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Brescia
di REDAZIONE 24 apr 14:44

Il turismo locale dopo il Covid-19

Mai come dopo l’epidemia di questa primavera si inasprirà la “guerra turistica” fra città d’arte e città minori, fra territori già turisticamente sviluppati e territori che avevano appena iniziato a farsi promozione. Le riflessioni di di Veronica Lanzoni e Giovanni Battista Merigo di Brescia Incoming Terramica

Il turismo è il settore più colpito dalla crisi innestata dall’epidemia ma soprattutto sarà il settore che più ne verrà stravolto infatti dovrà mutare la sua stessa ragion d’essere schiacciata dagli imperativi sanitari. Le ferite che il virus ci sta infliggendo avranno radicali conseguenze sulla quotidianità e sul modo di intendere le priorità. Il viaggio non è un bene primario perciò uscirà dal paniere di molte famiglie che saranno alle prese con problemi di ben altra natura. Quindi che fare? Rassegnarci alla morte del turismo? Tutt’altro!

Tuttavia, per tenerlo in vita e farlo crescere bisogna cambiare i paradigmi interpretativi con i quali siamo abituati ad operare per guardare al fenomeno con un approccio inedito. Il turismo potrebbe sembrare un’attività marginale rispetto alla sanità che certamente sarà nei prossimi anni il comparto più importante a livello mondiale, ma per quanto riguarda il turismo internazionale si ipotizzano perdite dal 20% al 30% ovvero fra i 350 e 450 miliardi di dollari rispetto all’anno precedente (dati Organizzazione Mondiale Turismo - ONU). Certo questa non è la prima situazione difficile del settore turismo, ma ad esempio le perdite per la SARS furono “solamente” del - 0,4%, per gli attentati delle Torri Gemelle fu del - 17,7% e le varie crisi economiche mondiali non hanno mai portato oltre il – 4/5 % intendendo tutti i flussi turistici del mondo in generale. Un danno enorme!

Per ragioni di sicurezza sanitaria le città perderanno molto in attrattività competendo in modo anche feroce tra di loro per contendersi i viaggiatori. L’ illustre Adam Blake, professore di economia presso il Dipartimento del Turismo della Bournemouth University, in una intervista alla CNN, spiega che “il turismo post coronavirus sarà molto diverso rispetto a quello che abbiamo lasciato due mesi fa. A cambiare saranno soprattutto le richieste dei turisti che pretenderanno molto di più in termini di pulizia, di sicurezza e di garanzie di igiene e sterilizzazione.” Ecco quindi le prime linee guida: garanzia di sicurezza, pulizia e igiene. A tal riguardo dovrà cambiare anche il modello comunicativo di città ed esercenti che non può più essere “noi ci siamo e la nostra bellezza è da vedere” bensì improntato a mostrare quanto un territorio sia capace a garantire le nuove richieste del turista e quanto abbia a cuore il proprio territorio. Da questo punto di vista la Lombardia dovrà affrontare una sfida ancora più dura: far dimenticare le notizie e immagini tremende che la cronaca dell’epidemia ha fatto conoscere al mondo intero. Non possiamo nasconderci il fatto che sia il territorio che è stato colpito più duramente, ancora più di Wuhan, e che ciò ha un forte impatto psicologico in termini di sicurezza percepita. Serviranno grossi investimenti in comunicazione e strumenti di sanità pubblica per riportare i turisti nei nostri territori tuttavia è una sfida che possiamo e dobbiamo vincere.

Sembra essere ormai certo che quando ci sarà la ripresa questa riguarderà un turismo di prossimità. Chi viaggerà sceglierà destinazioni poco frequentate come piccoli borghi, sarà la riscoperta di un turismo lento e a misura d’uomo lontano dalle grandi metropoli. Le persone si orienteranno verso aree urbane capaci di garantire pulizia, efficienza e percezione di salubrità. La nostra città e i nostri territori potrebbero essere la giusta risposta nell’ attrarre la ripresa del turismo nazionale.

A Brescia molto si è fatto in termini di valorizzazione sia del proprio patrimonio artistico-culturale sia in termini di rigenerazione urbana. In un mutato contesto turistico dove la mobilità alternativa sarà un punto di forza, la rete di mobilità dolce realizzata è un valore aggiunto non indifferente.

Rimangono aperte alcune grosse sfide alle quali la città sarà chiamata a rispondere per diventare competitiva. Queste riguarderanno soprattutto il sistema delle infrastrutture (metropolitane, autobus, centro fiera, palazzetto sportivo….) che dovranno essere riorganizzate e ripensate alla luce di quanto è successo nella diffusione di Covid-19. Chi si sposterà per turismo avrà bisogno di sicurezza di avere strumenti per lo screening prima di salire sulla metro ad esempio, di sapere che gli spazi sono costantemente igienizzati. Tutto ciò perché ci si possa sentire sicuri e a proprio agio.

