il “Dantedì” 2021 (il 25 marzo, giorno in cui nel 1300 Dante avrebbe intrapreso il cammino raccontato nella commedia) non è passato inosservato, anche perché tra qualche mese, il 14 settembre, cadrà il 700° anniversario della morte di Dante. E, con una sorprendente assonanza tra la straordinaria carica innovativa della sua poesia, il ricordo è stato accolto dall’online, piattaforme e social media su tutti. Lo sbarco sul mondo digitale, però, non ha reso meno amaro il dolore per i costi e i sacrifici che la pandemia sta chiedendo al mondo della cultura.

Ne è convinta Lucilla Giagnoni, attrice che nel Bresciano non necessita di presentazioni, presente con pillole quotidiane su Rai 5 dedicate proprio alla lettura integrale della Divina Commedia (l’ultima, il 33° canto del Paradiso, programmata proprio per il 25 marzo). “Messa dall’emergenza sanitaria dinanzi a una scelta, la società italiana – afferma Lucilla Giagnoni, in una riflessione che parte proprio dalle limitazioni che la pandemia ha imposto anche alle celebrazioni dantesche – ha detto in modo chiaro quali sono i valori da tutelare con tutte le forze, e quali, invece, quelli che si possono sacrificare”.

Tra i primi figurano quelli legati alla produzione e al consumo di beni materiali, tra i secondi, invece, ci sono quelli come la cultura che si interessano più alla dimensione spirituale delle persone. “Ma proprio questi – continua l’attrice – sono quelli in grado di dare all’uomo le chiavi interpretative per cercare di uscire dalla selva oscura in cui la pandemia l’ha fatto precipitare”.

È un tipo di società, quella descritta, in cui l’artista non si trova a suo agio. La sua denuncia ha radici profonde e ben radicate nell’universo dantesco. “Già 20 anni fa – ricorda –, con lo spettacolo Vergine madre, indicavo che la via per uscire dal buio della notte oscura (erano gli anni degli attacchi alle Torre Gemelle di New York, ndr) erano l’arte, la poesia, nella fattispecie proprio quella della Divina Commedia”. Anche Dante, ricorda ancora l’attrice, nel suo viaggio attraverso la selva oscura e l’inferno si era fatto accompagnare da un poeta, a sottolineare che il percorso per uscire anche dalle crisi più profonde è quello dell’immaginazione, della poesia come atto creativo e generativo. Un percorso che Lucilla Giagnoni ha delineato anche in altri spettacoli.

Quello di Lucilla Giagnoni è un cammino intimamente legato a Dante e alla sua poesia. Da dove nasce questa passione? “Sono nata a Firenze come Dante – racconta – e come lui sono stata battezzata nel battistero di San Giovanni. Come il latte, è stato un mio alimento sin dalla più tenera età”. Ricorda la nonna, una contadina che aveva fatto solo la prima elementare, che sapeva a mala pena leggere e scrivere, ma che conosceva Dante a memoria. “Ripeteva a voce alta i versi della Divina Commedia – continua nel suo ricordo –. Magari, come avveniva per le preghiere che recitava in latino, nemmeno ne comprendeva sino in fondo il significato”.

Ma quei versi danteschi sono stati per l’artista melodia capace di penetrare nel suo animo. “Cresciuta in questo ambiente – continua Lucilla Giagnoni – anche nei momenti più bui nella mia vita ho avuto sempre Dante al mio fianco”. È stato così dopo l’11 settembre 2001, quando la Divina Commedia l’ha aiutata a uscire dal buio di quelle giornate. “Anche in questo tempo di pandemia – continua – il viaggio compiuto da Dante tra inferno, purgatorio e paradiso, mi è stato di grande aiuto”.

Da qui è nata la proposta, accolta anche dalla Rai, di una lettura quotidiana del testo integrale della Divina Commedia. “Ogni giorno dal teatro Faraggiana di Novara – di cui è direttore artistico – grazie alla collaborazione dei miei familiari e alla condivisione della Fondazione, abbiamo creato una comunità di ascolto che per tre mesi ha affrontato uno dopo l’altro tutti i canti della Commedia, in una sorta di liturgia (l’iniziativa è stata battezzata “Vespri danteschi”, ndr), per riempire uno spazio di bellezza, accendere una luce di speranza: otto minuti di ascolto rispettoso, senza altre parole che non fossero quelle di Dante”. L’operazione, durata complessivamente 100 giorni, si è conclusa il 14 giugno 2020. L’avvicinarsi dell’anno dedicato alle celebrazioni per i 700° della morte di Dante ha fatto sì che il progetto abbia trovato l’interesse della Rai. “E così Dante – afferma senza tentennamenti Lucilla Giagnoni – mi ha salvato per la seconda volta, prendendomi di nuovo per mano nel cammino attraverso la nuova selva oscura rappresentata dalla pandemia e dalle sue limitazioni”

Se il viaggio che Dante compie nella Commedia può essere considerato metafora del tempo della pandemia, l’uomo ha buone speranze di tornare “a rivedere le stelle”? “No – è la risposta di Lucilla Giagnoni – , o meglio non possiamo cullarci in questa illusione a meno che, come ha fatto Dante, anche noi non accettiamo la fatica del cammino e ci mettiamo in azione”. Ma l’artista è scettica: “Purtroppo – afferma – non vedo questa propensione all’azione. Siamo ancora fermi a quell’andrà tutto bene dei primi giorni della pandemia, ma a cui non ha fatto seguito alcuna scelta responsabile per uscire da questa esperienza migliorati”. Tutto questo, però, non spegne la speranza. “L’uomo – ne è convinta Lucilla Giagnoni – quando vuole sa fare l’impossibile”. Lo ricorda ancora Dante con l’ultimo incontro che ha nella Divina Commedia con quella “Vergine madre”, che ha saputo con il suo sì assumere una sfida che ha cambiato il corso della storia. “Dante – conclude - lo dice con chiarezza: l’uomo ha la capacità di fare l’impossibile. Ma deve agire!”.

MASSIMO VENTURELLI 26 mar 10:58