Open! Studi aperti. L'architettura è condivisa
Torna anche quest’anno l’appuntamento con "Open! Studi aperti", l’evento promosso dal Consiglio nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori (Cnappc) che dal 2017 porta l’architettura nelle piazze e le piazze negli studi di tutta Italia.
Nelle giornate di venerdì 9 e sabato 10 ottobre, la manifestazione valorizzerà il tema dell’“Architettura condivisa”, offrendo alla cittadinanza, alle istituzioni e ai media un’occasione unica per avvicinarsi al mondo dell’architettura, comprendere il valore del lavoro degli specialisti che trasformano lo spazio di vita pubblico e privato e stimolare il dialogo tra domanda e offerta professionale.
Per l’edizione 2026, l’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Brescia aprirà le porte della propria sede storica a Palazzo Martinengo delle Palle, nel cuore di Brescia in via San Martino della Battaglia, trasformandola in un cantiere culturale aperto a colleghi, giovani talenti e a tutta la cittadinanza, in collaborazione con FOABs, la Fondazione dell'Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della provincia di Brescia.
"'Open! Studi aperti' rappresenta per la nostra comunità professionale molto più di una semplice vetrina: è un momento di incontro, dialogo e contaminazione culturale con la città e il territorio - dichiara l’Arch. Luigi Scanzi, Presidente dell’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Brescia -. Quest’anno abbiamo voluto centralizzare nella nostra casa di Palazzo Martinengo delle Palle un programma articolato che valorizza la memoria storica della professione a Brescia, ma soprattutto guarda al futuro attraverso il confronto generazionale e il talento dei nostri giovani iscritti. Invitiamo tutti i bresciani a partecipare: l’architettura non è un sapere riservato a pochi addetti ai lavori, ma un bene comune che definisce la qualità della nostra vita quotidiana e della nostra società".
La manifestazione di quest'anno si distingue per una forte impronta multidisciplinare, capace di coniugare l'architettura con la storia, la musica dal vivo, le arti figurative e la danza contemporanea. L'intero palinsesto guarda con particolare entusiasmo alle nuove generazioni: da un lato riservando ai giovani progettisti e agli iscritti Under 40 uno spazio centrale da protagonisti (con mostre dedicate, pitch veloci e talk di confronto), dall'altro offrendo agli studenti, ai giovani della città e a tutta la cittadinanza un'occasione informale, coinvolgente e aperta per vivere e riscoprire gli spazi urbani e culturali.
"Il programma di quest’anno è stato pensato per creare ponti reali: tra storia e contemporaneità, tra professionisti affermati e giovani leve, ma soprattutto tra architetti e cittadini" concludono i Consiglieri Arch. Andrea Benedetti e Valentina Butturini.
«Iniziative come il Talk Generazionale, gli Speech veloci da 8 minuti e la mostra Young Architects offrono uno spazio concreto per far emergere idee, visioni innovative e modalità espressive differenti. Vogliamo che la nostra sede diventi un luogo vivo e partecipato, dove il confronto professionale si unisce alla sperimentazione artistica e al racconto della professione in tutte le sue sfaccettature».
Dal coinvolgimento dei giovani alla valorizzazione del territorio, a testimonianza della valorizzazione sociale dell'architettura condivisa, la Galleria Monumentale della sede dell'Ordine accoglierà il pubblico con l’esposizione “Microazioni montane. Condivisione e amore per le comunità di montagna. Esperienze di rigenerazione partecipata nei territori montani”.
A cura di "ArCa" ( Architetti Camuni OdV), dell'Ordine degli Architetti PPC della provincia di Brescia e della Fondazione degli Architetti della provincia di Brescia, l'esposizione, con inaugurazione prevista venerdì 2 ottobre alle 18, racconta tre interventi di rigenerazione in piccoli centri montani della Valle Camonica (Canè, Vione e Stadolina). Attraverso disegni, fotografie e materiali, la mostra illustra come partire da ciò che esiste, ascoltare le comunità locali e lavorare con le risorse disponibili tramite co-progettazione e autocostruzione possa riattivare gli spazi pubblici e le relazioni, offrendo nuove occasioni di vita collettiva e un confronto virtuoso tra progetto e territorio.