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di REDAZIONE 23 ott 10:21

In nome della madre

Una lettura della storia di Maria che restituisce alla madre di Gesù la meravigliosa semplicità di una femminilità coraggiosa. Appuntamento sabato 24 ottobre alle 20.45, nel cinema parrocchiale di Castenedolo

L’adolescenza di Miriam/Maria smette da un’ora all’altra. Un annuncio le mette il figlio in grembo. Qui c’è la storia di una ragazza, operaia della divinità, narrata da lei stessa. L’amore smisurato di Giuseppe per la sposa promessa e consegnata a tutt’altro. Appuntamento sabato 24 ottobre alle 20.45, nel cinema parrocchiale di Castenedolo, con “In nome della madre” (Ingresso libero). Lo spettacolo, tratto dall’omonimo racconto di Erri De Luca, racconta, con delicatezza e incisività, la storia dell’amore tra Giuseppe e Maria, narrata in prima persona da una donna, Laura Gambarin che reciterà parole scritte da un uomo.

Sinossi. De Luca propone una chiave di lettura laica del mondo femminile, facendo parlare la madre giovanissima “impaurita ma forte, che sfida leggi e villaggio senza abbassare la testa, che difende la vita anche a costo della morte. “Il prodigio della notte di Natale diventa in questo monologo il parto di una donna sola contro il resto del mondo, incastonata come un diamante tra il Padre e il Figli”. “In nome della madre” racconta le tre declinazioni di un amore immenso e viscerale: quello tra Giuseppe e Maria, capaci di sfidare il mondo intero per salvare la loro famiglia; quello tra madre e figlio, che si conoscono attraverso la “condivisione/comunione” del corpo e del sangue e che, benché si separino fisicamente al momento del parto, rimangono legati nello spirito per sempre; e in ultimo l’amore di Dio verso gli uomini, un amore che semina vita attraverso il vento, un amore conosciuto da Maria nella fede del cuore e corrisposto da quella sua muta accettazione che ha la forza incrollabile di un sì senza domande. Una storia vera, fatta di carne e sangue perché narrata in prima persona dalla donna, dal suo punto di vista, e sconvolgente proprio perché scritta dalla penna di un uomo.

Un uomo. Un uomo che scrive di una donna che difende la vita anche a costo della morte. Miriam/Maria, ebrea di Galilea, travolge ogni costume e legge. Esaurirà il suo compito partorendo da sola in una stalla. Ha taciuto. Qui narra la gravidanza avventurosa, la fede del suo uomo, il viaggio e la perfetta schiusa del suo grembo. La storia resta misteriosa e sacra, ma con le corde vocali di una madre incudine, fabbrica di scintille: ecco l’enorme mistero della maternità. Una lettura della storia di Maria che restituisce alla madre di Gesù la meravigliosa semplicità di una femminilità coraggiosa, la grazia umana di un destino che la comprende e la supera.

REDAZIONE 23 ott 10:21