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di LUCIANO ZANARDINI 11 lug 08:51

Mio zio, Paolo VI

L’autrice, Chiara Montini, racconta in un libro edito da Morcelliana la sua infanzia e le vacanze con lo zio Giovanni Battista

Lo zio Giovanni Battista Montini, il Cardinale e il Papa nella vita della nipote Chiara: l’infanzia, i fratelli, gli amici di famiglia, le vacanze e le gite, i giochi e le storie narrate alle nipoti, la gioia della fede, la confidenza e la guida spirituale sempre discreta ma premurosa, i Lunedì dell’Angelo riuniti tutti insieme, l’ultima visita a Bovezzo prima del conclave, gli incontri successivi a Roma. I ricordi, le parole, gli insegnamenti, i momenti familiari prima di raggiungere il soglio pontificio e negli anni successivi, anche nei più difficili.

Con “Mio zio, Paolo VI” la Morcelliana (75 pagine, 10 euro) pubblica un ritratto inedito di Giovanni Battista Montini.

Dott.ssa Montini, la beatificazione prima e la canonizzazione poi l’hanno aiutata ad aprire il cassetto dei ricordi...

Chiamarsi Montini non è mai stato facile, soprattutto negli anni della contestazione. Ho cercato semplicemente di trasmettere alcuni episodi familiari per far emergere la dolcezza di questa figura. Mi sono resa conta del privilegio che, come famiglia, abbiamo avuto. Ho sempre fatto fatica a raccontare la mia vita personale, ma nel tempo ho compreso che era un mio preciso dovere far comprendere, a chi non lo aveva conosciuto da vicino, la grandezza e la sensibilità di Giovanni Battista Montini. Paolo VI aveva anche un grande affetto per i familiari e per chiunque si avvicinava a lui. Non era sicuramente una persona fredda, distaccata e amletica come è stato ingiustamente definito negli anni del suo Pontificato.

Nel libro sono molti gli aneddoti

Le vacanze in Svizzera sono quelle che hanno segnato la mia infanzia, perché sono un ricordo bellissimo e dolcissimo della nostra famiglia. Io e mia sorella eravamo due bambine di 5 e 4 anni. Oltre allo zio, c’era anche padre Bevilacqua. Gli incontri sono sempre stati all’insegna della semplicità nonostante i luoghi dove avvenivano.

Fu proprio lo zio a indirizzarla verso gli studi storici/archivistici, attività che prosegue ancora oggi come volontaria all’Istituto Paolo VI e all’Archivio Storico Diocesano...

Dopo la morte di mio padre nel gennaio del 1971, lo zio si mantenne sempre vicino con le telefonate serali. Si è sempre interessato di noi ragazze, delle nostre frequentazioni e delle istituzioni bresciane. Dopo la maturità, gli chiesi un’udienza privata per sapere che percorso intraprendere. Mi indirizzò sulla strada della ricerca e della storia familiare. Non mi rendevo ancora conto di quanto la sua figura sarebbe stata importante per la storia della Chiesa.

LUCIANO ZANARDINI 11 lug 08:51