Le grafiche di Aldrighi al Museo Dolci
dal 16 maggio al 14 giugno la mostra nella sede di via Raffaello
La Fondazione Dolci dedica la prossima mostra in programma nella sede di via Raffaello dal 16 maggio al 14 giugno alle grafiche di Ugo Aldrighi. La sua biografia umana e artistica è strettamente legata alla città e, in particolare al quartiere del Carmine, del quale si rivela genuino interprete delle singolari atmosfere. Dopo aver frequentato la Scuola d’arte della A.A.B. sotto la guida di Emilio Rizzi e Tita Mozzoni, le vicende quotidiane lo allontanano temporaneamente dall’attività pittorica. Vi torna in età matura negli anni Settanta del Novecento, con dedizione fruttuosa, sfociata in numerose mostre personali e concorsi.Nonostante la sua fama sia legata alla pittura, è vitale mettere in luce l'archivio grafico di Aldrighi, che rimanda alla massima "nulla dies sine linea": la necessità insopprimibile dell’esercizio quotidiano del disegno.
“Per il papà - ricorda la figlia Livia - la grafica non era un semplice bozzetto, ma era la prima e fondamentale stesura del soggetto, che lui riteneva molto importante, perché su questa si poteva lavorare meglio: riempire i vuoti, dare colori secondo le sensazioni, fare varianti secondo quello che percepisce l’artista”. Si trattava di un vero e proprio "duplice lavoro": la prima parte veniva tracciata con il carboncino su carta da pacco o con pennarelli neri che non ammettevano pentimenti, e solo successivamente il quadro veniva composto su sacco e completato con i colori.
Del tutto originali i luoghi del Carmine vissuti e dipinti dall’artista, con la presenza pulsante della gente nelle viuzze ciottolate, all’ombra della chiesa dell’antico rione. “Un antropologo che usa l'arte – precisa il biografo, Marcello Zane – per indagare il suo quartiere e documentarne le fasi di passaggio”. Non mancano i soavi stupori e le rinnovate cromie nel percorrere i Ronchi e, ancora, il lago di Garda a Padenghe, Salò, la Valtenesi, e poi le Torbiere iseane, Tavernole sul Mella ed altre località di campagna e di montagna. In queste vedute, il segno grafico reiterato e vibrante "umanizza" case e alberi, creando una pienezza emotiva che combatte l'horror vacui e trasforma il paesaggio in una visione colma di sogni e magie. “I suoi disegni - spiega il presidente, Eugenio Busi - rappresentano la chiave per entrare nel suo mondo pittorico e senza di essi difficilmente si riuscirebbe a comprendere la genesi di quelle emozioni che Aldrighi ha saputo regalare 'a piene mani' alla sua terra e alle persone che la abitano”.
Senza soluzione di continuità, la Fondazione è già al lavoro per la prossima monografia, la 27ma, dedicata allo scultore Domenico Lusetti e fa appello ai collezionisti che possiedono sue opere affinchè collaborino all'iniziativa. È sempre valido inoltre l'invito rivolto a volontari che vogliano dedicare il proprio tempo alla struttura per ampliare gli orari di apertura.