Più in generale guardando alle potenzialità del nostro territorio provinciale questo potrebbe acquistare attrattività sviluppando attività e TOURISME-PRACTICE finora poco valorizzate ma che saranno certamente il futuro per il settore del turismo incoming come passeggiare in bicicletta o su piccoli scooter (una persona per scooter), il camminare, il trekking, le easywalking in montagna o sulle colline del nostro Belpaese.

Il Turismo OPENAIR (campeggi, mobilità camper, le case mobili, ecc.) è già argomento di importanti quotidiani del Nord Europa e si prospettano per questo segmento turistico possibili aumenti a doppia o addirittura tripla cifra. Forse questo tipo di approccio non è mai stato nella  cultura italiana tuttavia visto i grandi cambiamenti in corso merita di ricevere più attenzione perché potrebbe risultare più flessibile a rispondere alle nuove esigenze.

Interessante anche notare che incrociando i dati che riguardano l’età media dei viaggiatori che hanno annullato e posticipato i propri viaggi emerge che la fascia d’età di riferimento, ovvero quella più disposta a viaggiare, con ogni probabilità sarà la fascia 16–45 anni, ciò porta con sé l’esigenza di innovazione, tecnologia e creatività intensificando il trend degli ultimi anni.

Un ultimo punto che tocca più in generale tutte le attività di ristorazione e accoglienza (alberghi, ristoranti, bar, locali, discoteche…) riguarda i protocolli di igienizzazione che sarà necessario mettere a punto. Quali saranno? Sarà necessario sterilizzare tutte le stoviglie in autoclave, come avviene per gli strumenti del dentista? Che costi comporteranno? Per sanificare le stanze d’albergo sarà necessaria la sanificazione dopo ogni cliente? Tutte le attività anche piccole saranno in grado di supportare tali costi?

Da quanto emerge è certo che per i prossimi anni le piccole e medie città, i borghi, i centri storici saranno luoghi di vacanza e di relax in quanto gli spostamenti saranno visti con molto timore e quindi la città di Brescia e la nostra provincia avranno grandi possibilità di diventare realtà primarie nel turismo domestico. Molto dipenderà dalla risposta pubblica alle nuove esigenze e dalle risorse reali che immediatamente metterà in campo. Ci sarà necessità di investimenti e di sforzi da parte di tutti, privati e non perché questo settore che rappresenta il 13,2% del Pil italiano con 3,5 milioni di lavoratori impiegati non collassi (dati ENIT 2018). La pubblica amministrazione dovrebbe elaborare un piano strategico e coordinare le attività. Non è più il tempo delle mezze misure e dei piccoli egoismi tutti sono chiamati ad un grande sforzo comune. Ci troviamo di fronte ad un tipo di crisi inedito in cui al calo della domanda si accompagna il calo dell’offerta. Senza dubbio iniettare liquidità nell’economia reale è indispensabile tuttavia può rivelarsi insufficiente. In tale contesto solo lo Stato ha la capacità di creare nuovi posti di lavoro o permettere che si conservino quelli ante crisi.

Sarà indispensabile una spesa in deficit svolta in modo selettivo in grado di sollevare settori specifici. Noi ci auguriamo che data l’importanza strategica del turismo nel nostro paese e i  grandi numeri dell’indotto chi attuerà le scelte non sottostimi l’impatto economico del settore.

Sembra ormai chiaro che la pandemia sia una delle conseguenze dell’impatto dell’uomo sull’ambiente. La distruzione delle biodiversità ha largamente favorito il diffondersi delvirus. Su questo tema anche noi addetti ai lavori del settore turistico dovremo fare una serie riflessioni. Il turismo di massa ha anch’esso contribuito a compromettere interi habitat (si pensi alla barriera corallina del mar Rosso, a certe spiagge che erano incontaminate fino a qualche decennio fa o ai continui atti vandalici nelle città d’ arte) senza curarsi delle conseguenze. Solo negli ultimi anni si è vista emergere una tendenza all’eco turismo a basso impatto che tuttavia è rimasta marginale. Dovremo pensare come coniugare esigenze imprenditoriali alla conservazione dell’ecosistema in quanto questo potrebbe essere la chiave per superare il turismo di massa e i danni che ha causato non solo all’ambiente. La scoperta dell’ambiente è un’esigenza innata nell’uomo che perciò continuerà a viaggiare. Tanti interrogativi riguardo al come si potrà di nuovo viaggiarerimangono ad oggi ancora irrisolti, quel che è certo è che con ogni probabilità stiamo assistendo ad un cambiamento epocale.

REDAZIONE 24 apr 14:44